Conip, “il sistema di closed loop è più sostenibile di qualsiasi altra forma di riuso”
Entro 18 mesi dall’entrata in vigore del PPWR, gli imballaggi per il trasporto o per la consegna dei prodotti nell’ambito di uno Stato membro dovranno essere riutilizzabili, salvo una deroga da parte dello Stato qualora l’Italia raggiunga il 55% di riciclo di tutti gli imballaggi in plastica. Ma l’anello chiuso di riciclo gestito dal Conip – Consorzio Nazionale Imballaggi in Plastica per le casse Usa e Recupera risulta essere molto più virtuoso e meno impattante da un punto di vista ambientale rispetto a qualsiasi ipotesi di un loro riuso secondo i nuovi indirizzi: lo dimostra un nuovo studio comparativo presentato a Macfrut, nel corso di una tavola rotonda a cui hanno partecipato anche il presidente di Coldiretti Ettore Prandini e l’eurodeputato Salvatore De Meo
di Carlotta Benini
“Nel 2023, grazie al sistema virtuoso di ‘closed loop’, è stato recuperato e avviato a riciclo il 75% delle casse immesse sul territorio nazionale. Il nostro sistema è così efficace, efficiente e sostenibile che porta grandissimi vantaggi, ambientali ed economici, a tutta la collettività”. Per questo, di fronte a un esempio come quello del Conip, modello di eccellenza in fatto di economia circolare, risulta incongruente quanto previso dal nuovo Regolamento Europeo sugli Imballaggi, che vuole favorire il riuso a discapito del riciclo. Lo ha fatto notare Fabiola Mosca, direttrice generale del Consorzio Nazionale Imballaggi in Plastica, durante il convegno a Macfrut in cui sono stati presentati i dati di un nuovo studio volto a misurare la sostenibilità del sistema ad “anello chiuso” di riciclo gestito dal Conip. È un approccio, quello contenuto nel cosiddetto PPWR, “ideologico”, che demonizza la plastica, “senza considerare che il problema non è il materiale in sé, ma la sua gestione a fine vita”, ha sottolineato Mosca. Perché, con una corretta gestione post consumo, la plastica non è un rifiuto, bensì una risorsa.
Lo dimostra appunto lo studio comparativo condotto dalla società Valore Sostenibile ESG Consulting per Conip, con l’intento di quantificare e valutare gli impatti ambientali relativi alla fase d’uso e di rigenerazione di una cassetta riutilizzabile rispetto all’impatto dell’intero ciclo di vita delle casse Usa e Recupera del consorzio, 100% riciclate. I risultati dello studio sono stati presentati alla 41esima edizione della kermesse ortofrutticola riminese, in una tavola rotonda a cui hanno preso parte, oltre alla direttrice di Conip, il presidente del consorzio Domenico D’Aniello, l’ing. Massimo Lombardi di Valore Sostenibile ESG Consulting, l’eurodeputato on. Salvatore De Meo e il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.
Casse Conip più sostenibili fino al +140%: i dettagli dello studio
Nello studio sono stati messi a confronto gli impatti del ciclo di vita delle casse Usa e Recupera a marchio Conip, con gli impatti delle fasi d’uso e rigenerazione di casse in plastica a pareti abbattibili. Per la determinazione degli impatti dei prodotti Conip si è fatto riferimento al LCA (Life Cycle assessment) 2023 alla relativa EPD di Settore S-P-09896 Cassette in PP riciclato “Usa e Recupera” 360g. Per le casse a pareti abbattibili, invece, è stata utilizzata la “Mappatura delle pratiche di riutilizzo degli imballaggi in Italia: valutazione LCA della pratica di riutilizzo delle cassette a sponde abbattibili per il settore ortofrutticolo”, realizzato dal Gruppo di ricerca AWARE del Politecnico di Milano.
Lo studio comparativo ha dimostrato come l’impatto GWP (climate change) della sola fase d’uso e rigenerazione delle casse a pareti abbattibili risulta maggiore dell’intero ciclo di vita delle casse a marchio Conip (0,401kg CO2e). Nel dettaglio, risulta superiore del 32,9% per lo Scenario 1 (dati dello Studio Aware integrati in maniera conservativa per le fasi del ciclo di vita non considerate dallo Studio del Politecnico) e addirittura del 139,9% per lo Scenario 2 (dati studio Aware integrati con dati primari di azienda utilizzatrice delle casse che opera la rigenerazione). I risultati di impatto mostrano come questi dipendano principalmente dai trasporti, dai consumi energetici e dal reintegro delle casse disperse.
Secondo questi risultati il ciclo chiuso di riciclo gestito da Conip per le casse Usa e Recupera risulta essere meno impattante da un punto di vista ambientale rispetto a qualsiasi ipotesi di loro riuso. Accanto agli impatti ambientali, però, vanno considerati molti altri fattori che guidano i fruitori a scegliere un imballaggio piuttosto che un altro (ad es. la necessità di conservare nella giusta modalità un alimento per evitare spreco alimentare e rischi per la salute pubblica; la necessità di servire un mercato polverizzato dove non è possibile recuperare in maniera efficiente i contenitori per un eventuale rigenerazione e riuso).
Casse usa e recupera vs casse riutilizzabili a pareti abbattibili: due mercati molto diversi
Confrontare gli impatti ambientali di packaging differenti per valutarne la sostenibilità, è condizione necessaria ma assolutamente insufficiente se nessuno dei materiali considerati può costituire una valida alternativa all’altro per caratteristiche richieste, sicurezza e mercati serviti. “Nel nostro caso, ad esempio, da tempo i produttori e gli utilizzatori di casse per ortofrutta già differenziano, a ragione, il tipo di casse utilizzate in funzione dei mercati serviti – sottolinea il presidente di Conip Domenico D’Aniello -. Mentre le casse a pareti abbattibili vengono impiegate per servire clienti grandi e centralizzati (packers, GDO), le casse Usa e Recupera hanno un mercato completamente diverso fatto di distributori e mercati generali che, a loro volta, distribuiscono il prodotto a dettaglianti, piccoli supermercati e a tutto il mondo horeca, senza considerare tutta l’ortofrutta che viene esportata in tali casse”. Sarebbe dunque difficile sostituire le casse Usa e Recupera con quelle riutilizzabili in un mercato così capillare, dove si sovrappongono diverse figure e dove il loro ritiro per la rigenerazione diventerebbe alquanto improbabile con il rischio che vadano in gran parte disperse.
Infatti, il mercato delle casse a pareti abbattibili è contraddistinto da: bassi tassi di dispersione (circa 2% dell’immesso al consumo) grazie alla preponderanza del rapporto one to one con il cliente che favorisce una corretta logistica e gestione delle casse; percorrenze elevate per raggiungere i clienti (soprattutto packer), che spesso sono lontani dalle aree di produzione ortofrutticola e spesso all’estero.
All’opposto, il mercato delle casse Usa e Recupera si caratterizza per: elevati tassi di dispersione (circa 25% dell’immesso al consumo) e basse percorrenze.
In uno scenario così delineato dove, a causa della tipologia di clienti serviti, un alto tasso di dispersione della casse è fisiologico, immaginare l’ipotesi del loro riuso, anche al di là dei risultati di impatto ambientale definiti dallo studio, paradossalmente porterebbe a conseguenze poco ‘virtuose’, sottolinea il Conip.

I relatori della tavola rotonda a Macfrut, da sinistra: Massimo Lombardi, Fabiola Mosca, Domenico D’Aniello, Ettore Prandini, Salvatore De Meo (copyright: Fm)
Infatti, ad ogni ciclo di rigenerazione almeno il 25% delle casse immesse al consumo dovrebbe essere prodotto ex novo per ricostituire lo stock iniziale e, trattandosi di casse destinate al riuso, non sarebbero realizzate come le attuali Usa e Recupera ma sarebbero molto più pesanti e impiegherebbero plastiche vergini, con un conseguente aumento dell’impatto ambientale complessivo, di certo assai meno sostenibile rispetto al ciclo attuale di riciclo gestito da Conip.
La tavola rotonda a Macfrut
Come ricordato dal presidente D’Aniello e dalla direttrice Mosca, l’attività di Conip è orientata al riciclo degli imballaggi, l’adozione del sistema “closed loop”, “ad anello chiuso”. Il problema rilevato dai vertici Conip è che, almeno nelle prime fase, il Regolamento Europeo appena approvato si basava solo sul riuso, escludendo quasi del tutto l’attività di riciclo dei materiali, che pure da decenni è stata intrapresa anche con l’incoraggiamento della stessa Unione Europea.
Una posizione per fortuna in parte rientrata nel corso dei vari passaggi di confronto sul Regolamento Europeo, e il presidente di Coldiretti Ettore Prandini ha sottolineato l’importanza di questo risultato, ottenuto grazie al dialogo continuo con gli europarlamentari anche di altri Paesi per il miglioramento complessivo delle nuove direttive. “Siamo riusciti a ottenere buoni risultati – ha dichiarato Prandini – ma sarà indispensabile riprendere il confronto sul Regolamento con la prossima Commissione Europea, concentrandoci in particolare proprio sull’ortofrutta”.
Anche l’onorevole Salvatore De Meo, che ha seguito da vicino l’iter della normativa come membro della Commissione Agricoltura, ha rimarcato la rigidità delle regole iniziali e il chiaro approccio antiplastica. L’Italia è riuscita a fare sistema e a mitigare queste posizioni, arrivando a una mediazione che ha portato alla concessione di deroghe per i singoli Stati. Ma sul tappeto rimangono ancora possibili criticità, come il rischio i frammentazione del mercato interno UE. “Per questo – ha concluso l’onorevole – nella prossima legislatura dovremo tornare su questi temi”.
Copyright: Fruitbook Magazine





