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                      Carciofi in affanno, ma in Gdo anche offerte di prodotto egiziano

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                      Carciofi egiziani in offerta da Aldi dal 5 all'11 gennaio 2026 (copyright: Fm)

                      Dopo un avvio di campagna brillante, per i carciofi il mercato è diventato pesante, da metà dicembre, con un’offerta abbondante e una qualità non sempre elevata. A comandare è sempre il clima da una parte, e la legge della domanda e dell’offerta dall’altra. A complicare la situazione si sono aggiunti i carciofi del Nord Africa, Egitto e Tunisia in particolare, che alcune insegne della Gdo nei primi giorni di gennaio hanno messo in offerta, facendo una concorrenza spietata al prodotto nazionale

                      di Eugenio Felice

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                      Carciofi egiziani in offerta da Aldi dal 5 all’11 gennaio 2026 (copyright: Fm)

                      È inizio gennaio e da un paio di settimane nei gruppi social sentiamo parlare di difficoltà per i produttori di carciofo, uno dei prodotti simbolo dell’inverno e del made in Italy. Soprattutto in Puglia, dove il clima a dicembre è stato molto rigido, con gelate frequenti e diffuse in diverse aree. L’offerta sui mercati è abbondante, la Sicilia spinge, la qualità non è sempre omogenea, la domanda è debole, con conseguenze pesanti sui prezzi. Peccato, perché l’inizio della campagna è stato brillante, almeno fino a metà dicembre. Poi la situazione si è deteriorata e anche il Natale non ha risvegliato la domanda.

                      Facciamo visita a un supermercato a insegna Aldi, a Verona, il 7 gennaio e ci imbattiamo all’ingresso in un manifesto che mette in evidenza i prodotti in offerta. Tra questi due cupolini di carciofo violetto a 1,00 euro al mazzo (minimo 250 grammi al pezzo), con il 40% di sconto. Appena entriamo in effetti ci troviamo davanti la bella esposizione della foto, con prodotto di una certa qualità ed uniforme. A guardare bene il cartellino, però, notiamo che in piccolo è indicata come origine l’Egitto. Non abbiamo idea di quanti consumatori possano accorgersene, ma ragionevolmente piuttosto pochi.

                      “Programmando acquisti dal Nord Africa, perché questi non sono arrivi casuali, senz’altro non si tutela la produzione nazionale”, commenta un produttore italiano. “In questa fase in cui c’è tanto prodotto, con l’offerta che supera di molto la domanda, sconti e promozioni dovrebbero essere fatti sul prodotto italiano, per aiutarlo a smaltire i volumi, non sul prodotto d’importazione. I supermercati da anni parlano di fare partnership e programmazione, ma poi la fanno e la rispettano solo quando gli fa comodo e comprano all’estero quando costa meno. L’origine, almeno, dovrebbe essere sempre messa in bella evidenza”.

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                      Carciofi egiziani e italiani in offerta da Esselunga l’11 gennaio 2026 (copyright: Fm)

                      Per vederci più chiaro siamo andati da Esselunga, in Corso Milano a Verona, l’11 gennaio. Anche qui carciofi in offerta, o meglio a “prezzi corti”, con sconto variabile tra il 20 e il 25% a seconda della tipologia. Cinque le referenze. Dobbiamo ammettere che qua l’attenzione del consumatore viene messa a dura prova, nel caso fosse interessato a trovare l’origine, perché nel cartellino dei mazzi nelle quattro ceste al ripiano più basso viene indicato “vedi etichetta” e solo lì, in piccolo, nella fascetta dei mazzi, sotto il nome del fornitore italiano che potrebbe trarre in inganno, c’è scritto “Or Egitto”.

                      “Non è solo una questione di prezzo”, ci commenta un altro operatore italiano. “La grande distribuzione ha bisogno di forniture regolari, nei volumi e nella qualità, e non sempre la produzione italiana è in grado di garantirla. Per questo l’Italia importa pesche e nettarine spagnole d’estate o carciofi nordafricani d’inverno. Solo per fare due esempi. Sul carciofo la partenza è stata rallentata dal caldo e dalla siccità di agosto e settembre, con pochi volumi e prezzi alti, ma quando sui mercati si è riversato il prodotto medio e medio tardivo, diciamo da metà dicembre, la situazione si è fatta pesante, con i prezzi che sono andati a picco”.

                      “Il problema – continua l’operatore italiano – è esploso sotto le festività natalizie quando non c’è stata quell’euforia che ci si aspettava lato consumi. A peggiorare ulteriormente le cose sono arrivate le importazioni programmate da Egitto e Tunisia, tipiche di gennaio e febbraio. Va considerato che oggi non c’è una coltura invernale che brilla, se guardiamo agli ortaggi. Il problema, che siano carciofi, finocchi o broccoli, è che si produce più di quando il mercato richiede. Mettendoci dentro anche l’estero, penso alla Germania. Dovremmo andare verso una riduzione controllata dei volumi, alzando contestualmente la qualità”.

                      “Un percorso per nulla semplice – conclude – quando la produzione è frammentata e disorganizzata. È facile additare il prodotto straniero come la causa dei problemi, ma dovremmo prima guardare quello che succede in casa nostra e i macro trend. L’Egitto in venticinque anni è passato da esportare patate e cipolle per 127 milioni di dollari a esportare oggi frutta e ortaggi dei più svariati tipi per 4,5 miliardi di dollari. Esporta più arance della Spagna. In Italia i consumi di ortofrutta negli ultimi due anni sono in crescita, ma ci sono prodotti che salgono, come esotico e piccoli frutti, altri che scendono. E i carciofi non fanno parte del primo gruppo…”.

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