Cresce il biologico in Italia e occupa un ettaro su cinque. Ma nuove sfide per il settore
È stato presentato il nuovo rapporto “Bio in cifre” curato da Ismea e Ciheam, che evidenzia come il settore del biologico nel nostro Paese registri una crescita, seppur timida, arrivando a 2,46 milioni di ettari (+4,5% rispetto al 2022). Oggi un quinto delle superfici agricole italiane è coltivato a bio, ma il numero totale degli operatori cresce a stento, complice in negativo anche una burocrazia che andrebbe semplificata. A pesare sul settore le nuove sfide climatiche e ambientali e l’inflazione nel carrello della spesa, che porta il prezzo finale ad essere un fattore sempre più determinate
Dalla Redazione
Cresce il settore del biologico in Italia, paese leader in Europa nell’agricoltura sostenibile, che con un quinto dei terreni che oggi sono coltivati senza prodotti chimici di sintesi è sempre più vicino agli obiettivi 2030 della strategia Farm to Fork. Nuove sfide e opportunità si delineano oggi nel panorama agricolo nazionale, per un settore, quello del bio appunto, che per quanto dinamico sia risulta anche complesso, fra cambiamenti climatici in atto e un’attenzione sempre più importante da parte del consumatore a tematiche sensibili come la salute del Pianeta e il benessere animale. È quanto è emerso ieri a Bracciano alla presentazione dell’ultimo report “Bio in cifre”, curato da Ismea insieme al CIHEAM-Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, nell’ambito del programma Masaf “Dimecobio”.
Il Rapporto, come riporta una nota di Sinab, indica che il biologico italiano è cresciuto ancora a 2,46 milioni di ettari (+4,5% rispetto al 2022, pari a 106 mila ettari in più), nel contesto di un anno importante per l’attuazione della nuova PAC, il cui Piano Strategico Nazionale (PSP 2023-2027) destina all’intervento di sviluppo rurale dedicato all’adozione ed al mantenimento di pratiche e metodi di produzione biologica un budget complessivo di oltre 2,2 miliardi di euro, corrispondenti al 48% di tutti gli interventi agro-climatico ambientali. L’incremento della Sau, che ha riguardato principalmente le regioni centrali e settentrionali, fa sì che la superficie bio italiana rappresenti circa un quinto di quella complessiva (19,8%), rendendo così più vicino il target del 25%, da raggiungere entro il 2030, fissato dalla Commissione europea nel contesto della strategia Farm to Fork (target già raggiunto da 6 regioni italiane).
È aumentato di poco però (+1,8% a 94.441 unità, rispetto al 7,7% del 2022) il numero totale di operatori, segnale non troppo incoraggiante, ma il fenomeno ha riguardato soprattutto le 84.000 aziende agricole (l’89% del totale degli operatori biologici) e, tra queste, in particolare la componente dei produttori/preparatori, a conferma della tendenza a introdurre in azienda l’attività di prima trasformazione per trattenere una quota maggiore di valore aggiunto.
Biologico in ortofrutta
Dal punto di vista delle superfici dominano i seminativi (42,1%) seguiti da prati e pascoli (29,7%), colture permanenti (22,8%) e ortaggi (2,5%).
I consumi
Spostandoci sul fronte dei consumi domestici di prodotti biologici, relativi al solo canale della Gdo, questi hanno toccato i 3,8 miliardi di euro, registrando un incremento del 5,2% sul 2022 (è il tasso di crescita più sostenuto degli ultimi anni), seppure a fronte di volumi invariati. Il confronto con la dinamica generale degli acquisti di prodotti alimentari, cresciuti dell’8,1% in valore, ma scesi dell’1,1% in quantità, evidenzia la minore spinta inflattiva del reparto biologico rispetto alla dinamica osservata per il carrello convenzionale.
Un marchio del biologico italiano
Oltre alla presentazione di questi dati, l’intervento della dirigente dell’ufficio del Masaf per il biologico, Stefania Mastrogiacomo, è stato volto ad illustrare i primi progressi del Piano d’Azione Nazionale per il settore 2024-2027, avviato da pochi mesi: si sta ad esempio lavorando per realizzare il Marchio del biologico italiano, sono partite le prime attività relative alla comunicazione e promozione del settore, è migliorata la diffusione del consumo bio (mense biologiche) nelle scuole, si sono stanziati 10 milioni di euro per progetti di promozione e sviluppo dei distretti biologici, questi ultimi richiamati, anche con le loro problematiche, da un intervento della presidente Barbara Giorgi del Biodistretto dei laghi di Bracciano e Martignano.
“Il biologico deve riacquistare appeal”
Dopo un saluto in video del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che si è fatto garante del sostegno del MASAF agli agricoltori che hanno deciso di certificarsi al biologico, ed ha evidenziato come siano stati concretizzati numerosi provvedimenti per promuovere la crescita del settore, è stata la volta del presidente di Ismea, Livio Proietti, il quale ha evidenziato come “il settore debba adesso recuperare appeal agli occhi dei consumatori, disorientati dai tanti prodotti che si fregiano di messaggi allusivi alla salute e alla sostenibilità ma che, a differenza del biologico, non sono sottoposti a rigidi controlli e a rigorose regole di produzione”.
La parola è poi passata ai rappresentanti delle Associazioni e delle organizzazioni professionali del settore. A chiusura dell’evento, le conclusioni di Luigi D’Eramo, sottosegretario all’Agricoltura, che ha sottolineato come il trend positivo del biologico “potrà ulteriormente migliorare grazie alle numerose misure messe in campo nei mesi recenti: dall’approvazione del Piano d’azione nazionale per la produzione biologica ai provvedimenti a sostegno dei biodistretti e delle filiere bio”.
FederBio: “Occorre stimolare la domanda e semplificare la burocrazia”
“I dati Ismea attestano che il biologico continua a crescere, anche se a un ritmo più contenuto, indubbiamente influenzato dalle crisi ambientali, climatiche e sociali – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio -. I consumi fanno registrare un incremento più a valore che a volume, risentendo degli effetti inflazionistici di un mercato caratterizzato da instabilità e volatilità”. Per imprimere una spinta propulsiva al settore, secondo FederBio, occorre agire su diversi fattori: semplificazione burocratica, ricerca, innovazione, formazione e assistenza tecnica, organizzazione della filiera con l’obiettivo del “giusto prezzo” attraverso la rapida attuazione del Piano d’Azione nazionale per il bio e delle misure del Piano Strategico italiano della PAC. “Per sostenere una crescita sana del biologico, l’incremento della produzione nazionale deve essere supportato da un’equivalente crescita dei consumi interni – continua Mammucchini -. Occorre quindi stimolare la domanda, sensibilizzando i cittadini sulle ricadute positive che il biologico comporta per l’economia, la salute delle persone e dell’ambiente. Inoltre è fondamentale semplificare le procedure per ridurre i costi di consulenza e supporto legati alla certificazione, che vanno ad aggravare e penalizzare soprattutto le piccole e medie aziende bio italiane, che rappresentano la storia del biologico, valorizzando l’identità e il legame con il territorio, in particolare delle aree interne e rurali, e favorendo il rapporto diretto tra produttori e consumatori di buon cibo biologico”.
“Il prezzo finale è quello che orienta i consumatori”
“In tema di mercato e consumi dei prodotti biologici, la questione del prezzo finale al consumatore sta assumendo una valenza crescente, dal momento che i consumatori cercano sempre più prodotti da filiera controllata e biologici, ma che abbiano prezzi competitivi”. Parola del presidente del Settore biologico Confcooperative Francesco Torriani, intervenuto ieri in rappresentanza di Alleanza Cooperative Agroalimentari.
Torriani ha le idee chiare: “Se da un lato vanno combattute le pratiche commerciali sleali che portano a remunerare il valore della materia prima in maniera da non coprire, in taluni casi, neanche i costi di produzione, dall’altro lato non si può pensare di scaricare sul consumatore le inefficienze delle filiere produttive, ma occorre fare un salto di qualità nell’organizzazione della filiera al fine di provare a ridistribuire almeno parte del valore aggiunto che si intercetta con la vendita del prodotto finito verso la produzione primaria”.
Il Presidente Torriani ha proseguito sottolineando l’esigenza che vengano incentivati campagne e progetti promozionali capaci di mettere in luce tutti gli asset valoriali del biologico al consumatore ordinario, con finalità educative e al tempo stesso commerciali. Occorrono anche “politiche coerenti e sistemiche in grado di sostenere davvero le filiere produttive, incentivando ulteriormente il livello di aggregazione”.
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