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Bacche di goji fresco: il superfood made in Italy si fa strada in Gdo. Anche all’estero


Bacche di goji fresco: il superfrutto della longevità, da filiera 100% italiana. Una referenza di nicchia, che ora inizia a fare capolino fra gli scaffali della grande distribuzione, anche oltre confine. Si tratta di un articolo non facile da gestire, particolarmente deperibile, al pari dei piccoli frutti: ma il potenziale commerciale è molto interessante. Le  aziende italiane che hanno l’esperienza e il know-how per produrlo e distribuirlo non sono tante: il gruppo Favella è leader assoluto a livello europeo nella produzione del cosiddetto Lycium Barbarum. Poi c’è l’azienda partner Capodaglio, sui colli Euganei, nel padovano. Abbiamo scambiato due parole con i referenti delle due aziende, che ci hanno spiegato dove è distribuito il prodotto fresco. Anche Masseria Fruttirossi si è lanciata recentemente nella scommessa del goji fresco, con piccoli quantitativi test nella Gdo del Nordest

 

di Carlotta Benini

 

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Le bacche di goji fresco a marchio Nik, il nuovo brand del gruppo Favella

È il superfood della longevità, tanto apprezzato nella sua forma disidratata, o nei preparati trasformati come marmellate, conserve e succhi, quanto gustoso per il consumo fresco. L’unica pecca di questo prodotto è la shelf life: si tratta infatti di un frutto molto delicato, facilmente deperibile, che necessità di esperienza e know-how per una gestione efficiente della catena del freddo e per l’assortimento instore. Stiamo parlando delle bacche di Goji, un prodotto oggi tutto italiano grazie alla scommessa di alcune grandi aziende che hanno fatto del Lycium Barbarum una coltivazione pregiata, naturalmente predisposta e acclimatata al suolo mediterraneo, e – a differenza del più diffuso Lycium Chinense, concentrato di pesticidi nella sua forma essiccata (leggi qui) – sicura, tracciata e sostenibile.

 

L’idea di coltivare in Italia il goji fresco nasce nel 2008 quando i padovani Nicola Rizzo e il figlio Nicolò, titolari dell’azienda agricola Favella di Corigliano Calabro (Cosenza) dedicano oltre cinque anni allo studio della pianta e delle sue proprietà, affermandosi dal 2013 come la prima realtà in Europa a coltivare e distribuire le bacche fresche di Goji Lycium Barbarum, oltre a numerosi prodotti naturali ottenuti dalla trasformazione del prodotto fresco. Oggi il gruppo copre circa la metà della produzione nazionale, fatta di tanti piccoli imprenditori agricoli.

 

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Goji Capo è il brand dell’azienda padovana Capodaglio

“La raccolta delle bacche fresche inizia a maggio e termina a inizio ottobre. – esordisce Nicola Rizzo – Quest’anno la campagna è iniziata con un leggero ritardo, per via del clima, ma sta procedendo con regolarità e con riscontri positivi di mercato”. La previsione, in media, è quella di raccogliere complessivamente 12 mila chili di prodotto, destinati 40% al consumo fresco e 60% alla produzione di trasformati e prodotti a base di goji (tra cui pasta al goji e anche una linea di cosmetici).

 

Tre sono i brand con cui l’azienda commercializza il goji fresco e i prodotti a base di goji: Oh Sole è il marchio storico, a cui si è affiancato più di recente il brand Nik – Storie contadine, dedicato ai Succhi, ai Wellness Juice e ai Wellness Drink a base di goji, 100% da frutta italiana, estratti a freddo e al naturale. “La novità per la prossima raccolta – aggiunge Rizzo – saranno le bacche di goji fresche biologiche della linea BioNik”.

 

Il goji fresco e i prodotti trasformati del gruppo Favella sono distribuiti in Gdo all’estero, nei punti vendita di Coop Svizzera. In Italia l’azienda è presente in alcune catena distributive tramite un consorzio partner a cui vende all’ingrosso. “Oltre a servire i grossisti, vendiamo anche al dettaglio nel nostro negozio a Corigliano Calabro. – spiega Nicola Rizzo – Infine siamo attivi online, con un servizio di e-commerce che, su richiesta, consegna in tutta Italia”.

 

L’azienda agricola Capodaglio di Due Carrare (Padova) è un’altra grande realtà che produce goji made in Italy, in partnership con il gruppo Favella. Insieme le due aziende oggi hanno 35 ettari di goji: 15 sono in Veneto, ai piedi dei Colli Euganei, gli altri in Calabria, nella piana di Sibari (leggi qui l’articolo dedicato). Con il brand Goji Capo Capodaglio è presente in alcuni punti vendita Eataly (leggi qui). In quello di Roma fino al 21 luglio era possibile acquistare le bacche fresche nell’elegante packaging in cartone e pellicola biodegradabile, la confettura extra e il succo di goji. “Ora stiamo facendo dei test per realizzare una nuova linea dedicata al prodotto disidratato”, rivela Nicola Donola, direttore commerciale di Goji Capo. L’alternativa naturale e sostenibile al prodotto asiatico, la cui food safety non sempre è garantita.

 

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Le bacche di Goji “Lome Super Fruit” di Masseria Fruttirossi

Anche Masseria Fruttirossi si è lanciata recentemente nella scommessa del goji. L’azienda di Castellaneta (Taranto), specializzata in melagrane e altri superfood, ha lanciato in alcuni supermercati del Nordest le bacche fresche di goji a marchio Lome Super Fruit. “In partnership con B&B Frutta, siamo distribuiti in alcune insegne in particolare del veronese”, ci spiega Davide De Lisi, production manager dell’azienda pugliese. “È il primo anno che ci lanciamo in questo business, per ora si tratta solo di piccoli quantitativi, per fare dei test commerciali. – continua – Il goji, infatti, è frutto che il consumatore ancora non conosce appieno nella sua variante fresca. Con le bacche di goji riforniamo anche il canale horeca a livello locale”. Attualmente Masseria Frutti Rossi ha in produzione 10 ettari a Castellaneta Marina, nella Puglia baciata dal sole: la raccolta va da giugno a ottobre. “La previsione – continua De Lisi – è quella di aumentare progressivamente le superfici. In produzione abbiamo anche le bacche essiccate e stiamo testando i succhi a base di goji”.

 

Copyright: Fruitbook Magazine

 





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