La scure di Trump sul commercio mondiale. Dazi all’Ue al 20%
Donald Trump mentre mostra la tabella con i dazi Paese per Paese
Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, 79 anni il prossimo 14 giugno, ha annunciato il 2 aprile dazi globali al 10% contro “tutti i Paesi del mondo”. Oltre alle tariffe di base, le misure saranno diversificate a seconda dei Paesi. L’Ue sarà colpita con dazi al 20%. Dal 3 aprile sono entrati in vigore anche i dazi al 25% sulle automobili prodotte all’estero. Cina colpita con dazi al 34%, Vietnam con dazi al 46%. Le borse mondiali tremano, con l’Euro Stoxx 50 che a metà seduta del 3 aprile perdeva il 3,2% mentre il Nasdaq poco dopo la apertura segnava un -5,5%. Per Meloni i dazi di Trump “sono una misura sbagliata”
Dalla Redazione
The Donald ha annunciato i nuovi dazi globali per “i Paesi di tutto il mondo”. Le tariffe sono diversificate a seconda dei Paesi: al 46% per Vietnam, 32% per Taiwan, 10% per Brasile e 34% per la Cina. Al minimo del 10% per Regno Unito e Ucraina, che non viene risparmiata nonostante la guerra in corso. Le misure scuotono l’Unione Europea con dazi al 20% e settori in allarme come quello del vino e quello del farma. “Oggi è il giorno della Liberazione, l’America sarà ricca di nuovo”, ha dichiarato il presidente americano, 79 anni il prossimo 14 giugno. Intanto giovedì 3 aprile sono entrati in vigore i dazi del 25% su tutte le automobili non prodotte negli Stati Uniti. Nessun favore all’Italia della simpatizzante Giorgia Meloni: i dazi al 20% interessano un export di 65 miliardi di euro l’anno.
“Stanno per accadere cose bellissime che aspettavamo da tempo. Il 2 aprile sarà ricordato per sempre perché è il giorno in cui ritorneremo a fare rinascere le finanze americane”, ha dichiarato esultante Donald Trump. “Un vero giorno storico, è una dichiarazione di indipendenza economica”, ha aggiunto. In realtà gli indici azionari non sembrano aver abboccato, con il Nasdaq che poco dopo la apertura del 3 aprile segnava un -5,5% mentre lo S&P 500 faceva il -4,3%. L’obiettivo, più volte spiegato, dalla Casa Bianca è quello di riequilibrare il deficit commerciale degli Stati Uniti, ovvero la differenza tra quanto viene importato da altri Paesi e quanto invece, viene esportato e venduto all’estero. Un conto, in passivo, che attualmente supera i 130 miliardi di dollari.
Tra gli effetti dei dazi più probabili ci saranno l’inflazione ma anche un rallentamento economico, a partire proprio dagli Usa, tanto che da più parti la manovra è già stata definita “una mossa folle propogandata agli americani con stile Nord Corea”, con stime sul PIL americano per il 2025 che il 2 aprile sono scese al -4%. Dopo l’annuncio di Donald Trump sui nuovi dazi la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha detto che partiranno i negoziati, ma è pronto anche un piano per rispondere economicamente. La premier Giorgia Meloni, da sempre difensiva nei confronti di Trump, ha ammesso che si tratta di una “misura sbagliata”, che va a colpire i 65 miliardi delle esportazioni italiane che ogni anno vanno verso gli Usa (contro i 25 miliardi di import dagli Usa).
Tra i settori più colpiti dai dazi americani c’è quello primario. Secondo Coldiretti, l’export agroalimentare made in Italy negli Stati Uniti ha fatto segnare nel 2024 il record di sempre con un valore di 7,8 miliardi e una crescita del 17% rispetto all’anno precedente.
“Possiamo rinunciare o vogliamo rinunciare al mercato statunitense?”, ha chiesto il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida, intervenuto stamani alla conferenza stampa di presentazione della fiera Macfrut. “Per me no – ha risposto – non c’è questa possibilità perché gli Usa sono il nostro mercato principale dopo l’Unione Europea. Lo sforzo di Bruxelles e del nostro governo deve essere in questa fase tutto incentrato a evitare una guerra commerciale“.
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