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                      Tulips, fine della corsa per il primo supermercato online “puro”

                      Tulips, startup cesenate del food delivery, è stata ammessa alla liquidazione giudiziale. Nata con un modello integrato e un focus sull’ortofrutta, l’azienda guidata da Enrico Martini ha visto crescere ricavi e perdite senza mai raggiungere la sostenibilità. Ora, in attesa di un nuovo corso, i dipendenti sono passati da 80 a 20

                      dalla Redazione

                      Tulips

                      Tulips e il suo Ceo e co-founder Enrico Martini

                      Dopo anni di crescita alimentata da ingenti investimenti e da un’espansione territoriale sostenuta, Tulips, startup cesenate che si era distinta per un modello di spesa online totalmente verticale e integrato, è stata ammessa alla liquidazione giudiziale dal Tribunale di Forlì lo scorso 30 maggio. Il provvedimento, che di fatto sancisce il fallimento della S.p.A. fondata nel 2016 da Enrico Martini e Mattia Mordenti, arriva al termine di un percorso imprenditoriale che, pur partito con grandi ambizioni e importanti capitali, ha mostrato nel tempo una crescente difficoltà nel sostenere la redditività del modello di business.

                      Un modello verticale, con l’ortofrutta al centro

                      Tulips era nata con l’obiettivo di diventare “il primo supermercato online puro” in Italia, differenziandosi dalle piattaforme tradizionali per il controllo diretto di tutto il processo: acquisto dei prodotti, gestione del magazzino, preparazione degli ordini e consegna al cliente. Un modello verticale in cui l’ortofrutta rappresentava circa il 15% del fatturato, come ci aveva raccontato il Ceo e co-founder Enrico Martini tre anni fa, trattata con attenzione particolare per garantire qualità e freschezza. L’azienda puntava a una selezione dinamica e quotidiana dei prodotti, acquistando sul mercato dove convenienza e qualità risultavano più favorevoli, con un servizio di consegna rapido, anche entro due ore dall’ordine.

                      Espansione rapida, ma perdite crescenti

                      Il progetto, partito da Cesenalab con appena 2 mila euro, aveva raccolto in pochi anni oltre 300 mila euro da piccoli soci, fino ad arrivare a 8 milioni di euro attraverso aumenti di capitale destinati a finanziare l’espansione sul territorio. Tulips si è allargata progressivamente da Cesena a tutta la Romagna e poi a Bologna, anche tramite acquisizioni di aziende del settore, dalla starup bolognese Floema, attiva nell’e-commerce di prodotti agricoli del territorio, a Green Project, altro delivery di ortofrutta a km zero.

                      Durante la pandemia da Covid-19, il modello sembrava funzionare alla perfezione, spinto dalla domanda crescente di spesa a domicilio. Ma con la fine dell’emergenza sanitaria e il ritorno alla normalità, le dinamiche di consumo si sono riassestate, rendendo meno sostenibile la struttura dell’azienda. I numeri parlano chiaro: nel 2019 il fatturato si attestava a 721 mila euro, con una perdita di 83 mila euro, come riporta Il Resto del Carlino di Cesena. Nel 2020, il volume d’affari salì a 2,7 milioni, ma la perdita salì anch’essa, a 358 mila euro. Nel 2021 si raggiunsero i 5 milioni di fatturato con 1,45 milioni di euro di perdita, e nel 2022 i ricavi crebbero ancora, a 5,7 milioni, ma con una perdita quasi raddoppiata, pari a 3,7 milioni. Il 2023 ha segnato il punto di non ritorno: 6,6 milioni di euro di fatturato, ma con una perdita di 4,1 milioni. La forbice tra ricavi e costi non ha mai smesso di allargarsi.

                      Il venir meno dei capitali e la crisi finale

                      Per anni, le perdite sono state coperte da nuove iniezioni di capitale. Ma quando il fondatore Enrico Martini ha avviato un nuovo aumento con l’obiettivo di raccogliere 25 milioni di euro, gli investitori non hanno risposto. Il peso delle perdite, accumulatosi anno dopo anno senza mai vedere il break even, ha infine travolto l’impresa. Il 30 maggio il Tribunale di Forlì ha disposto la liquidazione giudiziale, nominando curatore il commercialista cesenate Massimiliano Graffiedi. La sua responsabilità è ora valutare la possibilità di salvare l’azienda – o almeno una parte delle sue attività – per tentare di rimborsare, anche solo parzialmente, i creditori, come si legge sempre sul Carlino

                      Dipendenti ridotti da 80 a 20

                      Attualmente Tulips conta circa 320 soci. I dipendenti, che un anno fa erano circa 80, sono stati ridotti a una ventina, nel tentativo di alleggerire la struttura e rendere l’azienda più appetibile per un possibile acquirente, come riporta un altro articolo del Carlino di Cesena. La procedura prevede la continuità operativa sotto la stretta supervisione del curatore. Creditori e soggetti interessati dovranno presentare la documentazione necessaria entro il 23 settembre, mentre l’adunanza per l’esame dello stato passivo è fissata per il 23 ottobre.

                      Le criticità del food delivery, tra capitali in fuga e modelli da ripensare

                      Il fallimento di Tulips è emblematico delle difficoltà strutturali che possono colpire le startup del food delivery, quando l’espansione è più veloce della sostenibilità economica. Basti pensare al caso eclatante di Gorillas, l’unicorno del quick commerce che è passato rapidamente dalle stelle alle stalle, in Italia e nei Paesi europei dov’era leader, ma anche di Getir, caso analogo. Discorso a parte, se vogliamo, va fatto per Cortilia, tra i primi operatori in Italia a sviluppare un modello di vendita online focalizzato su prodotti agricoli e freschi, con filiera corta e relazioni dirette con i produttori. Dopo una fase di crisi, oggi la food-tech company specializzata in grocery di qualità si è ristrutturata e rinnovata e ha stretto nuove alleanze per il rilancio dell’attività, non da ultima quella con Amazon.

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