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Salvi, Minguzzi, Nadalini, Borghi: parlano le donne dell’ortofrutta


Al convegno che si è svolto l’8 marzo a Bologna a cura dell’associazione Le Donne dell’Ortofrutta hanno preso parola quattro imprenditrici di spicco del comparto ortofrutticolo emiliano romagnolo e mantovano, che hanno dato una loro visione sul settore. Silvia Salvi (Salvi Vivai), Annamaria Minguzzi (Minguzzi spa), Francesca Nadalini (Nadalini società agricola) e Valentina Borghi (Funghi Valentina) raccontano come hanno saputo far crescere le proprie aziende, puntando su scelte vincenti in chiave di comunicazione, di innovazione, di valorizzazione della qualità e di presidio dell’intera filiera produttiva

 

di Carlotta Benini

 

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Valentina Borghi insieme ai genitori Oriano Borghi e Marinella Gilli

“La polifunzionalità era una caratteristica delle donne già dal Medioevo”. È chiamata anche ‘multitasking’, questa caratteristica messa in luce durante il convegno “L’ortofrutta è donna” dalla professoressa Giuseppina Muzzarelli, docente di Storia, Culture e Civiltà dell’Università di Bologna. L’evento organizzato l’8 marzo a Bologna dall’Associazione Nazionale Le Donne dell’Ortofrutta (leggi qui) ha visto protagoniste quattro imprenditrici del territorio emiliano romagnolo e mantovano che hanno saputo rendere eccellenti le imprese di famiglia grazie alle loro intuizioni e grazie a una visione nuova e dinamica sul settore ortofrutticolo. Valentina Borghi (Funghi Valentina), Annamaria Minguzzi (Minguzzi spa), Francesca Nadalini (Nadalini società agricola) e Silvia Salvi (Salvi Vivai) sono le quattro “Donne dell’Ortofrutta” che si sono confrontate con il pubblico, ecco la loro visione sui temi centrali del convegno.

 

Come è iniziata la vostra esperienza nel settore e qual è il vostro approccio in azienda?

Silvia Salvi: “Quando ero al liceo passavo le estati a raccogliere la frutta. Gli studi in scienze agrarie sono stati il proseguimento di un percorso che è avvenuto in modo naturale, per mia scelta, quella di portare avanti l’attività avviata da mio padre. La mia esperienza parla di anni di crescita in un mondo prevalentemente maschile, specie quando ho iniziato. È un’esperienza che mi ha dato tanto, in un settore, quello ortofrutticolo, unico dal punto di vista dei cambiamenti che sempre ti propone di affrontare, con stimolo continuo”.

 

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Annamaria Minguzzi

Annamaria Minguzzi: “È stato mio padre a trasmettermi la passione per questo mestiere, fin da quando ero piccola, e lo seguivo in campagna. Il mio percorso di formazione è stato indirizzato allo svolgimento di questo mestiere. Le mie competenze, credo con il tempo di averle dimostrate, in un mondo prettamente maschile. La cosa più difficile ancora oggi? Essere ascoltata. Non è sempre semplice fare sentire la propria voce, quando si parla di istituzioni o di collaborazioni varie”

 

Francesca Nadalini: “La mia esperienza nel settore inizia con la famosa ‘gavetta’, in campagna e in magazzino, dove ho ricoperto i ruoli più disparati. Il legame con mio padre che nel 1979, quanto io sono nata, ha deciso di investire sul melone, era ed è ancora oggi inscindibile. Con il mio percorso di studi ho lavorato inizialmente nel settore multimediale e delle tecnologie di informatizzazione, anche in una multinazionale. Finché un giorno ho deciso di portare il mio know how in azienda, che oggi si avvale di soluzioni hi-tech durante tutte le fasi produttive. Il complimento più bello? Lo hanno fatto di recente a mio padre: “Brava tua figlia, lavora come un uomo!” (ride).

 

Valentina Borghi: “Lo spirito imprenditoriale fa parte del dna di famiglia. Ho un diploma in materie umanistiche e una laurea in economia: ho lavorato per qualche anno in ambito marketing e pubbliche relazioni, poi ho deciso di entrare nell’azienda fondata da entrambi i miei genitori, che oggi porta il mio nome. Quello che ho cercato di fare, ricoprendo i ruoli più disparati, è stato portare innovazione, dal punto di vista tecnologico, della comunicazione, ma non solo. Oggi abbiamo un’azienda di 120 dipendenti, unica nel settore funghicolo europeo per tecnologia e meccanizzazione”.

 

Cosa significa fare innovazione in ortofrutta?

Silvia Salvi: “La ricerca e l’attività vivaistica, i settori che seguo, sono improntate sull’innovazione. Salvi Vivai ha fondato negli anni Ottanta un consorzio di ricerca, il CIV, che ha licenziato più di 30 varietà di fragole in questi anni e oltre 10 varietà di melo. In particolare sulle fragole stiamo facendo un grande lavoro di rinnovamento varietale, che ha permesso di spostare il 25% della nostra produzione all’estero. Nei suoi quasi 50 anni di attività anche il settore vivaistico ha visto l’introduzione di tante innovazioni, dai sistemi di coltivazione all’offerta al produttore di tipologie di pianta sempre più performanti, in grado di portare valore aggiunto, qualità e reddito”.

 

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Francesca Nadalini

Annamaria Minguzzi: “L’innovazione è la ricerca della qualità, associata a un marchio. Il brand è fondamentale come strumento per comunicare i valori di un prodotto. E la qualità va perseguita in ogni fase produttiva, va sviluppata, deve essere una costante, dando precedenza a quelle che sono le caratteristiche finali del prodotto che arriva al consumatore”.

 

Francesca Nadalini: “Innovare non significa stravolgere un’azienda, ma approcciarsi a un metodo di lavoro che renda efficiente l’operatività quotidiana e il processo produttivo. In azienda, con lo sviluppo tecnologico, abbiamo portato all’estremo questa innovazione. Penso ad esempio ai droni, che in campagna ci permettono di scoprire cose interessantissime dal punto o di vista analitico. In volo possiamo avere una mappatura degli infestanti in campagna, per individuare il prodotto fitosanitario da utilizzare, in modo localizzato. Oppure i droni ci consentono di avere una mappatura delle temperature dei terreni, in modo da individuare le coperture più idonee a seconda delle condizioni climatiche. In magazzino, invece, facciamo ricorso a una tecnologia a infrarossi che consente di rilevare il grado zuccherino dei meloni”.

 

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Silvia Salvi

Valentina Borghi: L’innovazione è una mentalità, prima di tutto. Nella funghicoltura per noi è un approccio di default. La nostra è una coltura intensiva, caratterizzata da un’elevata meccanizzazione e all’avanguardia a livello europeo per quanto riguarda il sistema di tracciabilità. L’innovazione sta anche nella modalità organizzativa del lavoro: anche sotto questo aspetto la nostra è un’azienda all’avanguardia”.

 

Cosa vuole oggi il consumatore?

Silvia Salvi: “Qualità, freschezza, innovazione del prodotto, anche dal punto di vista del packaging. Dobbiamo essere bravi a intercettare i nuovi trend per capire in quale direzione andare, dobbiamo presentare dei prodotti presenti per più tempo sul mercato e con una qualità uniforme, in modo fidelizzare il consumatore. Oggi la nostra ricerca varietale è più customer oriented rispetto al passato: il grado zuccherino, la shelf life, il gusto, queste sono le caratteristiche che oggi dobbiamo offrire sul mercato. Parlo di fragole, ma abbiamo fatto tanta innovazione anche con le ciliegie, in questo senso.

Innovazione varietale, gusto, dolcezza, freschezza e qualità finale dei frutti: sono le caratteristiche che si aspetta oggi il consumatore, per essere gratificato: lo conferma anche Annamaria Minguzzi, sottolineando come a volte capiti che queste aspettative non vengano attese. Oppure che si crei confusione di fronte a troppe varietà. “La selezione varietale è fondamentale, specie in un comparto in crisi come quello dei prodotti estivi”. Il brand, ancora una volta, è lo strumento chiave. E per valorizzare il marchio di qualità, lo ribadisce anche lei, il packaging è fondamentale, ed è importante anche la collaborazione della Gdo. Un marchio sinonimo di qualità e di tipicità, per il consumatore, è quello Igp: lo possiede il melone mantovano, valorizzato dal consorzio di tutela, di cui la società agricola Nadalini fa parte. “È un marchio trasversale, che identifica un territorio, dà delle garanzie e arriva al consumatore finale, interloquendo con lui”, sottolinea Francesca Nadalini.

 

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