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                      Avocado bio italiano “rigenerativo”: al via il primo raccolto di Persea

                      Avocado Persea

                      Vede la luce il raccolto del primo avocado italiano biologico da agricoltura rigenerativa. Ad annunciarlo è Persea, l’azienda che lo produce su una superficie di oltre 600 ettari tra Sardegna e Calabria e che si definisce pioniera nel coniugare produzione agricola e rigenerazione ambientale attraverso un approccio di agricoltura circolare. L’obiettivo è quello di restituire vita ai suoli aumentando fertilità e generando valore ecologico, economico e sociale. In un momento in cui l’avocado made in Italy non è più una rarità, la vera sfida di oggi (e domani) è una produzione davvero sostenibile

                      Di Massimiliano Lollis

                      Avocado Persea

                      Avocado bio Persea (Foto: Persea)

                      Coltivare l’avocado in Italia da qualche anno non è più un miraggio: oggi la sua produzione, per quanto ancora decisamente marginale rispetto alla quota di import, è realtà in diverse regioni italiane come Sicilia, Sardegna e Calabria, complici il cambiamento climatico e una domanda sempre più elevata da parte di un’ampia platea di consumatori attratti dal suo appeal salutare e dal suo sapore inconfondibile.

                      Quello che propone ora l’azienda Persea – con un team di ricerca e sviluppo con sede a Milano e terreni di oltre 600 ettari tra Sardegna e Calabria – è un avocado biologico coltivato in Italia secondo un modello agricolo ispirato ai principi della sostenibilità e della biodiversità (su Fm ne scrivevamo nel 2022, leggi qui). È il primo nel nostro Paese ad essere frutto di un modello di agricoltura rigenerativa che, ricordiamo, non punta solo alla riduzione dell’impatto ambientale, bensì al fatto di restituire vita ai suoli, aumentare la fertilità naturale e trattenere carbonio nel terreno generando così valore ecologico, economico e sociale.

                      Alla base di Persea c’è un modello di business virtuoso, sostenibile ed economicamente scalabile, i cui benefici ambientali vengono trasformati in crediti di sostenibilità “tokenizzati” tramite tecnologia blockchain, che possono essere acquistati dalle aziende che vogliano dare corpo a progetti di corporate social responsibility con benefici ambientali concreti.

                      Gli avocado di Persea vengono coltivati all’interno di un ecosistema agricolo integrato, dove coltivazione, zootecnia e biotecnologie dialogano in modo virtuoso. Così è possibile che tra le piante di avocado razzolino libere le galline ovaiole, che con la loro “attività” arricchiscono il terreno di sostanza organica e garantiscono la produzione regolare di uova di alta qualità.

                      C’è poi l’allevamento di insetti, in particolare di mosca soldato: le sue larve consentono di nutrire le galline fornendo loro una dieta completa ed equilibrata, mentre i residui organici vengono trasformati in fertilizzante naturale per i campi. Non solo: le larve di questo piccolo insetto sono anche un eccellente sostituto per farine proteiche destinate al pet food e alla zootecnia, riducendo la necessità di coltivazioni agricole intensive e risorse non rinnovabili. Grazie alla sua capacità di trasformare sottoprodotti in proteine, grassi e compost, la mosca soldato contribuisce così in modo tangibile all’economia circolare nelle piantagioni di avocado, riducendo l’uso di risorse naturali e abbattendo le emissioni di gas serra. Un modello davvero circolare a 360 gradi, che non butta via niente per garantire sostenibilità reale e naturale.

                      Avocado Persea

                      Coltivazioni di avocado Persea (Foto: Persea)

                      Parte importante di questo meccanismo virtuoso è la produzione di carbone vegetale abbinata alla creazione di crediti di sostenibilità: nel 2026 entrerà in funzione nelle sedi di Persea uno dei primi impianti italiani di piro-gassificazione agricola, che produrrà carbone vegetale (biochar) a partire da biomassa legnosa auto-prodotta. Il biochar sarà impiegato nei terreni per aumentare la fertilità del suolo, trattenere l’acqua piovana e immagazzinare carbonio, contribuendo così alla generazione di crediti di carbonio certificati e tracciate in modo trasparente tramite blockchain.

                      Il modello di Persea – già certificata Roc (Regenerative Organic Certified), partner di progetti di filiera sostenibile e socia fondatrice della Regenerative Society Foundation – è stato valutato attraverso il Regenerative Framework, sviluppato dalla stessa Fondazione con Nativa e la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Lo strumento, che misura le performance rigenerative sulla base di criteri di circolarità, capitale naturale, clima, benessere ed educazione – ha premiato il modello evidenziando le sue eccellenze in circolarità (9/10) e nella valorizzazione del capitale naturale (8/10), con risultati già misurabili su biodiversità, salute del suolo e riduzione delle emissioni.

                      Il tema dell’agricoltura rigenerativa sarà al centro dell’incontro “Il cibo e l’agricoltura del futuro”, in programma per il prossimo 28 novembre alla Triennale di Milano nell’ambito del Regeneration 20|30 Forum organizzato da Regenerative Society Foundation. In quell’occasione Paolo Frigati, fondatore e ad di Persea, dialogherà con rappresentanti delle aziende Sammontana, illycaffè e Irinox con l’obiettivo di condividere conoscenza e strumenti per l’evoluzione delle imprese e della società verso un modello rigenerativo.

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