Dalla montagna allo scaffale: Geopop svela il viaggio delle mele Melinda
Perché le mele sono disponibili tutto l’anno? A questa domanda risponde Geopop, il format di divulgazione scientifica seguito da milioni di utenti, con una puntata girata in Trentino dentro Melinda. Dal territorio della Val di Non alle celle ipogee scavate nella montagna, fino alla funivia e agli impianti di selezione, nel video il content creator Riccardo De Marco racconta il lavoro che permette alle mele di arrivare sugli scaffali in ogni stagione
di Carlotta Benini
“Perché le mele ci sono sempre, in ogni stagione, al supermercato?”. Parte da questa domanda uno degli ultimi servizi video di Geopop, progetto italiano di divulgazione scientifica fondato nel 2018 dal geologo Andrea Moccia, diventato negli anni un riferimento per milioni di utenti grazie a un linguaggio accessibile e a una forte presenza sui social: solo su Instagram ha 3,9 milioni di follower. Nell’ultima puntata, il format ha fatto tappa in Trentino, entrando nel cuore di Melinda, per raccontare cosa c’è dietro una mela disponibile tutto l’anno sugli scaffali.
Nel video Riccardo De Marco – noto come “Il DeNa”, divulgatore scientifico e content creator di Geopop – conduce il pubblico sotto terra, nelle celle ipogee ricavate nel cuore delle Dolomiti. A circa 300 metri di profondità, all’interno della montagna, Melinda conserva le mele per mesi in un ambiente che funziona come una grande cella frigorifera naturale. Qui la roccia diventa isolante, contribuendo a mantenere costante il freddo e a ridurre i consumi energetici.
La Val di Non, un territorio vocato
Prima di entrare nel dettaglio della conservazione, il racconto di Geopop si sofferma sul contesto produttivo. Lo stabilimento visitato si trova in Val di Non, in Trentino, un’area considerata ideale per la coltivazione delle mele. La valle è orientata da nord a sud, garantendo ai meleti una lunga esposizione al sole, mentre l’altitudine – compresa tra i 400 e i 1.100 metri – assicura notti fresche, intorno agli 8 °C, e temperature diurne che raramente superano i 30 °C, ricorda De Marco nel video. La raccolta avviene tra agosto e fine ottobre ed è interamente manuale.
Le mele arrivano in stabilimento dai frutticoltori del consorzio, che coltivano complessivamente circa 6.700 ettari.
Le celle ipogee, frigorifero naturale
Uno dei passaggi chiave del racconto riguarda la natura della mela, definita un frutto climaterico: anche dopo essere stata raccolta, continua a maturare. Per questo la conservazione diventa fondamentale. In ambienti freschi e bui, la mela “respira” più lentamente, rallentando il proprio metabolismo e il processo di maturazione. Se in casa il frigorifero allunga la vita del frutto, da Melinda questo principio viene applicato su scala industriale, in un luogo tutt’altro che ordinario.
Le celle ipogee occupano circa 35 mila metri quadrati, ricavati da vuoti di cava di una miniera ancora attiva. In questi spazi vengono conservati fino a 40 milioni di chili di mele, distribuiti in 46 celle alte circa 12 metri. Qui vengono monitorati due parametri fondamentali: atmosfera e temperatura. L’ossigeno viene ridotto all’1–1,5%, l’anidride carbonica portata al 2,5% e la temperatura mantenuta intorno a 1 °C, così da rallentare il metabolismo del frutto e limitare la proliferazione batterica.
La funivia che collega valle e montagna
A collegare lo stabilimento di valle con le celle nella montagna è la nuova funivia di Melinda, dedicata esclusivamente al trasporto delle mele. Il percorso supera 1,3 chilometri, con un dislivello di quasi 100 metri, e per gli ultimi 450 metri corre in galleria. Ogni cabina trasporta fino a tre cassoni, circa una tonnellata di frutti, per una capacità complessiva di circa 150 tonnellate di mele all’ora. Un sistema che consente di ridurre il trasporto su gomma ed evitare migliaia di viaggi di camion ogni anno. Abbiamo visitato la Funivia delle mele in anteprima una settimana prima dell’inaugurazione ufficiale con la premier Meloni e il ministro Lollobrigida: qui l’articolo dedicato.
Dalla conservazione alla selezione
Dopo il periodo di conservazione, le mele tornano in stabilimento per l’ultima fase: selezione e confezionamento. Vengono trasportate in canali d’acqua che, sfruttando il galleggiamento, evitano urti e ammaccature. Un primo controllo manuale precede l’analisi automatizzata: ogni mela viene valutata singolarmente per colore, dimensioni ed eventuali difetti. Quelle che non rispondono ai parametri estetici non vengono scartate, ma destinate ad altri usi come succhi e polpe. L’acqua viene riciclata e depurata, mentre il confezionamento può avvenire in sacchetti o confezioni rigide. Nel video viene mostrato anche il sistema automatico di applicazione dei bollini, affidato a bracci meccanici che operano con grande precisione, sostituendo un’attività un tempo svolta manualmente.
Il video si chiude tornando alla domanda iniziale, mostrando passo dopo passo il lavoro che consente alle mele di arrivare sui mercati durante tutto l’anno, dalla montagna allo scaffale.
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