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            Conad chiude il 2019 a 14,3 mld, Mdd da 4 mld e chiarezza su Auchan

            Conad

            (copyright: Fm)

            Si è tenuta lo scorso 18 dicembre a Milano la conferenza stampa di fine anno di Conad, in cui l’amministratore delegato Francesco Pugliese e il direttore generale Francesco Avanzini hanno fatto il punto sulla crescita del gruppo e sull’acquisizione dei punti vendita Auchan. Nel corso della conferenza è stata sottolineata la crescita continua di Conad negli ultimi 10 anni, con un 2019 che chiude a quota 14,3 miliardi di fatturato e che potrebbe raggiungere i 18 l’anno prossimo a seguito dell’acquisizione di Auchan. Ma c’è stato tempo anche per una riflessione sull’importanza della Mdd, che da sola registra 4 miliardi del fatturato totale del 2019, e sugli investimenti previsti fino al 2021, oltre che sul tema della complessa acquisizione di Auchan e sul taglio degli esuberi ora a quota di 3.105. Conad – che a questo proposito ha dichiarato di aver dimezzato la cifra iniziale di esuberi – ha annunciato anche la vendita a Carrefour di 28 punti vendita ex Auchan in Lombardia

            di Valentina Bonazza

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            Ha fatto chiarezza la conferenza stampa di fine anno di Conad, che si è tenuta mercoledì 18 dicembre a Milano. A parlare in due momenti differenti l’Ad Francesco Pugliese e il direttore generale Francesco Avanzini. Il 2019 si chiude per Conad con un fatturato di 14,3 miliardi di euro e un incremento di 800 milioni rispetto all’anno precedente (leggi qui), confermandosi il retailer che è cresciuto maggiormente. Se si pensa al 2009, anno in cui chiudeva con un fatturato di quasi 9,3 miliardi, Conad è cresciuta del +54% negli ultimi 10 anni.

            Conad consolida la leadership nei supermercati, con una quota del 22,8% (era 22,4% nel 2018) e quella di mercato in Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Calabria e Sardegna – dove Conad è leader –, oltre in Emilia-Romagna, Marche, Campania, Sicilia e Toscana. Dati ancor più significativi, perché Conad è presente con 515 punti vendita, che corrisponde al 14% della rete, in comuni con meno di 5 mila abitanti, aree in cui l’insegna svolge un ruolo di vicinato e servizio rispetto alle comunità locali.

            I dati della crescita sono da associare anche alla nostra marca commerciale, basata sul valore dell’italianità dei prodotti per rispondere ai bisogni di qualità, sicurezza e convenienza dei clienti, oltre che alla costante domanda di sostenibilità economica, ambientale e sociale di quanto è portato in tavola” ha sottolineato il direttore generale di Conad Francesco Avanzini. Infatti, da soli, i prodotti a marchio Conad (che vedono 600 fornitori complessivi) registrano per il gruppo circa 4 miliardi del fatturato totale del 2019 e crescono a valore dell’8%. Come affermato da Avanzini, tra i pilastri dello sviluppo c’è il potenziamento dei prodotti “Bassi & Fissi”, iniziativa dedicata ai prodotti a marchio Conad che conta 520 prodotti a prezzi ribassati del 26% e che ha aiutato le famiglie italiane a risparmiare una media di 1.441 euro l’anno. Poi il focus sui freschissimi, l’utilizzo di grandi formati nei punti vendita di grandi dimensioni. Ma la marca cavalcherà anche i trend di oggi: prodotti con meno zuccheri, più fibre e cereali e, naturalmente, i superfood (quinoa, mirtillo rosso, chia, etc.).

            Particolare attenzione viene riservata alla sostenibilità, anche perché, come afferma Pugliese, “la sensibilizzazione su questi temi da parte dei consumatori guida ormai le scelte di acquisto”. In  questo caso Conad ha dichiarato di aumentare la percentuale di riciclato nelle confezioni Re-Pet e la totale riciclabilità dei pack, dando priorità ai prodotti delle linee Verso Natura e dei freschissimi, passando dal 38% al 76% della riciclabilità. Sempre più spazio anche a gastronomia, panetteria e ristorazione (con la realizzazione di prodotti dedicati all’area  somministrazione) e la crescita dei prodotti premium, che puntano su gusto, provenienza locale e qualità superiore. Sempre nell’ambito delle sostenibilità ambientale, Conad si pone l’obiettivo “zero impatto ambientale” nella supply chain dell’Mdd Conad attraverso l’ottimizzazione dei flussi logistici e l’ammodernamento della flotta dei mezzi, l’utilizzo del sistema pooling CHEP e dei sistemi CPR System per le casse riutilizzabili per l’ortofrutta. Infine, con la piantumazione di 92.400 pioppi, Conad riesce a risparmiare 17.257 tonnellate di Co2.

            Raggiungono inoltre quota 1,2 miliardi gli investimenti pianificati fino al 2021: il patrimonio netto si è attestato a 2,6 miliardi di euro registrando un +4% rispetto al 2018. Di questi, 482 milioni sono stati stanziati per l’innovazione della rete di vendita nel 2020, in parte per il rinnovo dei punti vendita Ex Auchan e per il lancio del nuovo format Spazio Conad (leggi qui), nato per venire incontro alle più recenti abitudini di acquisto delle famiglie italiane attraverso una rimodulazione delle grandi superfici di vendita, dai 4 mila metri quadri in su. In particolare, si punta a creare aree dedicate alla somministrazione di prodotti di gastronomia e take away, prodotti Bio e Sapori & Dintorni e nuove aree dedicate ai servizi: ottici, farmacie e pet-store.

            Conad era già uno dei top player del mercato: perché ha deciso di acquisire i punti vendita del marchio francese, grazie al quale l’anno prossimo potrebbe toccare i 18 miliardi di fatturato? Sono tre le ragioni principali alla base di questa scelta: complementarità in molte zone del Paese sia per i territori che per il format, interesse per il middle management e, infine, la rete di punti vendita diretti in affitto o di proprietà Auchan. Ad Esempio, nell’area Nielsen 1, che comprende Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia, Conad, prima dell’acquisizione, deteneva solo il 4,4% delle quote di mercato, mentre Auchan il 5.2%. Ecco quindi che l’operazione dà la possibilità a Conad di crescere in Nord Italia e nella categoria Ipermercati, molto presenti in Auchan. Questo format, nonostante il  calo in Italia e all’estero (nei primi 10 mesi 2019 gli ipermercati hanno registrato una flessione del 2.9%, dato certificato Iri), per Conad sembrano funzionare: “I nostri ipermercati crescono tra lo 0,3% e l’1%:- ha specificato Pugliese – anche perché sono strutturati in modo diverso dagli altri”. Diversità che si riscontra nelle diverse metrature: gli Iper Margherita dispongono infatti di una superficie media di 4 mila mq rispetto a quelli di Auchan che possono raggiungere i 12-14 mila mq. Conad dovrà quindi riorganizzare gli spazi, diminuire le superfici e gli addetti con tutte le conseguenze del caso, poi ancora cambiare gli assortimenti e puntare sui freschi.

            Questa acquisizione di quote di mercato, che a Conad mancavano, rientra quindi nel programma di accelerazione della crescita, anche perché, come ha spiegato Pugliese, “di cemento se ne può costruire sempre meno, ed è meglio riqualificare ciò che già c’è in posizioni ormai consolidate e vincenti, piuttosto che costruire da zero”.

            Inoltre, le competenze del middle management di Auchan erano di interesse per Conad, al contrario dell’alto management di Auchan, che li ha portati a compiere “decisioni strategiche scellerate” che hanno portato l’azienda a perdere 1,1 milione di euro al giorno e 1 miliardo in tre anni, come ha spiegato Pugliese nel corso della conferenza. Nessun interesse, invece, per i 909 punti vendita (a luglio 2019) legati ad Auchan da un contratto di master franchising, una formula che Pugliese ha definito “non strategica”. Ad oggi, infatti, sono 73 i punti vendita legati a Conad con questa formula, e molto probabilmente questi non entreranno a far parte della rete Conad alla scadenza del contratto.

            Sempre a luglio 2019 erano 261 i franchising legati ad Auchan, che diventeranno 75 nel 2020. Interesse invece per i punti vendita diretti in affitto o di proprietà Auchan: dei 269 registrati a luglio 2019, i primi 66 sono già passati a Conad, adottando il sistema del gruppo in tutte le fasi di gestione e di processi e appoggio alle cooperative del gruppo. In particolare, per quanto riguarda la gestione dell’ortofrutta, gli ex Auchan adotteranno nel reparto ortofrutta il sistema CPR System, che Auchan non utilizzava, e non è assolutamente da escludere che gli ex Auchan che cambiano insegna si rivolgeranno ai fornitori degli ex Auchan, soprattutto in quelle aree di mercato in cui Conad era poco presente, come ad esempio in Lombardia, spiega Avanzini ad Fm.

            Poi il tema caldo degli esuberi: a luglio 2019 Auchan contava 16.140 dipendenti, con un esubero di 6.197 addetti. Anche i costi delle strutture e dei dipendenti erano fuori controllo in Auchan, come rimarca Pugliese:“un’azienda del retail ha due costi da gestire: quello dell’affitto che non deve superare il 3% (Auchan aveva il 5,8%); e il costo del personale che non deve superare il 12% (Auchan aveva il 18%)”. Ora, grazie a interventi di recupero si registrano 3.105 esuberi, dimezzati quindi del 50%. “Stiamo salvando 13mila posti di lavoro – afferma con schiettezza Francesco Pugliese, in chiusura della conferenza stampa, che prosegue – ma a questo in molti non guardano. Siamo impegnati nel salvare il maggior numero possibile dei dipendenti e stiamo lavorando per arrivare vicino al saldo zero, senza chiedere interventi da parte dello Stato”. Prima tra tutti la mobilità incentivata che è già stata lanciata in Lombardia. L’azienda, inoltre, conta di riassorbire parte degli esuberi nei negozi che occuperanno gli spazi lasciati liberi dagli ipermercati e presso i fornitori della marca del distributore. Sono invece 230 i dipendenti in area di pensionamento, mentre altri 30 sono in lizza per diventare imprenditori di Conad.

            Infine, l’accordo siglato tra Conad e Carrefour: quest’ultima ha infatti acquisito da Conad 28 punti vendita ad insegna Auchan dislocati in Lombardia, principalmente del formato di prossimità con superficie compresa tra 150 e 600 mq. Il completamento dell’operazione, che prevede la salvaguardia dei posti di lavoro, verrà reso noto nel 2020. A fronte di questa operazione, Conad ha inoltre annunciato di comprare un punto vendita in Veneto da Carrefour. Come ha spiegato Francesco Pugliese, per la cooperativa questa è una strategia che da un lato passa per cessioni e dall’altro per nuovi investimenti mirati, in un’ottica di migliore copertura del territorio, riduzione degli esuberi, ma anche logiche di mercato, in cui si lavora sempre nell’ottica do ut des: “Non sempre si può dare alla controparte solo quello che non si desidera – ha spiegato Pugliese – ma si è dovuto trovare un equilibrio inserendo nella partita altri punti vendita. La contropartita però è che otteniamo in cambio un ipermercato nel Nord est”.

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