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                      Avocado bannato da Wimbledon? La WAO difende la filiera

                      Smentiti i rumors secondo cui l’avocado sarebbe stato eliminato da Wimbledon: il frutto è ancora presente nei menu, seppur in quantità ridotta. L’All England Club punta alla sostenibilità, ma la World Avocado Organization (WAO) reagisce: “Scelte basate su percezioni errate danneggiano i piccoli produttori”

                      Dalla Redazione

                      Nessun divieto ufficiale sull’avocado a Wimbledon. È quanto ha chiarito l’All England Lawn Tennis Club (AELTC) dopo che nei giorni scorsi diversi media britannici avevano ipotizzato la totale esclusione del frutto esotico dal menu del torneo, in favore di piselli britannici schiacciati, come parte di un più ampio piano di sostenibilità ambientale.

                      Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, gli organizzatori hanno confermato che l’avocado è ancora presente in diverse preparazioni vendute all’interno del complesso, tra cui una poke bowl con gamberoni proposta da Itsu nei pressi di Henman Hill. Si tratta, spiegano, non di un’eliminazione ma di una riduzione d’impiego, con l’introduzione di alternative locali in alcuni piatti.

                      L’impegno ambientale di Wimbledon

                      Il chiarimento è giunto in un contesto di crescente attenzione ambientale. L’AELTC ha recentemente adottato una serie di misure per ridurre l’impatto del torneo, come l’eliminazione dei fornelli a gas da 30 cucine su 42, l’installazione di sistemi solari per il riscaldamento dell’acqua e l’impiego esclusivo di elettricità da fonti rinnovabili. L’obiettivo è ambizioso: zero emissioni nette entro il 2030.

                      La risposta della World Avocado Organization

                      Le indiscrezioni sul presunto “ban” non sono passate inosservate. La World Avocado Organization (WAO) è intervenuta pubblicamente per difendere la reputazione del frutto e contrastare quella che ritiene essere una visione distorta del suo impatto ambientale.

                      Il presidente della WAO, Zac Bard, ha definito l’avocado “uno dei frutti più ricchi di nutrienti e rispettosi dell’ambiente oggi disponibili”, sottolineando come “idee sbagliate possono avere effetti indesiderati e colpire i piccoli agricoltori che dipendono dalla coltivazione di avocado per sopravvivere”.

                      Bard ha anche criticato la tendenza, sempre più diffusa tra chef e opinion leader del settore food, a usare l’avocado come “capro espiatorio” nel dibattito sulla sostenibilità. “Dobbiamo guardare il quadro completo: da come vengono coltivati a come vengono trasportati, gli avocado sono una delle scelte più rispettose dell’ambiente nell’attuale sistema alimentare globale”, ha aggiunto.

                      Avocado? “Una coltivazione green”

                      Secondo la WAO, gli avocado offrono numerosi vantaggi ambientali: provengono da alberi di grandi dimensioni, che contribuiscono al sequestro del carbonio – un albero maturo può assorbire fino a 22 kg di CO₂ all’anno. Inoltre, il loro consumo idrico è paragonabile o inferiore rispetto ad altre colture frutticole, l’uso di pesticidi è minimo e le pratiche agricole sono in molti casi orientate alla sostenibilità.

                      Uk, la battaglia di Titchmarsh contro l’avocado

                      Il caso ha riacceso il dibattito sull’impatto ambientale del frutto verde anche a causa delle dichiarazioni del noto giardiniere e volto televisivo britannico Alan Titchmarsh, che a marzo, in una lettera al Times, ha invitato il pubblico a non consumare avocado. Titchmarsh ha denunciato la deforestazione causata dalla coltivazione nelle aree tropicali, l’elevato fabbisogno idrico – circa 320 litri d’acqua per frutto, contro i 15 di una mela – e il trasporto su lunghe distanze (fino a 9.000 km dal Messico al Regno Unito, secondo il Sustainable Food Trust), con un impatto ambientale che contrasterebbe con la percezione di sostenibilità associata al prodotto.

                      Un frutto che divide

                      L’intervento di Titchmarsh sul Times, e poi l’episodio di Wimbledon, confermano quanto l’avocado sia ormai un simbolo alimentare polarizzante. Se da un lato è presente in diete salutistiche e piatti di tendenza, dall’altro è oggetto di scrutinio per le sue filiere globali. In questo contesto, la risposta della WAO segnala l’urgenza di una narrazione più equilibrata, capace di distinguere tra percezioni e dati concreti, a tutela di una filiera agricola che coinvolge migliaia di piccoli produttori nel mondo.

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