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                      Biologico: cresce l’interesse, ma il consumatore è ancora “poco consapevole”. Focus a Marca

                      Il marchio bio è associato a valori come salubrità e sostenibilità, tuttavia, per definire l’impatto ambientale di un prodotto alimentare, sempre di più il consumatore si affida anche a claims on pack relativi ad attributi ambientali e alle caratteristiche dei metodi di produzione. Cresce, quindi, la necessità di fornire al consumatore una maggiore consapevolezza rispetto alle garanzie che il sistema biologico offre al consumatore e alle differenze che esistono tra la certificazione bio e altri green claim che stanno caratterizzando l’offerta a scaffale. Sono alcuni dei temi emersi durante il convegno organizzato da AssoBio e tenutosi nella giornata di apertura di Marca 2025

                      di Maddalena De Franchis

                      biologico convegno Assobio a Marca

                      Da sinistra Nicoletta Maffini e Maria Grazia Mammuccini al convegno di Assobio a Marca

                      Comunicazione, sensibilizzazione, comunità, nuovo umanesimo: sono le parole che delineano il futuro del biologico in Italia, denso di sfide complesse, sì, ma anche di preziose opportunità. È quanto emerso nell’ambito del convegno “Oltre il biologico: innovazione, fiducia e sostenibilità per un nuovo rapporto con il consumatore”, tenutosi nella prima giornata di Marca by BolognaFiere, il salone internazionale della marca del distributore. Il convegno, organizzato da AssoBio, in collaborazione con FederBio, nell’ambito del progetto europeo “Being Organic in EU”, ha puntato a esplorare il ruolo strategico del biologico per il settore retail e per la Gdo, con un focus su innovazione e sostenibilità.

                      I numeri del biologico in Italia: consumatori sempre più “zen”, ma poco informati

                      Dopo i saluti istituzionali di Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio, e Nicoletta Maffini, presidente AssoBio, sono stati diffusi i numeri di mercato (NielsenIQ) e i risultati della ricerca condotta da Nomisma sulla tematica oggetto del convegno. Per Nomisma è intervenuta la stessa Ceo della società di consulenza bolognese, Silvia Zucconi, che ha restituito i dati di un’articolata indagine, commissionata da AssoBio, sulla domanda del biologico in Italia, isolandone i trend più rilevanti. In un contesto macroeconomico caratterizzato da timori e incertezze, alimentati da conflitti e tensioni internazionali, nonché da un cambiamento climatico sempre più evidente, gli italiani ricercano l’armonia e la cura di sé attraverso il contatto con la natura, gli sport all’aria aperta e la ricerca della lentezza (per questo trend, Zucconi ha parlato di “stile zen”). Non a caso, nel corso del 2024 Nomisma ha rilevato un interesse crescente rispetto ai prodotti bio, tanto che almeno un prodotto alimentare di questa tipologia è stato acquistato dal 93% della popolazione italiana con età compresa tra i 18 e i 65 anni (pari a 24 milioni di famiglie). Il consumatore-tipo del biologico, tuttavia, non possiede ancora le competenze necessarie per effettuare scelte consapevoli: le “info on pack”, ovvero quelle indicate in etichetta, risultano chiare e comprensibili solo per il 25% dei consumatori. Meno della metà, inoltre, conosce la differenza fra “biologico” e “residuo zero”: se il biologico è il prodotto del tutto privo di pesticidi (e, dunque, di residui chimici), il residuo zero è il prodotto in cui il residuo chimico riscontrato è inferiore a una certa soglia. Per incentivare la domanda bio, secondo l’analista, occorre lavorare proprio sulla consapevolezza del consumatore, in particolare di quello occasionale, approfondendo la differenza fra biologico e convenzionale e fra bio e residuo zero.

                      biologico convegno Assobio a Marca

                      Da sinistra Domenico Brisigotti, Giorgio Santambrogio, Cristophe Rabatel e Fabio Brescacin

                      La tavola rotonda

                      Ai numeri è seguita un’interessante tavola rotonda, nel corso della quale il direttore di Largo consumo, Armando Garosci, ha dialogato con i referenti di alcune aziende socie di AssoBio: Giorgio Santambrogio, ad del gruppo VéGé, Christophe Rabatel, ad di Carrefour Italia, Domenico Brisigotti, direttore generale Coop Italia e Fabio Brescacin, fondatore e presidente di EcorNaturaSì. La sfida, per la grande distribuzione e il settore retail, è comprendere come il biologico possa rispondere alle nuove esigenze di un consumatore che le analisi di mercato definiscono “più attento alla sostenibilità, alla trasparenza e alla qualità”, ma sensibile alla leva del prezzo e meno ferrato sulle certificazioni bio e, più in generale, sulla comprensione di alcuni dei principali claims a scaffale.

                      Fornire al consumatore “maggiore consapevolezza”

                      A prendere la parola per primo è stato Domenico Brisigotti di Coop Italia, il quale non ha fatto mistero del momento di difficoltà attualmente attraversato dal mercato del bio in Italia, ben lontano da quella quota del 10% auspicata da AssoBio (i dati più recenti, relativi al 2023, la danno ferma al 3%). Secondo Brisigotti, le ragioni di questa frenata sono da ricercare in una rivoluzione radicale dei consumi, di cui si intravedono già i prodromi: “in questa fase, noi della Gdo dobbiamo essere bravi a interpretare correttamente questi segnali”, ha avvisato.

                      È intervenuto successivamente Brescacin che, al contrario, si è detto ottimista sul futuro: “in Italia e nei Paesi Ue, salvo la Francia, cresciamo ora a doppia cifra – ha detto -, i clienti ci riconoscono un’identità consolidata da 40 anni sul mercato”. Poiché, secondo Brescacin, le persone scelgono “col cuore, con la pancia e con la testa”, EcorNaturaSì ha promosso, di recente, la linea “Essenziale”, comprensiva di prodotti di prima necessità a prezzi più contenuti. “Abbiamo sempre promosso il concetto del “giusto prezzo”, perché gli agricoltori devono essere remunerati adeguatamente, altrimenti domani non avremo più da mangiare” – ha proseguito -. Tuttavia, abbiamo deciso di sobbarcarci questo ulteriore sforzo di erosione dei nostri margini per andare incontro ai consumatori, in una congiuntura particolarmente difficile”.

                      “Un nuovo Umanesimo del retail”

                      Un impegno condiviso anche dall’ad di Carrefour Italia, Christophe Rabatel, il quale ha spiegato che, dallo scorso autunno, l’insegna francese promuove l’iniziativa “50 prodotti bio a meno di un euro”: un’azione necessaria, a suo dire, per dimostrare l’importanza strategica del mercato biologico anche in un momento di difficoltà del settore. È arrivato infine l’auspicio di Giorgio Santambrogio, ad del gruppo VeGè: “il mio sogno – ha argomentato – è che tutti i cittadini scelgano l’insegna in cui fare la spesa in base a un’empatia, a una condivisione di valori”. E ha aggiunto che, nei punti vendita del gruppo (oltre 300, in tutte le regioni d’Italia), si sta lavorando per esporre sullo scontrino, accanto al prezzo di ciascun prodotto, l’impronta di carbonio generata. Secondo l’ad, è sempre più necessaria “un’educazione alimentare più accurata dei cittadini, con il coinvolgimento di figure qualificate, fra cui nutrizionisti, preparatori atletici, esperti dell’ambiente. Dobbiamo essere pronti per un vero e proprio salto culturale, un nuovo Umanesimo del retail”.

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