Agricoltura, reddito +9% entro il 2035, ma un quarto degli scenari è negativo
Il nuovo rapporto Agricultural Outlook 2026-2035 di Fao e Ocse prevede una crescita del 9% del reddito agricolo medio mondiale, trainata dalla produttività, ma evidenzia anche profonde differenze tra Paesi ricchi e poveri. Inoltre la volatilità continua a pesare: c’è una possibilità su quattro che nel 2035 i redditi risultino inferiori ai livelli attuali
Dalla Redazione
Le prospettive dell’agricoltura mondiale restano positive nel medio termine, ma l’incertezza continua a rappresentare una delle principali minacce per i redditi degli agricoltori. È quanto emerge dall’Agricultural Outlook 2026-2035, il rapporto decennale realizzato da Fao e Ocse, secondo cui il reddito agricolo medio pro capite è destinato a crescere del 9% entro il 2035 grazie agli aumenti di produttività, nonostante il rincaro dei mezzi tecnici e prezzi agricoli reali sostanzialmente stabili.
La produttività sostiene il reddito, ma le differenze restano profonde
Secondo il rapporto, l’incremento della produttività consentirà di compensare l’aumento dei costi dei mezzi tecnici, mantenendo sostanzialmente stabili i prezzi agricoli reali e portando il reddito agricolo lordo medio per lavoratore a circa 3.800 dollari entro il 2035.
Dietro questa media globale, però, si nascondono forti squilibri. Nei Paesi ad alto reddito la produttività supera già i 21 mila dollari per addetto e continuerà a crescere, mentre nelle regioni più povere dell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale il reddito medio passerà solo da circa 930 a 1.100 dollari l’anno. Fao e Ocse attribuiscono questo divario alla persistente presenza di aziende agricole di piccole dimensioni, alla limitata meccanizzazione, alle difficoltà di accesso ai mercati e alla dipendenza da colture di sussistenza.
Una possibilità su quattro che i redditi scendano sotto i livelli attuali
Il dato più significativo del rapporto riguarda però il livello di incertezza che caratterizza il settore. Pur prevedendo una crescita media del 9%, Fao e Ocse stimano che esista una probabilità del 25% che nel 2035 il reddito agricolo per lavoratore risulti inferiore ai livelli odierni. In particolare, c’è una possibilità su quattro che il reddito sia almeno il 12% più basso rispetto allo scenario di riferimento, mentre nei Paesi a basso reddito la flessione potrebbe superare il 20%.
Secondo il rapporto, saranno quindi fondamentali politiche in grado di rafforzare la resilienza delle aziende agricole e favorire strategie di diversificazione per limitare l’impatto degli shock di mercato.
Energia e fertilizzanti sotto osservazione
Il rapporto dedica spazio anche agli effetti delle tensioni geopolitiche del 2026 in Medio Oriente. Secondo le simulazioni elaborate da Fao e Ocse, se il rincaro medio dei prezzi dell’energia del 33%, registrato nella prima metà del 2026, dovesse proseguire anche nella seconda parte dell’anno, la produzione mondiale di cereali diminuirebbe dello 0,9% nel 2027, con una contrazione dell’1,7% nei Paesi a basso reddito.
L’aumento dei costi di energia e fertilizzanti porterebbe inoltre gli agricoltori a ridurre l’impiego dei concimi, con conseguenti perdite di reddito e un incremento dei prezzi alimentari. Nei Paesi a basso reddito ciò costringerebbe molte famiglie a ridurre i consumi e a orientarsi verso alimenti meno costosi.
Fao e Ocse: “servono resilienza e investimenti”
“Il recente aumento dei costi dell’energia e dei fertilizzanti sta già gravando sui sistemi agroalimentari – sottolinea il segretario generale dell’Ocse Mathias Cormann, come riporta Ansa -. Gli agricoltori stanno riducendo l’uso di fertilizzanti, il che dovrebbe portare a un calo della produzione di cereali il prossimo anno, in particolare nell’emisfero australe”. Per Cormann “sono necessarie politiche solide, investimenti costanti e una forte cooperazione internazionale per garantire prospettive più stabili ed evitare che, tra dieci anni, i redditi agricoli siano inferiori a quelli attuali”.
“Per sostenere la crescita della produttività nei sistemi agroalimentari, dobbiamo rafforzarne la resilienza. La resilienza non consiste nel sopravvivere all’ultimo shock, ma nel prepararsi a quello successivo – afferma il direttore generale della Fao, Qu Dongyu, come di legge sempre su Ansa -. Investendo oggi in corridoi commerciali diversificati, riserve regionali di fattori produttivi agricoli essenziali, infrastrutture resilienti e un mix energetico più diversificato all’interno dei sistemi agroalimentari – riducendo così la dipendenza dal petrolio – possiamo trasformare la vulnerabilità in capacità di risposta e garantire che le interruzioni temporanee non si trasformino in crisi della sicurezza alimentare”.
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