“Bella di Cesena”: la pesca dimenticata che si raccoglie con gentilezza
Pesca a polpa bianca dall’aroma inconfondibile, la “Bella di Cesena” era una delle varietà più diffuse in Romagna fino al secondo dopoguerra. Scomparsa con l’avvento dell’agricoltura industriale, la “Bella” è stata oggetto di un progetto di riscoperta intrapreso, una decina d’anni fa, dall’ente di ricerca cesenate Crpv (oggi denominato Ri.Nova). I fratelli Rossi, agricoltori di Bulgarnò, frazione di Cesena, hanno aderito all’iniziativa e festeggiato, nei giorni scorsi, il buon esito della campagna 2025
di Maddalena De Franchis
La parola che ricorre più spesso, durante l’intervista, è “gentilezza”: ne occorre tanta, in effetti, per avere un buon raccolto della “Bella di Cesena”, varietà autoctona di pesca che risultava tra le più diffuse, in Romagna, fino al secondo dopoguerra, per poi essere abbandonata a vantaggio di varietà più redditizie. A riscoprirla, nel 2015, sono stati i fratelli Maurizio, Monia e Lucia Rossi, titolari di un’azienda agricola a Bulgarnò, frazione di Cesena: grazie a un progetto del locale Centro di ricerche produzioni vegetali-Crpv – oggi denominato Ri.Nova – che puntava a valorizzare alcune antiche cultivar, i fratelli Rossi hanno piantato una ventina di alberi nel loro podere e, da circa cinque anni, raccolgono e commercializzano i frutti del loro lavoro. E il raccolto cresce anno dopo anno, come spiega Lucia Rossi che, in azienda, segue soprattutto la fase della vendita.
Resa in aumento
“Quest’anno la resa produttiva è stata migliore rispetto alle campagne precedenti: ancora una volta – dichiara Rossi – la nostra ‘Bella’ ha dato prova della sua capacità di resistenza agli eventi atmosferici sfavorevoli, come le gelate primaverili. Quanto alla grandine e ai parassiti come la cimice asiatica, proteggiamo gli alberi con le reti, acquistate grazie ai fondi del Psr-Piano di sviluppo rurale della regione Emilia-Romagna”. Una delle ragioni per cui questa varietà di pesca a polpa bianca – caratterizzata da un aroma spiccato e proprietà organolettiche ottime – è finita nell’oblio è la sua scarsa resistenza nel post-raccolta: al minimo colpo, infatti, tende a diventare bruna. Ma i fratelli Rossi, che conoscono bene la fragilità del frutto e la sua bassa tenuta alla manipolazione, la raccolgono, appunto, “con gentilezza”, riponendola in contenitori della capacità massima di 4 kg.
Modalità di vendita rigorosamente “local”
“Quando è iniziata la raccolta, nei primi giorni di luglio, ho avvisato i clienti che ci hanno contattato in questi anni – prosegue Lucia Rossi – e in tanti mi hanno confidato che non vedevano l’ora di assaggiarla ancora. Ho creato un gruppo su Telegram che conta, a oggi, oltre 200 iscritti: noi pubblichiamo la disponibilità del giorno e i consumatori la prenotano, poi vengono a ritirarla direttamente in azienda. Questa varietà non è adatta alla distribuzione nei magazzini tradizionali della frutta: dalla raccolta alla vendita, tutte le fasi raccontano di un tempo che non c’è più”.
Ed è qui che l’emozione prende il sopravvento, perché tracciare il bilancio di una stagione, nel caso della Bella di Cesena, non è mai solo una questione di numeri e percentuali: “col passare del tempo – dice Rossi – ho visto crescere l’affetto e l’attesa dei cesenati nei confronti di questo frutto, che sembrava ormai destinato a scomparire. Grazie anche all’attenzione riservata dalla stampa locale, sempre più persone e attività si sono interessate a questa pesca, tanto che abbiamo diverse partnership in atto con aziende della zona: la gelateria ‘La cremeria’ di Cesena, ad esempio, propone ora il gusto ‘Bella e salvia’, mentre il brand cesenate Marialti produce da anni la birra artigianale “Tci béla” (in dialetto romagnolo, “Sei bella”), a base della nostra Bella”.
Grazie a queste collaborazioni, la Bella di Cesena può continuare a deliziare i palati degli affezionati per tutto l’anno: la campagna 2025, infatti, è durata una decina di giorni ed è ormai terminata. Per gustare il frutto fresco si dovrà attendere la prossima estate: “non ci crederà – conclude Rossi – ma sto già raccogliendo le richieste di prenotazione per il 2026”.
Un po’ di storia
Cultivar di origine non ben accertata, la “Bella di Cesena” fu individuata e selezionata negli anni Venti del Novecento dall’agricoltore Domenico Pieri, detto Maciola, a San Mauro in Valle di Cesena, nel podere “Ancona I” della congregazione di Carità. Riferimenti bibliografici su tale varietà non si riscontrano, tuttavia, fino alla seconda metà degli anni Trenta, mentre è citata spesso a partire dagli anni Quaranta. Breviglieri, nei trattati di agricoltura del 1950, riporta che, nella provincia di Forlì-Cesena, questa varietà copre almeno l’8% della produzione di pesche nel 1946 e il 10% nel 1950.
A partire dagli anni ’70-’80, la Bella di Cesena è stata progressivamente abbandonata e rimpiazzata da varietà più produttive, di facile conservazione nelle celle frigorifere e più resistenti all’immagazzinamento e al trasporto.
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