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                      “Il paradosso dell’ananas”: frutto iconico, ma con consumi in calo

                      Perché un frutto amato come l’ananas perde consumatori? Secondo l’esperta di marketing ortofrutticolo Nuria Pizan il nodo non è il prodotto, ma la facilità di consumo. Dall’ananas tagliato in reparto ai prodotti ready-to-eat, una riflessione che si estende a tutta l’ortofrutta

                      Dalla Redazione

                      L’esperta di marketing ortofrutticolo tedesca Nuria Pizan

                      L’ananas è uno dei pochi prodotti ortofrutticoli che negli anni è riuscito a superare i confini della categoria alimentare per diventare un vero simbolo culturale. È associato alle vacanze, all’esotico, all’ospitalità e compare ovunque: dall’abbigliamento all’arredamento, dai loghi agli oggetti di design. Eppure, proprio mentre la sua immagine resta fortemente positiva, i consumi mostrano una tendenza opposta.

                      A sollevare il tema è Nuria Pizan, fruit influencer tedesca ed esperta di marketing ortofrutticolo, che in un articolo pubblicato su LinkedIn riflette su quello che definisce “Il paradosso dell’ananas”.

                      Un frutto amato che perde consumatori

                      Secondo Pizan, il contrasto tra la popolarità dell’ananas e il calo dei consumi osservato in diversi mercati pone una domanda interessante. Come può un frutto così riconoscibile e apprezzato perdere progressivamente rilevanza? “La risposta non sta nel frutto in sé, ma nel modo in cui lo consumiamo”, scrive l’esperta.

                      A differenza di una banana, che può essere consumata immediatamente, l’ananas richiede infatti diverse operazioni preliminari: va sbucciato, tagliato e preparato. Un passaggio che può rappresentare una barriera in un contesto in cui i consumatori sono sempre più orientati verso soluzioni pratiche e veloci.

                      Quando cambia la modalità di consumo

                      Nella sua riflessione su LinkedIn, Pizan cita l’esempio di un retailer che ha introdotto nel reparto ortofrutta una macchina per il taglio dell’ananas fresco. “Prima vendeva circa 10 casse di ananas a settimana. Con la macchina per il taglio, ne vende tra le 70 e le 80, e durante la stagione estiva a volte anche 100”.

                      Secondo quanto riportato dalla fruit influencer tedesca, in alcuni punti vendita fino all’80% delle vendite di ananas deriva ormai dal prodotto fresco già tagliato, mentre il frutto intero ha assunto un ruolo secondario. “La cosa particolarmente interessante è che il prodotto in sé non è cambiato affatto. L’ananas è esattamente lo stesso. Ciò che è cambiato è l’accessibilità”, osserva Pizan.

                      In questo modo il frutto smette di competere esclusivamente con altre referenze ortofrutticole e inizia a confrontarsi con snack, sandwich, smoothie e altri prodotti pronti al consumo.

                      Una riflessione che riguarda tutta l’ortofrutta

                      La parte centrale dell’analisi va però oltre il caso specifico dell’ananas e apre una riflessione più ampia sul consumo di frutta e verdura. “E se il calo del consumo di frutta e verdura non fosse un problema di prodotto? E se i consumatori apprezzassero questi prodotti ma facessero fatica a integrarli nella loro routine quotidiana?”, si chiede Pizan.

                      Secondo l’esperta, la stessa dinamica potrebbe riguardare anche altri prodotti molto apprezzati dal punto di vista organolettico ma caratterizzati da una preparazione più impegnativa, come meloni, melagrane e noci di cocco.

                      Fruibilità più che innovazione

                      L’articolo si conclude con una considerazione rivolta direttamente al settore ortofrutticolo. Pizan osserva come l’industria dedichi spesso molte energie alla ricerca di nuove varietà, nuovi concept e nuovi prodotti, mentre potrebbe essere utile riflettere maggiormente sulla fruibilità e sulle modalità di consumo dei prodotti già esistenti. “Potremmo invece dedicare più tempo a pensare a come rendere i prodotti esistenti più fruibili, più visibili e più facili da consumare”, dice. Perché “a volte i consumatori hanno semplicemente bisogno di un accesso più facile alla frutta che già amano”.

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