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            Asia Fruit Logistica chiude col botto: +22 per cento i visitatori. Il nostro report

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            Operatori soddisfatti, le aspettative non sono andate deluse. Tanti indiani, poche novità di prodotto. Si è chiusa venerdì 9 settembre la decima edizione di Asia Fruit Logistica con numeri record: +18 per cento la superficie espositiva, +16 per cento il numero di espositori, +22 per cento il numero di  visitatori. In tutto 53 le aziende italiane espositrici, ma quali sono le possibilità per la frutta italiana nell’area? La prossima edizione si svolgerà dal 6 all’8 settembre 2017

             

            di Eugenio Felice

             

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            Lo stand Zespri ad Asia Fruit Logistica 2016 (Copyright: Fm)

            Ne ha fatta di strada in 10 anni. Da piccolo distaccamento della fiera monstre di Berlino ad appuntamento di riferimento per l’area che va dal Medio all’Estremo Oriente. Ad Hong Kong, metropoli multietnica da 7 milioni di abitanti, si ritrovano, in un moderno centro esposizioni adiacente all’aeroporto, praticamente tutti i fornitori di ortofrutta del mondo: dal Sudamerica al Nord America, dall’Europa al Sudafrica, dall’Australia alla Nuova Zelanda, dal Giappone alla Cina stessa, passando dai vari Paesi “periferici” del Sud Est Asiatico. Non ci potrebbe essere città più adatta, un enorme porto di mare, luogo di incontro ideale tra la cultura occidentale e orientale, porta di accesso privilegiata alla Cina. E non ci potrebbe essere periodo migliore, a sette mesi da Fruit Logistica (e subito prima dell’avvio della campagna dei kiwi italiani).

             

            Numeri record, dicevamo in apertura. La fiera cresce ogni anno di più, nella superficie espositiva, nel numero di espositori (665 aziende da 37 differenti Paesi) e in quello dei visitatori (oltre 11 mila da 74 differenti Paesi). Grande soddisfazione per gli operatori alla fine dei tre giorni di una fiera in cui, rispetto all’appuntamento di Berlino, si riescono ancora a raccogliere tanti contatti nuovi. Il mercato asiatico del resto, se è vero che sta rallentando, è vero anche che ha un consumo interno dal grande potenziale di crescita, per quei prodotti per cui saranno superate le tante barriere fitosanitarie. Questo resta un punto dolente, soprattutto per l’Italia che può accedere alla Cina solo con i kiwi, mentre la Spagna può portare anche le pesche e nettarine e sta già lavorando sull’uva (che però qui non ha speranze di battere la concorrenza della California).

             

            La presenza italiana si è confermata la seconda dietro la Cina per numero di espositori (53), numero stabile rispetto allo scorso anno. Abbiamo notato una presenza importante della Turchia, con stand collettivi molto belli e colorati. Presenza importante come negli anni precedenti anche per il Cile, il Perù e l’Egitto. Ampio stand collettivo anche per la Spagna, con grande presenza sui banchi dell’uva da tavola e delle susine. Tra gli stand italiani impattante quello di Jingold e Naturitalia, ampio quello collettivo del CSO, anche se i colori italiani non emergevano. In generale, come abbiamo già scritto, a parte l’eccezione indicata sopra, stand distribuiti a macchia di leopardo e piuttosto basici: l’Italia c’era ma non si notava. Colpa anche della politica che non sostiene il settore come succede altrove: alle aziende turche viene rimborsato il 70 per cento del costo della fiera, viaggio aereo e albergo compresi.

             

            Cosa può funzionare in Asia? I prodotti a lunga conservazione, ovvio. Quindi a parte kiwi e mele, ci può essere spazio per le susine e le pere. L’unico prodotto che per ora arriva in misura apprezzabile è il kiwi, anche perché la Cina è aperta solo per questo frutto. Poi ci sono le mele, in India. E di indiani in fiera ce ne sono stati parecchi. Sul kiwi c’è da dire che una buona parte del meglio della produzione italiana arriva a marchio Zespri, che almeno a Hong Kong si trova in ogni supermercato e bancarella (in questo periodo di origine Australia), con affisioni alle fermate degli autobus e sugli autobus stessi. Il futuro poi non è dei più rosei, la Cina sta migliorando notevolemente, anno dopo anno, la sua produzione di kiwi. Sulle mele, il maggiore ostacolo sono le barriere fitosanitarie e comunque il mercato è più che presidiato dagli Stati Uniti e in parte dalla Francia (per i calibri piccoli), e la Polonia è già alle porte. I grandi produttori di mele dell’Alto Adige, dopo il flop degli Stati Uniti, stanno ancora sul “chi va là”.

             

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