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            Agrifood: tendenze, opportunità, profili del consumatore 2.0. L’osservatorio di Deloitte

             

            Il 12 febbraio a Milano Deloitte ha presentato un osservatorio per il settore consumer products, che approfondisce lo scenario attuale e le prospettive future dell’agrifood. Una parte dello studio è dedicata al consumatore e ai suoi quattro profili nell’era del digitale: i Responsible-Go Getters sono il segmento più prezioso per le aziende di prodotti di consumo, poi ci sono i Discerning Achievers, bersaglio secondario, i Pragmatists e gli Aspirationalists. Tutti sono accomunati da una consapevolezza: il poter avere tutto. Poi fra i consumatori c’è chi legge recensioni prima dell’acquisto (70% del campione), chi preferisce acquistare in negozio,  chi è disposto a pagare per la consegna a domicilio o per servizi dell’ultimo miglio (51% dei consumatori). Il 40% dei marchi utilizza intelligenza artificiale, prezzi su misura e promozioni in tempo reale. Una crescente attenzione alla salute e al benessere, al biologico e alla sostenibilità guida le scelte di acquisto

             

             

             

            Dalla Redazione

             

            agrifood deloitteSono stati presentati il 12 febbraio all’evento “The agri food value” i primi risultati dell’Osservatorio Deloitte per il settore consumer products: un settore chiave per il nostro Paese grazie a un made in Italy che si differenzia per ricerca, selezione e innovazione. Da una prima release dell’Osservatorio – che analizza un campione di 12.717 aziende suddiviso nei settori Agribusiness (10%), Apparel & Footwear (30%), Food & Beverage (59%), Personal & Household (1%) – emergono trend di crescita significativi. Nel triennio 2013 – 2017 la crescita del fatturato è stata del +21%, l’EBITDA è salito al +29% e gli addetti sono aumentati del +27%. Guardando alla composizione del campione è possibile avere una fotografia e il valore delle realtà indagate. Le aziende di grandi dimensioni (229) hanno generato un fatturato pari a 68.842 milioni nel 2017 e impiegato 189.541 addetti. Le aziende di medie dimensioni (1070) un fatturato di 41.929 milioni e 95.801 dipendenti, le aziende più piccole (6622) hanno registrato un fatturato di 44.541 milioni e 129.340 dipendenti. Infine, le microaziende (4796) mostrano un fatturato complessivo 2017 pari a 12.730 milioni di euro e una forza lavoro pari a 16.799 unità.

             

            “Abbiamo di fronte uno scenario ricco di opportunità ma anche di importanti leve per il cambiamento, influenzate da condizioni variabili come l’orientamento dei consumatori, con gusti che evolvono nel tempo, l’innovazione e la digitalizzazione che possono modificare schemi e logiche da tempo consolidate” – afferma Paolo Gibello, Consumer Products Sector Leader. “I dati ci mostrano come sia sempre più essenziale per le aziende intraprendere processi di adattamento e di trasformazione, specialmente in un settore come l’agroalimentare che più di altri sta affrontando un vero cambio di paradigma”, gli fa eco Eugenio Puddu, Consumer Products Deputy Sector Leader Deloitte.

             

            Il consumatore? Ha capito che può avere tutto. In un mercato iper-competitivo,  è sempre più al centro, oggetto di politiche di coinvolgimento diretto da parte di aziende di produzione e di trasformazione. Stando alle più recenti indagini il 70% dei consumatori legge recensioni di prodotti prima di acquistare (Instapage, Rapporto 2018); il 40% dei marchi utilizza intelligenza artificiale, prezzi su misura e promozioni in tempo reale (Retail Renaissance, Deloitte 2018 Report); il 58% dei consumatori di basso reddito sceglie di acquistare in negozio, contro il 48% di reddito alto (The Great Retail Bifurcation, 2018 Deloitte Report). Infine emerge che il 51% dei consumatori è disposto a pagare per la consegna a domicilio o servizi dell’ultimo miglio (Impatto digitale sul percorso dell’acquisto, relazione Deloitte 2018).

             

            agrifood deloitteDa una recente indagine del Deloitte Center for Industry Insights su un campione di 300 adulti – che ha analizzato il comportamento di acquisto sulla base delle preferenze di canale, l’atteggiamento nei confronti di innovazione, marchio, convenienza, salute, benessere e tecnologia – emergono quattro profili del consumatore. I Responsible-Go Getters sono sia uomini che donne, Millenials o appartenenti alla Generazione X, hanno un reddito superiore alla media e nella maggior parte dei casi sono sposati.  Rappresentano il segmento più prezioso per le aziende di prodotti di consumo. Mostrano infatti atteggiamenti di base equilibrati e responsabili sia in termini di entusiasmo che di propensione all’uso della tecnologia. Hanno maggiori probabilità di essere fedeli al marchio se ne vedono il valore e aumentano potenzialmente la spesa ad ogni ciclo di acquisto. I Discerning Achievers sono un forte bersaglio secondario. Più probabilmente donne, baby boomers o di generazione X, con reddito medio-alto e sposate. Il loro potere d’acquisto è molto alto insieme alle aspettative in termini di qualità e innovazione dei servizi selezionati. Infine, compaiono i Pragmatists e gli Aspirationalists. I primi, costituiti principalmente da consumatori della prima generazione, hanno risentito della crisi economica del 2009 nei primi anni di guadagno ma sembrano avere un leggero vantaggio in termini di potenziale di marketing. I secondi, che comprendono gli adulti della Generazione Z, sono nella fase iniziale della loro carriera e guardando al futuro potrebbero aprire la strada all’innovazione e alla tecnologia, assumendo che il loro potere d’acquisto sia all’altezza delle loro aspirazioni.


            Le tendenze per il 2019? 
            Ci aspetta un anno ricco di sfide e opportunità, focalizzato su innovazione, tecnologie al servizio della centralità del consumatore e investimenti in ricerca e sviluppo. Emergono, in particolare, sette importanti tendenze per il settore:

            1. Il consumatore al centro, sempre più rilevante, in un mercato competitivo e avanzato, che vede le aziende sviluppare politiche di coinvolgimento diretto
            2. Una crescente attenzione a temi concernenti salute, benessere, alimenti biologici e sostenibilità
            3. L’adozione, da parte delle aziende, di modelli di supply chain continuamente interconnessi con i processi produttivi e con i consumatori
            4. Nuove tecnologie, ancora da sviluppare, come nuovo fattore strategico
            5. Sviluppo e potenziamento di centri di R&S interni, con investimenti focalizzati all’acquisizione di tecnologie di proprietà, anche mediante l’acquisizione di rami aziendali o aziende
            6. L’adozione di nuove tecnologie volte ad abilitare e rafforzare la centralità del consumatore, e l’utilizzo delle stesse nel DTC, nei negozi pop-up di marca e nella vendita al dettaglio omnichannel
            7. Consolidamento della tendenza già in corso derivante dal potenziale incremento marginale dei costi per la logistica e trasporti conseguente alle nuove abitudini di consumo.

             

            All’evento è intervenuta anche Fondazione Deloitte con il lancio dell’iniziativa Food for Change in collaborazione con Slow Food, da anni impegnata contro lo spreco alimentare e in prima linea per un cambio di rotta nell’intera filiera agroalimentare. Obiettivo del progetto è favorire il recupero del cibo in eccedenza dei grandi eventi Deloitte. Il cibo non consumato sarà redistribuito in tempo reale alle mense caritative e alle case famiglia per le persone in difficoltà economica. Al dibattito hanno preso parte, fra gli altri, Ettore Prandini (presidente Coldiretti), Francesco Pugliese (CEO Conad), Mario Gasbarrino (CEO Unes), Mattia Noberasco (CEO Noberasco).

             

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