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                      Dalla Silicon Valley ai funghi urbani: la scelta agricola di Pietro Trevisan

                      Dopo una carriera tra Stati Uniti ed Europa, con incarichi in multinazionali come Tesla ed Hewlett-Packard, Pietro Trevisan è tornato in Italia scegliendo l’agricoltura. In un’intervista al Corriere di Bologna, che lo ha definito “contadino urbano”, il trentenne paicentino racconta la nascita della sua micro-farm nel cuore di Milano, dove produce funghi puntando su tecnologia, filiera corta e recupero degli scarti

                      Dalla Redazione

                      Pietro Trevisan funghi agricoltura urbana

                      Pietro Trevisan, contadino urbano (foto: Corriere di Bologna)

                      Dalla Silicon Valley, nel colosso delle auto, a Praga, in una multinazionale dei personal computer. Poi l’Irlanda, ancora nel mondo dell’information technology. Infine il ritorno in Italia, dove oggi si è ritirato nella sua micro-farm a tre chilometri dal cuore di Milano e produce ogni settimana 250 chili di funghi commestibili. La storia di Pietro Trevisan è quantomeno singolare se messa a confronto con quella di molti suoi coetanei, che dopo la formazione scelgono di restare all’estero in cerca di stipendi più alti e carriere più lineari.

                      Il giovane imprenditore piacentino, 30 anni, ha fatto una scelta opposta: è tornato in Italia e ha intrapreso la strada dell’agricoltura, un settore che da anni soffre una profonda crisi di ricambio generazionale. Una decisione controcorrente, maturata dopo esperienze internazionali di alto profilo e ben retribuite, che lo hanno portato a ripensare il proprio futuro professionale e personale, fino a immaginare un modo diverso – urbano, tecnologico e di prossimità – di fare agricoltura, come racconta in un’intervista sul Corriere di Bologna.

                      Dagli Stati Uniti all’Europa, tra multinazionali, numeri e strategie

                      Tra il 2018 e il 2019 Trevisan ha fatto uno stage in Tesla, negli Stati Uniti, proseguendo poi il suo percorso oltreoceano con un’esperienza di nove mesi in una grande no-profit americana, maturata durante il periodo di studi. Qui, racconta al Corriere, ha lavorato con un piccolo team di studenti a supporto di micro-imprenditori locali, affiancandoli nella risoluzione di problemi concreti legati a margini, flussi e organizzazione del business, un passaggio che, rivela, gli ha permesso di sviluppare uno sguardo più lucido sulle dinamiche dell’impresa. Nel 2020 si è trasferito poi a Praga, dove ha lavorato 11 mesi in Hewlett-Packard, occupandosi del coordinamento della distribuzione di pc e periferiche prodotte in Cina verso i mercati europei. L’ultima tappa all’estero è stata Dublino: tra il 2020 e il 2022 ha vissuto in Irlanda lavorando per una multinazionale dell’information technology specializzata in sviluppo software, seguendo attività di analisi di mercato e profilazione clienti per settori come moda, intrattenimento e grande distribuzione. Un percorso internazionale che ha preceduto di poco la scelta di rientrare nel suo Paese d’origine e cambiare radicalmente settore – e vita.

                      Il ritorno in Italia e il sogno di fare il contadino

                      Nel 2022, nonostante una situazione professionale stabile e ben retribuita, è arrivata la scelta di tornare a casa. “Nel 2022 stavo bene a Dublino, guadagnavo bene, ma avevo nostalgia dell’Italia. Ho capito che era arrivato il momento di trovare una strada tutta mia”, spiega Trevisan nell’intervista. A questo si aggiunge un desiderio più antico: “Volevo rincorrere quel sogno che avevo da ragazzino: fare l’agricoltore”.

                      Un’idea che ha preso forma in modo diverso rispetto all’immaginario tradizionale. “Sembrava assurdo, dopo anni passati tra logistica, software e multinazionali. Eppure, proprio quelle esperienze mi hanno fatto vedere che c’era un modo diverso di farlo. Più tecnologico, più urbano”, racconta al Corriere.

                      funghi agricoltura urbana Buoono Farm

                      I funghi da agricoltura urbana della Buoono Farm

                      La Buoono Farm nel cuore di Milano

                      È così che nasce Buoono Farm, una micro-fattoria urbana nel quartiere Maggiolina, a circa tre chilometri dal Duomo di Milano. Trevisan ha affittato un ex ufficio in via Timavo e lo ha trasformato in una serra per la coltivazione di funghi. “Ho immaginato una micro-farm nel cuore di Milano, una città aperta all’innovazione e che ti dà spazio se ci provi”, racconta.

                      Oggi, in quattro celle climatiche, vengono coltivati cardoncelli, shiitake e orecchioni. La produzione arriva a circa una tonnellata di funghi commestibili al mese, distribuiti principalmente a ristoranti e mercati cittadini.

                      Una micro serra intelligente per i funghi

                      L’attività è portata avanti insieme al socio Esteban Valenti, due collaboratori dedicati alla distribuzione e una micologa responsabile del controllo qualità. “Produciamo 250 chili di funghi a settimana – spiega Trevisan -. La serra è piccola ma intelligente: un software monitora luce, umidità, temperatura, e attiva il ricircolo dell’aria quando serve. L’abbiamo calibrato noi, osservando cosa funziona meglio per la crescita ottimale di queste colture”.

                      Anche la logistica segue un modello coerente con l’idea di agricoltura urbana. Le consegne avvengono con una bici-cargo elettrica, entro un raggio di cinque chilometri dalla serra, servendo mercati rionali e ristoranti di fascia alta.

                      Gli scarti diventano risorsa

                      Un altro elemento centrale del progetto è l’utilizzo di materiali di scarto come base per la coltivazione. “Utilizziamo degli scarti: dai fondi di caffè delle torrefazioni ai residui di fermentazione dei birrifici. Quello che per altri è un rifiuto, per noi è materia prima”, spiega il “contadino urbano”, come lo ha battezzato il Corriere, sottolineando come il modello produttivo sia costruito attorno a un’idea di circolarità e prossimità.

                      Mission: filiera corta e replicabilità

                      Guardando avanti, l’obiettivo dichiarato non è la crescita in termini di volumi, ma la replicabilità del modello. “Portare questo modello di micro-farm in altre città italiane. La mission è la filiera corta: produrre quello che serve, dove serve, senza sprechi – conclude il giovane imprenditore agricolo -. Siamo piccoli di proposito, l’opposto di chi coltiva grandi quantità e spedisce lontano”.

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