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                      Dietro tante serre tecnologiche in Nord America c’è un italiano: Amos Bassi

                      Amos-Bassi-Roelands-Plant-Farms

                      Amos Bassi di Roelands Plant Farms

                      La produzione di ortaggi in modo efficiente e sostenibile è un’esigenza sempre più sentita in Nord America. Tanto che il Guggenheim Museum di New York vi ha dedicato una installazione, chiamata “Countryside, The Future”, che comprende anche una piccola serra per pomodori visibile da chi passeggia lungo la 5th Avenue. Tra i protagonisti di questa “rivoluzione idroponica” c’è un italiano, Amos Bassi, agronomo per Roelands Plant Farms, azienda con sede in Ontario (Canada) che si occupa di propagazione di piante e che, oltre a collaborare con il Guggenheim Museum, lavora con alcune delle aziende leader del settore, tra cui Mastronardi, Mucci, Nature Fresh Farms e Lufa Farms. Ecco la nostra intervista

                      Dalla Redazione

                      Amos Bassi

                      Amos Bassi di Roelands Plant Farms

                      Ci puoi descrivere il ruolo di Roelands Plant Farms nella nuova serra di Lufa Farms a Montreal, in località Ville Saint-Lauren?

                      Roelands Plant Farms è una delle aziende di propagazione di piante direttamente da seme (innestate e non), la più grande del Canada in Ontario. Lufa Farms, come molti altri grandi produttori, ha un ottimo rapporto con noi e si affida a noi per la produzione di piante da seme. Ad esempio piante di pomodori, di melanzane, di cetrioli, di peperoni. A Roelands Plant Farms ci occupiamo di seminare e produrre in un tempo molto ridotto una pianta molto forte che può essere trapiantata per la produzione nelle serre dei nostri clienti o direttamente a casa nel caso del consumatore finale (come nel caso del progetto Plantables).

                      Quali sono a tuo avviso le specificità delle serre sopraelevate di Lufa Farms?

                      L’azienda Lufa Farms è il perfetto esempio di serra idroponica tecnologicamente avanzata in cui si usa al massimo lo spazio. Uuo spazio che altrimenti sarebbe stato destinato ad un semplice tetto. Un progetto unico e molto interessante dal quale si evince quanto possa essere smart effettuare produzione idroponica in ambiente controllato, con alte produzioni e un grande risparmio energetico.

                      Amos Bassi

                      Roelands Plat Farms si occupa di propagazione delle piante

                      Coltura idroponica e serre tecnologiche: sono il futuro di un certo tipo di orticoltura?

                      Le serre idroponiche sono in forte crescita in tutto il mondo perché, a mio parere, sono parte del futuro dell’agricoltura: riescono a far avere grandi risultati produttivi limitando al massimo il consumo di acqua ed energia e garantendo, al contempo, alta qualità durante tutto l’anno. Durante la mia esperienza in Italia ho avuto la possibilità di lavorare con diverse importanti realtà e molte nuove aziende stavano nascendo. Molte aziende idroponiche per esempio sfruttano tecnologie LED di alta qualità per la luce, l’acqua piovana per parte dell’approvigionamento idrico e in molti casi bruciano truciolato o altri scarti provenienti dall’agricoltura per il riscaldamento. Mi tengo sempre in contatto con numerose aziende in tutto il mondo, ma maggiormente con aziende italiane.

                      In Nord America ci sono già da alcuni anni aziende di verical farming, perfettamente operative. Collaborate con alcune di queste?

                      Non abbiamo ancora fornito direttamente aziende di vertical farming, però siamo aperti a ogni tipologia di richiesta. Generalmente le aziende di vertical farming si concentrano sulle produzioni di micro greens o di leaf greens, tutte produzioni che si possono fare direttamente da seme, limitando anche la possibile contaminazione. Le vertical farm sono delle realtà a mio parere veramente per pochi, servono degli investimenti non indifferenti, riescono a utilizzare tutto lo spazio a disposizione andando verticalmente. In questo momento con l’azienda Plantables, sorella minore di Roelands Plant Farms, stiamo sviluppando un progetto relativo al vertical farming. In Roelands Plant Farms abbiamo anche dei sistemi robotoci unici e i primi ad essere utilizzati per fini di propagazione.

                      Amos Bassi

                      L’installazione di coltura idroponica al Guggenheim Museum di New York

                      Vedi un diverso modo di lavorare nel settore delle colture in serra rispetto all’Italia?

                      In Italia noi effettuiamo la propagazione e la produzione di piante innestate da moltissimi anni, abbiamo sicuramente più esperienza del Canada e degli USA. Per il Canada il settore della propagazione è completamente nuovo e si affidano a noi europei (olandesi soprattutto) per la tecnologia e la consulenza. In Canada le aziende in generale hanno molti più aiuti da parte del governo rispetto all’Italia e le banche elargiscono prestiti con bassi interessi. Ci sono molte cose diverse tra l’Italia e il Canada, una cosa però è certa, noi Italiani abbiamo una qualità a mio parere molto più alta. Avendo studiato e lavorato durante la mia laurea magistrale in Olanda posso anche dire che noi italiani abbiamo un alto livello d’istruzione, niente da invidiare a nessun Paese estero.

                      Come è stata l’esperienza a Shanghai dove ha iniziato a lavorare? Sono più avanti di noi o ancora indietro?

                      L’esperienza a Shanghai è stata unica, la città contava 25 milioni di abitanti quando abitavo lì, ho abitato al centro di Shanghai vicino all’area finanziaria. Appena laureato ho avuto la possibilità di lavorare nel project management e nel marketing collaborando direttamente con il proprietario e CEO dell’azienda in cui mi trovavo, oggi un carissimo amico. Abbiamo viaggiato per lavoro, siamo stati ad Hong Kong diverse volte ed è stato fantastico. Shanghai è una città molto avanzata, molto più avanti di noi in Italia. Per esempio in Cina loro fanno moltissime cose con l’applicazione WeChat e per loro era già normale molti anni fa pagare direttamente con il telefono senza portare il portafogli. Nonostante questo non mi dimenticherò mai dell’applicazione sul cellulare che ti diceva se la qualità dell’aria era buona per poter uscire a fare una corsa o anche una passeggiata… Mentre mi trovato a Shanghai ero stato selezionato da diverse aziende italiane, per quel motivo ho deciso di tornare, altrimenti sarei rimasto in Cina, avevo cominciato a cercare dei corsi di lingua cinese.

                      Come vede un italiano che lavora in Canada quello che succede in Italia? Su cosa dovremmo lavorare per migliorare?

                      Ogni giorno tramite giornali online o chiamando la mia famiglia e amici mi tengo informato sulla situazione in Italia e a Civitanova Marche, la mia città. Sinceramente mi fa star male sapere quello che succede. Abbiamo tutto in Italia e niente da invidiare a nessun Paese estero, purtroppo però non sappiamo valorizzare quello che abbiamo e molti giovani sono costretti a scappare all’estero. Sicuramente dobbiamo cominciare a dare più spazio ai giovani, ci sarebbe da rivedere parecchie cose in Italia, gli altri Paesi ridono della nostra politica.

                      Ti piacerebbe un giorno tornare a lavorare in Italia?

                      Come dottore agronomo dico che se un giorno la situazione dovesse cambiare sarei più che orgoglioso di poter tornare nel mio Belpaese e nella mia città natia, Civitanova Marche. Purtroppo però non penso che questo sia possibile nel breve periodo. Prima di partire per l’estero avevo avuto diverse offerte di lavoro in Italia e in Svizzera, che ho rifiutato perché mi era stata fatta un’offerta per il Canada. A mio parere non mancavano le opportunità lavorative nel nostro Paese, bisogna sempre però vedere a quali condizioni contrattuali.

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