L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
                      L'INFORMAZIONE PROFESSIONALE PER IL TRADE ORTOFRUTTICOLO
                      L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA

                      Terra! lancia “Calibro”: più spazio in Gdo alla frutta e verdura imperfetta

                      L’associazione Terra! lancia la campagna nazionale “Calibro” per sensibilizzare su consumi più consapevoli e avvia una petizione per chiedere alla Gdo di valorizzare frutta e verdura di seconda categoria. Prodotti buoni ma imperfetti, spesso esclusi dagli scaffali perché non rispettano gli standard estetici e che finiscono quindi scartati o svenduti all’industria, con gravi perdite economiche e ambientali

                      Dalla Redazione

                      Terra! campagna ortofrutta imperfetta

                      “Ogni anno in Italia tonnellate di frutta e verdura perfettamente commestibili vengono buttate o lasciate marcire nei campi. Perché? Perché non rispettano i canoni estetici imposti dalla grande distribuzione: troppo piccole, storte, con una buccia imperfetta o un colore fuori standard”. A denunciare questa situazione è l’associazione Terra!, che dopo aver affrontato questo tema nel report “Siamo alla frutta. Perchè un cibo bello non è sempre buono per l’ambiente e l’agricoltura”, ora lancia una campagna di mobilitazione nazionale e una petizione per dire stop alla tendenza “estetizzante” del mercato per frutta e verdura.

                      “Solo i prodotti ortofrutticoli ‘perfetti’ arrivano sugli scaffali dei supermercati: quelli di categoria Extra o Prima Categoria. Gli altri, i cosiddetti prodotti di seconda categoria, vengono perlopiù esclusi, anche se sono buoni, sani e nutrienti e anche se la normativa attualmente in vigore ne prevede la commercializzazione”, prosegue Terra! in una nota. Con la campagna “Calibro” l’associazione chiede dunque alla Gdo di mettere a disposizione più prodotti di seconda categoria, buoni anche se imperfetti, di valorizzarli con spazi dedicati e di sostenere chi produce in modo giusto.

                      Il rispetto dello standard genera spreco

                      In Europa, a stabilire che la frutta e la verdura debbano rispettare rigidi canoni estetici, è un corposo sistema normativo, tra cui il recente Regolamento Delegato (UE) 2023/2429 della Commissione Europea, in vigore da gennaio 2025. Il regolamento definisce dimensioni, colore e aspetto di una serie di prodotti ortofrutticoli: ogni arancia, mela o pera deve rispondere a uno standard minimo di calibro, ovvero dimensione, peso o diametro. Per esempio, il diametro minimo per un’arancia è 53 mm, per una mela 60 mm.

                      “Tutto quello che resta fuori dal mercato – frutta più piccola o con qualche traccia di vita reale ai tempi del cambiamento climatico, ad esempio la siccità – viene in gran parte venduto all’industria di trasformazione per succhi o marmellate, spesso a prezzi non remunerativi per i produttori – denuncia l’associazione -. In molti casi, non viene nemmeno raccolto, perché i costi supererebbero i ricavi. Così, il rispetto di uno standard pensato per garantire qualità si trasforma in perdita e spreco alimentare (e ambientale) oltre che in una perdita economica per gli agricoltori”.

                      La II categoria è vendibile, ma…

                      Il nuovo regolamento introduce alcuni correttivi in un’ottica di contenimento degli sprechi alimentari che si ispira alla strategia Farm to Fork: i prodotti di II categoria sono vendibili, se sono venduti dal produttore direttamente al consumatore nella propria azienda, con consegna diretta o in mercati riservati soltanto ai produttori (nel precedente regolamento questa previsione era presente solo come scelta opzionale dei singoli Stati Membri). “Ma si tratta ancora di misure limitate e insufficienti, che non incidono sulla struttura del mercato dominata dalla Gdo”.

                      L’impatto dei cambiamenti climatici

                      La realtà quotidiana però, ci ricorda sempre più a gran voce che con i cambiamenti climatici in atto, questo approccio diventa sempre più insostenibile. Eventi estremi, dalla grandine alle gelate tardive, fino alla siccità prolungata, compromettono e comprometteranno sempre più spesso l’abbondanza e l’estetica dei raccolti. La riduzione progressiva delle superfici in produzione negli ultimi cinque anni è rappresentativa: -23% pere, -11% pesche, -8% nettarine -7% albicocche, -6% kiwi e susine.

                      “Continuare a escludere i prodotti “fuori calibro” e limitare l’accessibilità di prodotti di Categoria II, significa aumentare le perdite e gli scarti, mettere in crisi intere filiere locali e spingere verso modelli agricoli sempre più intensivi e ad alto impatto ambientale – sottolinea l’associazione -. Il problema del calibro si intreccia anche con dinamiche globali di potere economico, pressione sui produttori, inflazione, oltre che con i cambiamenti climatici. È emblematico il caso delle arance siciliane, spesso vendute sottocosto all’industria o lasciate sugli alberi”.

                      La petizione di Terra!

                      Affrontare il tema del calibro significa ripensare l’intero modello: servono regole più flessibili, mercati più inclusivi, e una “cultura del consumo” che valorizzi la qualità e la sostenibilità, non solo l’estetica, secondo Terra!. “Ogni frutto fuori misura, se commestibile, può nutrire qualcuno e dare reddito al produttore. A patto di non scartarlo solo perché non è esteticamente perfetto. Insomma, serve andare oltre la buccia e guardare la sostanza”, conclude l’associazione.

                      Per questo con una petizione Terra! Oggi chiede che anche i supermercati facciano la loro parte: che riservino maggiore spazio a frutta e verdura di seconda categoria, rendendola visibile, accessibile e valorizzata, a un prezzo giusto sia per i produttori che per i consumatori. “Una petizione con la quale dire basta allo spreco alimentare ‘invisibile’, quello che comincia prima ancora che il cibo arrivi a noi, nei campi coltivati”.

                      Copyright: Fruitbook Magazine