Cooperativa Melavì cessa l’attività, 70 persone restano senza lavoro
La cooperativa Melavì ha sede a Ponte in Valtellina (SO)
Il Consorzio Melavì della Valtellina ha reso noto in una comunicazione ufficiale che “in virtù del perdurare dello stato di crisi e degli esiti negativi della composizione negoziata della crisi, ha proceduto al deposito di istanza di accesso al concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio e la successiva cessazione dell’attività”. Per i 18 dipendenti a tempo indeterminato stipendi di marzo ancora da percepire e cassa integrazione dal 1 maggio. Per gli altri 53 lavoratori avventizi di Cooperativa Melavì non è previsto alcun ammortizzatore sociale
di Eugenio Felice
71 lavoratori a casa, di cui 53 avventizi senza ammortizzatori sociali. Debiti per milioni di euro. Stipendi non pagati dal mese di marzo 2025. Un territorio vocato per la produzione di mele, rinosciuto a livello europeo con la denominazione Mela di Vasltellina IGP, che perde la sua più rilevante organizzazione di produzione, il Consorzio Melavì, che in una recente nota ufficiale ha dichiarato l’imminente “liquodazione del patrimonio e successiva cessazione dell’attività”. Chi sono i responsabili di questa debacle che andrà a pesare sulla collettività? La cattiva gestione degli organi direttivi? Il mercato sempre più spietato? I nostri governanti a Roma e Bruxelles incapaci di sostenere nei fatti il settore primario?
Durante l’incontro richiesto a Melavì da parte dei sindacati a fine aprile, è stato sottoscritto il verbale di accordo sindacale con il quale si prevede l’attivazione a partire dall’1 maggio 2025 della cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs), linea che l’assemblea sindacale di lunedì 28 aprile, molto partecipata, ha approvato all’unanimità. “Con l’accordo siglato, l’azienda si impegna a non procedere con licenziamenti collettivi immediati – spiegano i sindacati – e per i lavoratori e le lavoratrici, in possesso dei requisiti previsti, sarà presentata richiesta di accesso alla Cigs presso il ministero del Lavoro e la Regione. La Cigs è uno strumento fondamentale che consente ai lavoratori di avere un tempo congruo per riqualificarsi e cercare una nuova occupazione”.
Peccato, però, che riguardi solo i 18 lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Che a oggi, tuttavia, continuano ad avere in comune con i 53 colleghi avventizi il non avere ancora percepito lo stipendio di marzo. “Una situazione disperata”, come la ha descritta ad organi di stampa locali il presidente Daniele Pasini, con nessuno che risponde più al telefono e il direttore Gianluca Macchi che ha rassegnato le dimissioni da alcune settimane. “Sapevamo che la situazione era pesante – dice Franco Biscotti, sindaco di Ponte in Valtellina -, ma ora veder scivolar via un pezzo di storia come quella di una cooperativa nata nel 1953 e che rappresenta l’emblema dello sviluppo economico del nostro paese, fa davvero male“.
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