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                      Caporalato: sequestrata StraBerry, le fragole milanesi a chilometro zero

                      StraBerry-Milano

                      Alcune delle biciclette usate per la vendita di fragole e frutti di bosco

                      “Un’impresa giovane e innovativa che rappresenta la più grande realtà in Lombardia che coltiva i frutti di bosco”. Così si legge sul sito della StraBerry di Milano, azienda innovativa produttrice di fragole e piccoli frutti premiata nel 2013 e 2014 con l’Oscar Green di Coldiretti, e sequestrata il 24 agosto con l’accusa di caporalato dai finanzieri del Comando provinciale di Milano. L’azienda, situata in Cascina Pirola di Cassina de Pecchi e fondata dal bocconiano Guglielmo Stagno d’Alcontres, prevedeva un sistema di sfruttamento della manodopera agricola a danno di circa 100 lavoratori extracomunitari con una paga oraria di soli 4,5 euro, ma anche minacce di licenziamento, vessazioni e richieste di eccessivi sforzi fisici per accelerare la raccolta. Precarie e degradanti inoltre le condizioni di sicurezza e di igiene in cui i braccianti erano costretti a lavorare. Al termine delle indagini, Cascina Pirola di Cassina de Pecchi (dal valore complessivo di oltre 7,5 milioni di euro) è ora sotto sequestro, mentre sette persone tra cui i due amministratori, sorveglianti, amministrativi e un consulente sono stati denunciati per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera

                      Dalla Redazione

                      straBerry

                      StraBerry, il sequestro è avvenuto il 24 agosto 2020

                      Sequestrata con l’accusa di caporalato Cascina Pirola di Cassina de Pecchi, conosciuta come StraBerry, le fragole a km zero di Milano e che aveva ricevuto riconoscimenti anche da Coldiretti (leggi qui). Il sistema di sfruttamento della manodopera agricola, a danno di circa 100 lavoratori extracomunitari che venivano pagati 4,5 euro l’ora, prevedeva minacce di licenziamento, sforzi fisici eccessivi per accelerare la raccolta della frutta. Per questo motivo i finanzieri del Comando provinciale di Milano hanno sequestrato la StraBerry su decreto emesso dalla procura della Repubblica del Tribunale di Milano, convalidato poi dal gip.

                      Dal valore complessivo di oltre 7,5 milioni di euro, l’azienda fondata da Guglielmo Stagno D’alcontres è situata a circa 15 km dal centro di Milano e comprende serre riscaldate con pannelli fotovoltaici dove vengono coltivate fragole e piccoli frutti in orti sospesi, dove ogni giorno viene prodotta energia pulita per 5 mila persone, oltre tutta quella che serve per gli impianti dell’azienda. Il raccolto viene poi distribuito in tutta la città con delle Apecar e delle biciclette insieme a confetture, succhi di frutta, piantine e frullati preparati sul momento per i turisti o i passanti (leggi qui).

                      Non sembrano essere sufficienti però le certificazioni e i sistemi di tracciabilità di cui l’azienda dispone, come il QR code per sapere chi ha raccolto, quando e dove le fragole che si stanno acquistando, per evitare fenomeni di sfruttamento, caporalato e omissione delle norme anti Covid-19.

                      StraBerry-Milano

                      Alcune delle biciclette usate per la vendita di fragole e frutti di bosco

                      Le indagini svolte dalla compagnia di Gorgonzola hanno così permesso di rilevare all’interno di StraBerry delle anomalie nelle assunzioni e nelle retribuzioni dei dipendenti dell’azienda e la violazione delle norme che regolano l’impiego di braccianti agricoli. I lavoratori erano obbligati a prestare turni di oltre 9 ore al giorno e ricevevano in cambio una paga oraria di 4,5 euro, nettamente inferiore a quella minima prevista dal contratto collettivo nazionale. Alla ingiusta retribuzione si aggiungevano condizioni degradanti di lavoro: i braccianti erano vessati, vigilati costantemente dai responsabili e costretti a sforzi fisici pesanti per velocizzare la raccolta dei frutti senza tenere conto delle norme anti-Covid sul distanziamento sociale. I titolari dell’azienda facevano leva sul bisogno di lavorare per minacciare gli extracomunitari di licenziamento se non si fossero adeguati alle pressanti condizioni richieste: riuscivano così a ridurre il costo della manodopera e a massimizzare i guadagni. Un quadro “schiavista” raccolto dalla Finanza che comprendeva anche la prassi di assumere il lavoratore per due giorni di prova senza compenso con la libertà di non confermarlo e approfittare così della manodopera gratuita.

                      Nel sito della società, StraBerry si presenta come “un’impresa giovane e innovativa che rappresenta la più grande realtà in Lombardia che coltiva i frutti di bosco” ed esibisce il riconoscimento Oscar Green ottenuto da Coldiretti nel 2013 e 2014 e il riconoscimento di ‘produttore di qualità ambientale Parco agricolo Sud Milano’ per l’impegno nell’ambiente. Sono oltre 6 mila i suoi follower su instagram. Il suo fondatore e amministratore delegato è il bocconiano 31enne siciliano adottato milanese Guglielmo Stagno d’Alcontres, che per un periodo ha anche ricoperto il ruolo di consigliere regionale Coldiretti.

                      StraBerry-Guglielmo-Stagno-d-Alcontres

                      Guglielmo Stagno d’Alcontres, fondatore di StraBerry

                      Al termine delle indagini sono state denunciate per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera sette persone, tra i quali oltre ai due amministratori di StraBerry anche due sorveglianti, due impiegati amministrativi e il consulente dell’azienda che predisponeva le buste paga.

                      La procura della Repubblica ha disposto il sequestro di tutti i beni della società: 53 immobili tra terreni e fabbricati, 25 veicoli e tre conti correnti e la nomina di un amministratore giudiziario per continuare l’attività dell’azienda nel rispetto delle leggi vigenti. Durante l’esecuzione del provvedimento all’interno di StraBerry, i finanzieri, grazie anche al supporto del personale dei Vigili del Fuoco e dell’Ats di Milano, hanno potuto verificare le precarie condizioni di sicurezza e di igiene in cui i braccianti erano costretti a lavorare. Come riporta il comunicato della Guardia di Finanza: “Erano assenti i dispositivi di protezione individuale, spogliatoi, docce e insufficienti servizi igienici (per tutti i lavoratori era presente un solo bagno chimico esterno). Inoltre mancava il piano di prevenzione incendi e il piano di emergenza. Precario era sia il deposito dei generi alimentari destinato alla GDO, infatti sono stati sequestrati oltre 27.000 barattoli di marmellata esposti al sole, sia il deposito per i diserbanti e fitofarmaci: sostanze che i responsabili facevano utilizzare direttamente ai braccianti, privi di ogni formazione, esponendoli così ad un grave rischio per la salute”.

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