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                      Arance, kiwi, finocchi: l’operazione trasparenza di NaturaSì sul prezzo del cibo

                      Arance da spremuta, kiwi verde, finocchi, passata di pomodoro e pane sono i prodotti scelti dalla catena di supermercati bio NaturaSì per sensibilizzare i consumatori – ma anche tutti gli attori della filiera agrifood e le istituzioni – sui meccanismi che determinano la formazione dei prezzi esposti sugli scaffali. In un vero e proprio viaggio dal campo alla tavola, il gruppo spiega quanto viene riconosciuto a ciascun operatore della filiera e quanto queste percentuali incidono sul prodotto finale. Un nuovo capitolo della battaglia per il “giusto prezzo” del cibo che l’insegna fondata e presieduta da Fabio Brescacin ha intrapreso da anni

                      di Maddalena De Franchis

                      NaturaSì prezzo trasparente

                      La comunicazione trasparente di NaturaSì sui prezzi del cibo

                      La rivoluzione del sistema deve cominciare dalla trasparenza sulla formazione dei prezzi: è il presupposto da cui è partita NaturaSì, una delle principali insegne del biologico in Europa, per ideare la campagna “Sosteniamo l’agricoltura”, entrata nel vivo da qualche giorno in tutti i punti vendita del gruppo. Su alcuni prodotti – tra cui arance da spremuta, finocchi e kiwi – viene indicato, accanto al prezzo finale, il valore corrisposto agli agricoltori e ai trasformatori.

                      Come si forma il prezzo dei prodotti alimentari?

                      Quella per il “giusto prezzo” del cibo – è bene ricordarlo – è una battaglia che il presidente e fondatore di NaturaSì, Fabio Brescacin, porta avanti da molto tempo: anche nella conferenza stampa di lancio della campagna, tenutasi a Roma il 6 marzo scorso, Brescacin ha ribadito quanto sia importante garantire agli agricoltori un reddito dignitoso e rispettoso del loro lavoro. La trasparenza non deve passare, tuttavia, solo dalla tracciabilità dell’etichetta – assicurata dai tanti investimenti sulla digitalizzazione della filiera – ma anche dalla necessità di “scomporre” il prezzo praticato al consumatore. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile gettare una luce su come si forma realmente il prezzo degli alimenti nei punti vendita, evidenziando le componenti che concorrono alla sua determinazione.

                      arance NaturaSì

                      Renato Gibilisco, fornitore di arance di NaturaSì (crediti: NaturaSì)

                      Arance da spremuta

                      “Acquistando le arance a 1,98 euro al chilo contribuisci anche tu a sostenere l’azienda agricola Angelo Gibilisco”: recita così il claim che NaturaSì utilizza per la propria campagna di comunicazione, coinvolgendo così, nella propria operazione trasparenza, anche alcuni fornitori del gruppo. Un’ulteriore conferma, quest’ultima, che l’operazione rientra in un percorso di sensibilizzazione più ampio, rivolto a tutto il settore agroalimentare e alle istituzioni. Tornando alle arance da spremuta da 1,98 euro/kg (un prezzo indubbiamente competitivo anche rispetto alla grande distribuzione), NaturaSì esplicita, su appositi cartelli dedicati, le differenti voci di prezzo: “all’agricoltore riconosciamo 0,90 euro al kg; per gli agronomi, controllo qualità, trasporti 0,42 euro al kg; costi del negozio 0,58 euro al kg; Iva 0,08 € al kg”. Totale: 1,98 euro al chilo.

                      Finocchi

                      “Tu lo paghi 3,98 euro al chilo, all’agricoltore riconosciamo 1,80 euro”. Anche nel caso dei finocchi sfusi (il cui prezzo finale è invero più alto rispetto a quello vigente, in media, nella grande distribuzione), NaturaSì intende chiarire la composizione del prezzo: “All’agricoltore riconosciamo 1,80 euro al chilo. Per gli agronomi, controllo qualità, trasporti 0,80 euro, cui si aggiungono i costi del negozio, pari a 1,22 euro. Si chiude con l’Iva, che vale 16 centesimi al chilo”. Totale: 3,98 al chilo.

                      NaturaSì finocchio

                      Il finocchio dell’azienda Brio Mazziotta (crediti NaturaSì)

                      Kiwi verde

                      Il prezzo pagato dal consumatore per 1 kg di kiwi verde bio, da NaturaSì, è pari a 4,90 euro (non lontano da quello medio della Gdo): il gruppo leader del biologico rende noto che al produttore sono riconosciuti 2,50 euro al chilo; il costo sostenuto per agronomi, controllo qualità e trasporti è pari a 0,80 euro al chilo; i costi del negozio ammontano a 1,41 euro e l’Iva è pari a 0,19 euro al chilo. Totale: 4,90 euro al chilo. La medesima “operazione trasparenza” si applica anche ad alcuni prodotti alimentari non riconducibili all’ortofrutta, come la passata di pomodoro e il pane. Per tutte le referenze prese in considerazione, il compenso per i produttori raggiunge quasi il 50% del prezzo pagato dal consumatore.

                      Dal campo alla tavola

                      La campagna di NaturaSì persegue l’obiettivo di spiegare, anche ai non addetti ai lavori, i diversi passaggi che compongono la filiera dell’agroalimentare: il primo anello è il campo, coltivato dagli agricoltori; poi ci sono logistica e trasporti, il controllo qualità e il lavoro degli agronomi; cui si aggiungono, infine, i costi sostenuti dal negozio (affitto del locale, utenze, personale, pulizie, etc).

                      I consumatori, opportunamente “formati”, possono così comprendere quanto incide ciascun passaggio sul prezzo finale che trovano sugli scaffali. E possono operare, in definitiva, una scelta consapevole di cosa mettere nel carrello e cosa no. L’enfasi di NaturaSì sul “giusto prezzo” tiene conto anche delle conseguenze di un cambiamento climatico ormai innegabile: di fronte ad avversità atmosferiche spesso devastanti, gli agricoltori sono costretti a far fronte a investimenti ingenti per mettere al sicuro le proprie colture. Garantire loro un compenso adeguato, in linea con i costi di produzione, è una misura non solo economica, ma etica, perché mette al riparo i produttori dal rischio di esporsi a pratiche scorrette – non di rado illegali, come il caporalato – o di ricorrere all’indebitamento.

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