Intermarché e il lupo che cucina verdure: lo spot di Natale spopola sul web
Un lupo pacifico, una tavola condivisa e tanta verdura al centro della scena. Il nuovo spot di Natale di Intermarché è una favola animata che invita a mangiare meglio, promuovendo l’ortofrutta come linguaggio di inclusione e benessere. Un successo che ha già fatto il giro del web, con oltre 20 milioni di visualizzazioni: e – precisa l’insegna – è stato realizzato dall’uomo, non dall’Ai
di Carlotta Benini
A Natale 2025 c’è un lupo che va contro gli stereotipi delle classiche fiabe per bambini. Non è feroce né minaccioso, ma pacifico e solitario. Vorrebbe condividere le feste con gli altri animali della foresta, sedersi a tavola con loro, ma non viene accettato perché la paura e i pregiudizi lo tengono lontano. Così, invece di ringhiare, impugna un coltello e impara… a cucinare verdure! Funghi, carote, cipolle, patate, zucca, insalata, bacche, frutti di bosco: la sua cucina si riempie di ingredienti colorati e salutari e invita a scoprire nuovi sapori. È da qui che prende forma il nuovo spot di Natale di Intermarché, una favola animata che invita a mangiare meglio e a riscoprire il valore dell’ortofrutta come gesto quotidiano di benessere e di condivisione.
Il lupo “non amato” e la forza delle verdure
Il film, della durata di oltre due minuti, racconta la storia di un lupo solitario, temuto dagli altri animali del bosco, che decide di cambiare approccio: invece di inseguirli, inizia a cucinare per loro. Verdure, piatti colorati, ricette semplici. È attraverso il cibo- e in particolare attraverso gli ortaggi – che il lupo riesce a costruire relazioni, abbattere diffidenze e sedersi finalmente a una tavola condivisa. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora “Le mal-aimé” di Claude François, che rafforza il messaggio di riscatto e accettazione.
Un successo virale (e umano) nell’era dell’AI
Come racconta SudOuest.fr, lo spot sta conquistando il web anche per una ragione precisa: in un momento storico in cui molte grandi campagne pubblicitarie vengono criticate per l’uso massiccio dell’intelligenza artificiale (vedi l’ultimo spot di Coca Cola, solo per fare un esempio), Intermarché va in controtendenza. L’animazione è classica, artigianale, dichiaratamente “fatta dall’uomo”. Il risultato? Oltre 20 milioni di visualizzazioni in tre giorni e una diffusione che ha rapidamente superato i confini francesi, arrivando anche negli Stati Uniti.
Il film è stato realizzato dall’Illogic Studios di Montpellier, con il coinvolgimento di circa cento professionisti e un anno di lavoro. “Tutti i disegni sono realizzati e dipinti da esseri umani, in modo tradizionale: è così che si creano emozioni autentiche”, ha spiegato il co-fondatore Lucas Navarro, sottolineando l’uso solo marginale dell’AI per aspetti tecnici.
La visione di Intermarché: mangiare meglio, insieme
A livello dirigenziale, l’entusiasmo è evidente. “Il nostro lupo ‘non amato’, ora amato è dal mondo intero”, scrive su LinkedIn Thierry Cotillard, presidente del gruppo Mousquetaires, toitolare dell’insegna Intermarché, rivendicando con orgoglio una scelta produttiva controcorrente. Intervistato da Franceinfo, Cotillard parla apertamente di una volontà di “andare contro” l’omologazione delle grandi campagne internazionali, scegliendo di investire su persone, creatività e valori.
Non è solo una questione di stile: il film incarna una convinzione che Intermarché porta avanti dal 2017 e che torna esplicitamente nel messaggio finale: “Tutti abbiamo una buona ragione per iniziare a mangiare meglio”. Un claim che, in questo caso, passa attraverso una narrazione emotiva e accessibile anche ai più piccoli.
Natale, ortofrutta e inclusione
Nel post ufficiale di lancio, Intermarché parla di “magia del Natale” ed emozioni garantite. Ma dietro la magia c’è un messaggio molto concreto: promuovere scelte alimentari più sane, valorizzare frutta e verdura e riportare il cibo al suo ruolo sociale, educativo e culturale.
Il lupo che cucina verdure diventa così una metafora potente: mangiare meglio non è una rinuncia, ma un atto di apertura, di cura e di incontro. Ed è proprio attorno a “un buon tavolo”, come scrive Cotillard, che le differenze possono essere dimenticate.
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