Castagne: da nord a sud, produzione a fasi alterne. In Toscana +20% sul 2023
Entra nel vivo la stagione delle castagne. Un’annata che fa emergere un Paese spaccato. Bene la Toscana con una produzione del 20% superiore al 2023, male la Puglia con il segno negativo del 90%. L’Italia si conferma il terzo produttore europeo con il primato di maggior importatore su scala mondiale. Bene anche l’export, in cui l’Italia è seconda solo alla Cina
Di Matteo Sambugaro
È iniziata la stagione delle castagne, in un contesto complessivo, come riportato da Coldiretti, che vede l’Italia come primo Paese importatore al mondo con 73 milioni di euro di castagne importate nel 2023.
Il quadro mondiale della castanicoltura vede concentrarsi in Asia l’82% della produzione, con la Cina in testa, seguita dall’Europa (17%); l’Italia è il terzo Paese produttore sul continente europeo dopo Turchia e Spagna, tallonata da Grecia e Portogallo.
Se da un lato, come accennato, l’Italia emerge come primo Paese importatore al mondo, al contempo si registrano ottimi risultati anche nell’export. Infatti, pur vendendo oltre confine bassi quantitativi, circa 15.000 tonnellate contro i 37.000 della Cina, le esportazioni valgono circa 65 milioni di euro, posizionando l’Italia al secondo posto nel mondo dopo il Paese del Dragone, segno che il valore del patrimonio castanicolo tricolore è importante e riconosciuto fuori dai nostri confini e ci sono margini importanti di crescita per i castanicoltori italiani, anche per ridurre la dipendenza dall’estero.
Un’Italia spaccata a metà, con regioni che vedono una produzione all’insegna del segno positivo e altre meno. Due esempi su tutti: Toscana e Puglia. Da un lato la Puglia con un’annata magra, a causa della siccità e dell’umidità nella fase cruciale della piante in produzione. Come non bastasse, oltre alle componenti meteo, c’è stato anche un forte attacco di peronospora del castagno, la bruciatura fogliare, che fa cadere le foglie ma anche i ricci, rendendo nullo il raccolto. Questo, quanto emerge dal monitoraggio effettuato dalla Coldiretti Puglia, che stima il crollo della produzione di castagne fino al 90%.
Salendo la penisola, in Toscana la produzione è andata decisamente meglio. È un’annata generosa, sopra la media degli ultimi anni, quella che si profila quando la raccolta è appena iniziativa (+ 20%) e durerà per le prossime due-tre settimane, tempo permettendo. A dirlo è Coldiretti Toscana sulla base delle stime dell’Associazione Nazionale Città del Castagno che monitora costantemente le aree di produzione. “Castagne e marroni accendono l’autunno delle comunità rurali destagionalizzando il turismo di borghi e paesi di montagna dove gli agriturismi sono la naturale porta di ingresso alle tradizioni e alla buona cucina contadina. – spiega Letizia Cesani, Presidente Coldiretti Toscana.
Da evidenziare, infine, la situazione della castanicoltura cuneese che vede una crescita del +20% in 10 anni di castagneti da frutto in provincia di Cuneo
Come indicato da Coldiretti, in provincia di Cuneo si contano oggi oltre 2.000 aziende e 4.100 ettari di superficie coltivata. Le maggiori concentrazioni di castagneti si registrano nelle vallate del Monregalese e Cebano (1.187 ettari), ai piedi della Bisalta (533 ettari), in valle Stura (331 ettari) e in valle Vermenagna (320 ettari). Seguono la valle Grana, la valle Po, la valle Maira, la valle Varaita e, a distanza, la valle Gesso. Nell’ultimo decennio – spiega Coldiretti – i castagneti cuneesi sono aumentati in superficie del 20% grazie alla realizzazione di nuovi impianti in pianura, dove oggi arrivano a coprire una superficie di circa 700 ettari; nel territorio comunale di Cuneo, ad esempio, la superficie coperta da nuovi impianti è aumentata di 107 ettari in meno di vent’anni.
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