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                      Da PeelPack la vaschetta eco-friendly che nasce dalle bucce di patata

                      La start-up veronese PeelPack trasforma gli scarti dell’industria delle patate in vaschette e cestini compostabili per frutta e verdura. Un progetto che nasce tra Verona e Zurigo, e che unisce scienza dei materiali, economia circolare e visione industriale

                      Dalla Redazione

                      PeelPack soci

                      A sinistra Massimo Bagnani, a destra il suo socio Slava Drigloff

                      Nell’epoca in cui la sostenibilità del packaging è una richiesta sempre più stringente, una giovane realtà veronese prova a cambiare la storia dell’imballaggio alimentare, partendo da un materiale tanto umile quanto abbondante: le bucce di patata.  È da questo scarto, recuperato dall’industria di trasformazione, che PeelPack ha sviluppato un biopolimero compostabile capace di sostituire plastica e carta nella produzione di cestini e vaschette per frutta e verdura.

                      Come racconta L’Arena, la tecnologia alla base di PeelPack è frutto del lavoro di Massimo Bagnani, giovane imprenditore veronese, laureato in Bioingegneria e poi dottorando all’ETH di Zurigo, dove ha iniziato a studiare nuovi materiali sostenibili. “Prendiamo le bucce di patate scartate dall’industria, le processiamo, le secchiamo, le maciniamo e le combiniamo con altri ingredienti. Col processo di termoformatura produciamo le vaschette, che già stiamo proponendo a importanti player svizzeri”, spiega Bagnani al quotidiano veronese.

                      L’imprenditore, insieme al socio Slava Drigloff, ha dato vita a una startup che unisce innovazione e pragmatismo industriale. L’obiettivo, come riferisce ancora L’Arena, è quello di trasferire la produzione in Italia, nella packaging valley emiliana, grazie a una collaborazione con un’azienda produttrice di chips. Un modello che, nelle parole dello stesso Bagnani, “permette di ridurre i costi e anche l’impatto ambientale”, restituendo valore a un rifiuto dell’agroindustria.

                      PeelPack

                      Un test di automazione e flow pack presso Tobi Seeobst AG (foto: LinkedIn PeelPack)

                      Biopolimeri dalle bucce di patata

                      Dal sito aziendale di PeelPack emerge la visione di un progetto destinato a “trasformare il panorama del packaging per i prodotti freschi”. L’azienda spiega di aver sviluppato una nuova classe di biopolimeri sostenibili, con “elevate stabilità chimiche e meccaniche”, paragonabili ai polimeri tradizionali, ma derivati “dal riciclo creativo di rifiuti organici”.
                      I cestini prodotti con questo materiale sono biodegradabili, compostabili e durevoli, con prestazioni di barriera simili alla plastica convenzionale e un’estetica adattabile: possono essere trasparenti o colorati, pensati anche per esigenze di marketing e comunicazione visiva.

                      Il principio guida di PeelPack è semplice: “trasformare i rifiuti in una risorsa preziosa”, riducendo le emissioni di gas serra e promuovendo un modello autentico di economia circolare.

                      Una filiera circolare e senza microplastiche

                      Come riporta il Corriere del Veneto, il cuore dell’innovazione di PeelPack sta nella filiera corta che collega “i produttori di patate da trasformazione, i retailer e gli impianti di compostaggio”.
                      “Valorizziamo scarti agroalimentari combinandoli con biopolimeri – racconta Bagnani al Corriere -. Attraverso un processo di termoformatura realizziamo vaschette per alimenti resistenti, naturali e prive di microplastiche”.

                      Il risultato sono contenitori pensati per la grande distribuzione, destinati a sostituire gli imballaggi in plastica nel settore ortofrutticolo. Non un esercizio di stile, ma un tentativo concreto di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e di offrire una soluzione industrialmente replicabile.

                      PeelPack ha sviluppato un biopolimero compostabile dalle bucce di patate per la produzione di cestini e vaschette per ortofrutta

                      L’ingresso nel programma FoodSeed

                      La giovane impresa è una delle sette startup selezionate per la terza edizione di FoodSeed, il programma di accelerazione promosso dalla Rete Nazionale di Cdp Venture Capital Sgr, Fondazione Cariverona, UniCredit ed Eatable Adventures. Come sottolineato da L’Arena, le startup scelte – sette su oltre duecento candidature – sono state riconosciute per la capacità di coniugare ricerca scientifica, tecnologie d’avanguardia e visione strategica. Il percorso di accelerazione, della durata di sei mesi, accompagna le imprese dal laboratorio al mercato, con un investimento iniziale di 170 mila euro, che potrà arrivare fino a 500 mila per i progetti più promettenti.

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