Caporalato nel Mantovano: due moldavi arrestati e due italiani sotto indagine
Sfruttamento di oltre 50 lavoratori clandestini e violazioni diffuse, che vanno da orari di lavoro estenuanti a salari sproporzionati e condizioni abitative precarie. È quanto emerso dall’operazione dei Carabinieri nel Mantovano che ha portato all’arresto di due imprenditori moldavi e all’indagine su due italiani. Al centro della vicenda il meccanismo fraudolento delle “cooperative senza terra”
Dalla Redazione
Caporalato, sfruttamento illecito di manodopera e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: sono questi i capi di accusa che pendono su due imprenditori di origine moldava residenti a Sermide e Felonica, nel Mantovano, nei confronti dei quali sono stati emesse due ordinanze di custodia cautelare in carcere, come riporta la Gazzetta di Mantova. I due imprenditori sono infatti al centro di una maxi indagine coordinata dalla Procura di Mantova e condotta dai Carabinieri del Nucleo investigativo mantovano con il supporto del Nucleo Ispettorato del Lavoro, che si è avvalsa anche cooperazione internazionale di Europol.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due imprenditori avrebbero reclutato oltre 50 connazionali in condizioni di grave bisogno, inducendoli a entrare illegalmente in Italia e a utilizzare documenti falsi attestanti una cittadinanza rumena. In questo modo, i lavoratori risultavano formalmente comunitari e potevano essere impiegati presso aziende italiane, in particolare agricole, tramite contratti d’appalto fittizi.
Sfruttamento di manodopera clandestina
Dalle indagini sono emerse gravi irregolarità: salari sproporzionati, turni fino a 16 ore giornaliere senza riposo settimanale, mancanza di formazione sulla sicurezza, alloggi a pagamento in condizioni precarie e sorveglianza costante. I lavoratori, sotto minaccia di licenziamento e rimpatrio, erano sottoposti a rigide restrizioni. Durante le perquisizioni, condotte anche nelle province di Ferrara e Rovigo, sono stati sequestrati documenti, dispositivi informatici e 12.650 euro in contanti.
Coinvolti anche due imprenditori italiani
Nell’ambito della stessa operazione, i carabinieri hanno notificato un invito a comparire a due imprenditori italiani – un 39enne residente nel Mantovano e un 56enne del Ferrarese – ritenuti responsabili di aver impiegato la manodopera reclutata illegalmente dai due moldavi. Gli investigatori avrebbero accertato la consapevolezza da parte loro delle condizioni di sfruttamento.
Le cooperative spurie e il “caporalato legalizzato”
Nel corso dell’indagine è emerso il collegamento con il fenomeno delle cosiddette “cooperative spurie” o “senza terra”, strutture che operano come intermediari di manodopera senza possedere terreni o mezzi propri. Si tratta di realtà spesso gestite da cittadini stranieri, che forniscono forza lavoro a vari settori, tra cui agricoltura ed edilizia, mascherando forme di intermediazione illecita dietro una parvenza di legalità. Una sorta di caporalato legalizzato, in sostanza, dove vengono favorite forme di intermediazione illecita, garantendo una parvenza di legalità.
È in questo contesto che si inserisce anche la vicenda di Artiom e Amelia, una coppia moldava arrivata in Italia con documenti falsificati e costretta a lavorare in condizioni di sfruttamento, come raccontato da Laurent Liebstein della Cooperativa Lule Onlus, si legge sulla Gazzetta di Mantova.
Massima attenzione delle autorità
Le attività di controllo sul territorio proseguiranno. La Gazzetta di Mantova riporta che il fenomeno dello sfruttamento nel settore agricolo locale è da tempo al centro dell’attenzione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Roberto Bolognesi, e dell’Arma dei Carabinieri, che continueranno nei prossimi mesi le verifiche per contrastare il caporalato.
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