Artico e Italia, annunciato un “tavolo imprenditoriale” per l’export
In un momento storico in cui ragioni geopolitiche e ambientali impongono alle potenze mondiali di prendere sempre più in considerazione la regione artica e le sue potenzialità, il governo italiano presenta la nuova strategia italiana per l’Artico che mette il “Grande Nord” tra le priorità strategiche dell’Italia, dell’Ue e della NATO. Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani annuncia il lancio di una missione imprenditoriale nella regione, in collaborazione con l’ambasciata italiana a Copenaghen: “Abbiamo una visione strategica: penso a un tavolo imprenditoriale per essere all’avanguardia dell’export in questo scenario su difesa, energia e spazio”
Di Massimiliano Lollis
“L’Italia non ha mai considerato l’Artico come un’area remota e senza alcun interesse. Al contrario, noi abbiamo sempre guardato a questo quadrante del mondo per quello che effettivamente è: una regione strategica, dove si intrecciano economia, ambiente, ricerca, energia e – oggi più che mai – sicurezza e difesa”. A dichiararlo, nel corso della conferenza di presentazione del nuovo documento strategico italiano sull’Artico lo scorso 16 gennaio a Villa Madama a Roma è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
In effetti, per quanto il Polo Nord disti parecchio dalle nostre latitudini, l’Italia vanta una lunga tradizione in termini di spedizioni e ricerca scientifica nell’area: dalle primissime esplorazioni del XIV e XV secolo alle imprese di Umberto Nobile alla fine degli anni ’20, per poi arrivare alle moderne campagne oceanografiche della Marina Militare passando dall’apertura della base “Dirigibile Italia” alle Svalbard nel 1997. Un impegno che nel 2013 ha fatto sì che il nostro Paese, come altri “vicini” dell’UE, entrasse a far parte del Consiglio Artico come Paese Osservatore.
Oggi, in un momento in cui gli Stati Uniti d’America non nascondono la loro determinazione a “puntare” sulla Groenlandia come fondamentale asset strategico, energetico e geopolitico per il futuro, anche a costo di creare contrasti netti con i partner europei e quelli della NATO, il governo italiano sottolinea l’importanza di una presenza coordinata capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e contrastare le ingerenze di altri attori globali.
La nuova strategia artica italiana
Come si legge nel report “La Politica Artica Italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione” (disponibile qui), la nuova strategia, elaborata nel corso del 2025, delinea una visione di lungo periodo fondata su tre direttrici principali: sicurezza, ricerca scientifica e sviluppo economico. L’obiettivo è quello di rafforzare l’impegno italiano nella regione mettendo a sistema le diverse componenti del Paese, in un’ottica di cooperazione multilaterale e di integrazione con le politiche dell’Unione Europea e della NATO.
Tra le priorità individuate spiccano il consolidamento del ruolo dell’Italia, Paese non artico ma fortemente interessato alle dinamiche della regione, e il contributo al mantenimento dell’Artico come area di bassa tensione. In primo piano anche il rafforzamento della sicurezza euro-atlantica, lo sviluppo delle relazioni con i Paesi artici europei – dalla Danimarca alla Norvegia, passando per Finlandia, Islanda e Svezia – e il sostegno a un maggiore coinvolgimento dell’Unione europea nelle questioni artiche. Fondamentale, infine, il potenziamento della ricerca scientifica e la valorizzazione delle nuove opportunità economiche per le imprese italiane.
Antonio Tajani: “Ora un tavolo imprenditoriale sull’Artico”
È in questo contesto che si profila un possibile ruolo di primo piano per le imprese italiane, come dimostra il crescente interesse del governo. In questi giorni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato il lancio di una missione imprenditoriale dedicata all’Artico, da realizzare in collaborazione con l’ambasciata italiana a Copenaghen. “Ho parlato di una missione imprenditoriale italiana per l’Artico – dichiara il ministro nel corso della conferenza – e io credo che sia necessario dar vita a un tavolo imprenditoriale dedicato”.
“Un tavolo – continua il ministro – che coinvolga grandi gruppi industriali e molte piccole e medie imprese attive in settori chiave come difesa, energia, ambiente e spazio, già presenti nei Paesi artici. Vogliamo sostenerle, essere al loro fianco, inserirle in un contesto di internazionalizzazione del nostro sistema imprenditoriale, per essere all’avanguardia anche sul fronte dell’export in questa parte del mondo. Metteremo la Regione Artica tra le priorità dell’agenda per l’internazionalizzazione del nostro tessuto produttivo e vogliamo porre le basi per un ulteriore rafforzamento della nostra presenza in tutti i settori più innovativi. Per questo – conclude il ministro – convocherò quanto prima un tavolo imprenditoriale dedicato proprio all’Artico“.
Per il momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sull’iniziativa, ma è indubbio che la regione stia assumendo una rilevanza sempre maggiore a livello strategico, geopolitico e – potenzialmente – commerciale, anche per i possibili vantaggi che potrebbero aprirsi nei prossimi anni.
La regione artica tra geopolitica e potenzialità
Il cambiamento climatico e il progressivo scioglimento dei ghiacci – una criticità destinata ad avere effetti profondi e potenzialmente devastanti sul nostro futuro – stanno infatti ridefinendo le geografie del commercio marittimo. Nuove condizioni che nel medio periodo potrebbero tradursi in opportunità economiche. Emblematica è la crescente rilevanza della Northern Sea Route, la rotta marittima artica, sempre più osservata con interesse dagli operatori del settore (leggi qui). Nonostante le difficoltà operative, il suo utilizzo è in aumento grazie ai significativi vantaggi logistici: rispetto al tradizionale passaggio attraverso il Canale di Suez, consente di ridurre i tempi di navigazione da circa 35 a soli 18 giorni.
C’è poi il tema delle risorse energetiche e minerarie che, come riporta lo studio, nella regione ci stima – sulla base di diversi studi – che possano ammontare al 30% delle riserve mondiali di gas e al 13% delle riserve globali di petrolio non ancora scoperte. Un potenziale che non stupisce possa fare gola a diverse potenze più o meno attive nell’area.
Sul fronte geopolitico, l’Italia mantiene una linea dettata dal rispetto del diritto e della cooperazione internazionali. “La partecipazione all’Alleanza Atlantica e all’Unione Europea – si legge nel documento – costituisce il riferimento primario dell’azione italiana, orientata a rafforzare la stabilità regionale e la sicurezza collettiva, evitando dinamiche di escalation e preservando, per quanto possibile, gli spazi di cooperazione. In quanto Stato non artico, l’Italia non persegue una presenza militare autonoma o permanente nella regione, ma intende contribuire in modo credibile e responsabile alle iniziative multilaterali di deterrenza, difesa e prevenzione delle crisi, valorizzando le proprie competenze distintive e il proprio approccio integrato tra sicurezza, ricerca scientifica e tecnologie avanzate”.
Principi riaffermati dal presidente del Consiglio. “Siamo convinti – afferma Meloni – che l’Artico debba essere sempre di più una priorità dell’Unione Europea e della NATO, e che l’Alleanza Atlantica debba cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni, preservare la stabilità e rispondere alle ingerenze di altri attori”.
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