Caporalato e meloni, sospese a Mantova due aziende agricole di indiani
Il nucleo ispettorato del lavoro dei Carabinieri ha sospeso l’attività di due aziende agricole gestite da indiani, una donna e un uomo, per la mancanza di tutela dei lavoratori impiegati nella raccolta dei meloni, buona parte di questi clandestini. È successo nel Mantovano, a Viadana e Roverbella. Secondo la Flai Cgil di Mantova “lo sfruttamento rappresenta una forma di dumping contrattuale e di concorrenza sleale nei confronti delle imprese che operano nella legalità”
Dalla Redazione
Venivano pagati 6 euro all’ora senza il rispetto delle più basilari norme in materia di salute e sicurezza i braccianti impiegati per la raccolta dei meloni e altre orticole in due aziende agricole gestite da indiani, una donna e un uomo, con sede a Viadana e Roverbella, nel Mantovano. 6 euro all’ora è circa la metà di quanto previsto dal contratto collettivo di categoria applicato nella provincia di Mantova. Inoltre i lavoratori erano senza contratto e buona parte di essi clandestini. Lo hanno scoperto i carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Mantova, insieme ai militari del comando provinciale, durante una serie di controlli su lavoro nero e sfruttamento in agricoltura.
I controlli hanno interessato due aziende agricole, una a Viadana e una a Roverbella, entrambe intestate a cittadini stranieri. A Viadana i militari hanno identificato sette braccianti, quattro dei quali completamente in nero. A Roverbella la situazione è risultata analoga: su dodici lavoratori controllati, otto erano privi di regolare contratto. Gli accertamenti hanno fatto emergere l’impiego di manodopera clandestina. Le testimonianze raccolte dai carabinieri delineano un quadro di forte sfruttamento, con numerose violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. Inoltre, molti lavoratori erano impiegati senza che fosse stata verificata la loro idoneità fisica alle mansioni.
Per i titolari indiani delle due aziende sono scattate sanzioni amministrative e ammende per complessivi 46 mila euro, oltre alla sospensione immediata dell’attività imprenditoriale per l’elevata presenza di lavoratori in nero. Una donna indiana di 25 anni, titolare dell’azienda di Roverbella, e un connazionale di 45 anni, a capo della ditta di Viadana, sono stati denunciati per le violazioni accertate in materia di sicurezza sul lavoro. Sulla vicenda è intervenuta la Flai Cgil di Mantova, che da anni è impegnata con il sindacato di strada per combattere caporalato, lavoro nero e violazioni delle norme sulla sicurezza, e ora chiede un impegno condiviso per contrastare lo sfruttamento del lavoro nei campi.
Come riporta l’edizione Lombardia del Corriere della Sera, secondo il segretario provinciale di Flai Cgil, Ivan Papazzoni, il fatto che gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta siano di origine straniera “non deve distogliere l’attenzione dal problema di fondo, che riguarda l’intero comparto agricolo: lo sfruttamento e il caporalato rappresentano una forma di dumping contrattuale e di concorrenza sleale nei confronti delle imprese che operano nella legalità. Restano interrogativi sulla filiera commerciale a cui vengono conferiti i prodotti di queste aziende, che non sembrano destinati, dalle prime verifiche, né alla grande distribuzione né ai mercati tradizionali”.
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