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                      Dagli scarti di liquirizia gli imballaggi che triplicano la shelf life dei piccoli frutti

                      Alkelux, startup deeptech di Sassari, sviluppa un additivo naturale ricavato dalla peluria delle radici di liquirizia capace di triplicare la shelf life di fragole e piccoli frutti. Chiuso un round seed da 970 mila euro per realizzare l’impianto pilota a Sassari e accelerare la produzione industriale. Obiettivo un vero impianto industriale in Calabria, nel cuore della filiera della liquirizia, e la produzione su scala globale

                      Dalla Redazione

                      Foto generata a titolo esemplificativo con l’Ai

                      Imballaggi di ultima generazione in grado di allungare la vita di scaffale dei prodotti ortofrutticoli? La nuova frontiera arriva dagli scarti della liquirizia. Il progetto porta la firma di Alkelux, startup deeptech di Sassari che ha trasformato la peluria delle radici di questa pianta in un additivo per packaging alimentare capace di estendere fino a tre volte la shelf life dei piccoli frutti, riducendo sprechi e perdite lungo l’intera filiera.

                      Una tecnologia che ha già attirato l’attenzione degli investitori: la startup ha infatti chiuso un round seed da 970 mila euro per accelerare il passaggio dalla scala di laboratorio a quella industriale e portare sul mercato il primo additivo industriale per imballaggi alimentari ottenuto dagli scarti della liquirizia.

                      Impianto pilota a Sassari

                      Per sostenere la crescita del progetto, Alkelux ha chiuso un round seed da 970 mila euro, sostenuto da investitori specializzati nel foodtech e nell’innovazione. All’operazione hanno partecipato Foodtech Accelerator, veicolo promosso da CDP Venture Capital ed Eatable Adventures, insieme ad Accelera Ventures, Banco di Sardegna tramite il Fondo Spoke4Fin e La Gemma Venture.

                      Le risorse raccolte saranno destinate principalmente alla costruzione dell’impianto pilota di Sassari, il cui completamento è previsto tra settembre e ottobre 2026. Il nuovo impianto consentirà un salto significativo della capacità produttiva: dagli attuali 10 kg annui realizzati su scala di laboratorio fino a oltre 4,5 tonnellate annue di additivo.

                      Una parte del round sarà inoltre dedicata all’ottenimento delle certificazioni necessarie alla commercializzazione, attese entro la fine del 2026, e all’espansione del team, già rafforzato dall’ingresso dei primi due dipendenti, tra cui una ricercatrice rientrata in Italia dopo sei anni di lavoro in Slovenia nell’ambito del “rientro dei cervelli”.

                      Un additivo naturale che triplica la shelf life dei piccoli frutti

                      Fondata nel 2024 da Matteo Poddighe, chimico e dottore di ricerca dell’Università di Sassari, insieme a Davide Sanna, Emina Bilanovic e Carlo Usai, Alkelux nasce con la missione di ridurre lo spreco alimentare lungo la filiera dell’ortofrutta valorizzando uno scarto industriale oggi privo di valore: la peluria delle radici di liquirizia prodotta in centinaia di tonnellate ogni anno dalla filiera calabrese.

                      La startup sviluppa additivi a base di nano-polymer dots, nanoparticelle carboniose con proprietà antimicrobiche che vengono incorporate direttamente nelle plastiche o nella polpa di cellulosa durante la produzione degli imballaggi, senza richiedere modifiche agli impianti già utilizzati dalle aziende del packaging.

                      I test condotti nei laboratori interni e certificati da enti terzi hanno dimostrato che l’additivo è in grado di estendere fino a tre volte la shelf life delle fragole, portandola da circa 3 giorni a 8-9 giorni, con effetti analoghi anche su altri piccoli frutti altamente deperibili come i mirtilli.

                      Sul piano della resa, un grammo di polvere è sufficiente a funzionalizzare un chilo di plastica, con un dosaggio dello 0,1% che rende la tecnologia competitiva anche rispetto alle soluzioni multinazionali oggi sul mercato.

                      Contratti attivi e dialoghi aperti nel mondo

                      Ad oggi Alkelux ha già attivi contratti di Proof of Concept con due realtà globali del settore packaging e dialoghi commerciali aperti in Messico, Cile e Thailandia.

                      Sul fronte dell’approvvigionamento delle materie prime, la startup collabora invece con due aziende italiane di lavorazione della liquirizia, Liquirgam e Naturmed, per il recupero degli scarti di filiera.

                      L’additivo naturale Alkelux

                      Impianto in Calabria e produzione globale: il prossimo passo di Alkelux

                      Tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 Alkelux punta ad aprire un round di Serie A da almeno 3 milioni di euro, finalizzato alla costruzione di un vero impianto industriale in Calabria, nel cuore della filiera della liquirizia, con l’obiettivo di arrivare a una produzione su scala globale entro l’inizio del 2028.

                      Parallelamente il team sta lavorando all’estensione dell’additivo anche ad altri comparti, dal packaging per carne e prodotti da forno fino ai dispositivi monouso del biomedicale, segmento ad altissimo impatto ambientale ma ancora poco presidiato dalle soluzioni di chimica sostenibile.

                      “Questo round oltre ad essere una spinta economica è anche il segnale che gli investitori credono in un modello deeptech che parte dal Sud e valorizza scarti, persone e competenze che oggi rischiano di restare inutilizzate – dichiara Matteo Poddighe, Ceo e founder di Alkelux -. Nei prossimi mesi porteremo Alkelux dalla scala di laboratorio a quella industriale, condizione necessaria per chiudere i contratti con le aziende che da mesi stanno aspettando di testare l’additivo su volumi significativi. La nostra ambizione è costruire un’infrastruttura che inizi in Sardegna, valorizzi gli scarti della Calabria e generi posti di lavoro qualificati per chi ha studiato in queste regioni e oggi molto spesso è costretto ad andarsene”.

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