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            Carota di Ispica: una storia di successo “al contrario”

            Massimo Pavan, imprenditore veneto doc, è sceso nell’ultimo lembo del Paese, nell’angolo più rigoglioso della Sicilia, tra Noto e Pachino, per coltivare carote.  La novella di Ispica, per la precisione, con tanto di disciplinare e indicazione geografica protetta

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            “Tutti sono bravi a coltivare carote, in Italia come in Germania, per esempio, ma la fragranza intensa, il colore arancione vivo, la dolcezza, la croccantezza e la maggior quantità di betacarotene contenuta si possono trovare solo nella varietà di Ispica”, spiega l’imprenditore.

            Così questo diventa il racconto di un’avventura alla rovescia: da Nord a Sud e non viceversa, come di consueto. La famiglia Pavan, che nel chioggese produce ortaggi di vario genere, arrivò in Sicilia negli anni ’70 per poi fondare la Pef Srl. Nella stagione – che va da fine settembre a fine febbraio – si arriva a produrre 1.100 tonnellate che in gran parte partono per la Germania.

            Le carote novelle Igp di Ispica vengono vendute in vaschette da un chilo a un prezzo che varia, per il produttore, tra 50 e 70 centesimi. Grosso modo Pavan ricava altrettanto in Germania (principale mercato di esportazione): l’aggravio per la spedizione è di una decina di centesimi, “nulla per avere un prodotto di qualità e fresco”. La differenza sta proprio in questo, nella freschezza. In Germania come nel Nord Italia si producono carote, ovviamente, ma tra luglio ed ottobre, poi si stocca il raccolto nei frigo. “Noi, invece, iniziamo a raccogliere quando gli altri finiscono, perché questa è la zona più assolata d’Europa: per la precisione Pachino è, secondo i dati Istat, la città più assolata del continente”, dichiara Pavan. Dunque qualità a prezzi concorrenziali. Anche in questo settore, comunque, c’è chi riesce a metter in pratica frodi milionarie.

            Sono i furbetti che ci danneggiano, quelli che producono zucchine in Turchia, pomodori in Marocco, carote in Israele, appunto, spacciandoli per ortaggi italiani. Controlli alle dogane non se ne vedono e quindi le truffe vanno avanti. Io credo – afferma l’imprenditore – che sia arrivato il momento di adottare anche per le carote e per tutti i prodotti agricoli la legge sull’etichettatura introdotta per l’olio extravergine, solo così possiamo davvero tutelare il Made in Italy, i nostri prodotti di qualità”. Ma per la carota novella di Ispica, come per i pomodori di Pachino, i mandarini di Ciaculli o le arance dell’Etna un problema c’è: la distanza dai mercati. Ci vogliono, infatti, 3 giorni di viaggio per arrivare su al Nord, troppi, per tener testa ad una concorrenza spietata.

            Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno