Doryta, l’evoluzione del Piccadilly che alza l’asticella del gusto
Doryta è il nuovo pomodoro di Syngenta che si presenta come una versione rinnovata e migliorata dell’iconico Piccadilly, a elevato gusto e con una shelf life superiore. Disponibile tutto l’anno e distintivo a scaffale, è apprezzato dai consumatori per la sua bellezza e per il suo sapore costante nel tempo. “È un pomodoro rustico e resistente, che si presta a essere coltivato in diversi areali, anche in contro stagione”, racconta Daniele Montesi, product specialist pomodoro di Syngenta Vegetable Seeds Italia
di Carlotta Benini
Il segmento è quello dei “midi plum”, pomodori che offrono versatilità d’uso, dimensioni adatte al confezionamento in vaschetta, buona conservabilità e, soprattutto, un gusto elevato e costante. La “famiglia” è quella del Piccadilly, la tipologia dal classico pizzo alla base del frutto di cui Syngenta Vegetable Seeds è pioniera. Negli ultimi 15 anni, infatti, l’azienda ha investito significativamente in questo tipo di pomodoro, ottenendo un notevole successo commerciale: il nome dell’ibrido originario – Piccadilly, appunto – è diventato poi sinonimo dell’intera categoria.
Oggi Syngenta, per rispondere alle mutate esigenze del mercato e andare incontro ai nuovi trend di consumo, ha fatto un ulteriore passo avanti nell’innovazione, lanciando sul mercato l’ultima evoluzione nel segmento del Piccadilly: Doryta. “Un pomodoro altamente distintivo, sia a scaffale, per il suo aspetto elegante e per il suo colore intenso, che al palato, grazie a un gusto e una dolcezza superiore”, esordisce Daniele Montesi, product specialist pomodoro di Syngenta Vegetable Seeds, che ci racconta come è nato questo nuovo ibrido, frutto di anni di ricerca e selezione mirata per coniugare resa agronomica, attrattività commerciale e soddisfazione del consumatore finale.
Quali sono le caratteristiche della tipologia Piccadilly e quali sono le sue evoluzioni?
La tipologia Piccadilly si distingue in generale per l’eleganza e l’ampia durata in campo e in post raccolta. La prima evoluzione introdotta da Syngenta sul mercato è stata Pakyta, che ha raccolto l’eredita del primo ibrido con il vantaggio di alcuni miglioramenti sul piano genetico. Poi è arrivata un’ulteriore evoluzione, Doryta, appunto: una versione rinnovata e migliorata ad elevato gusto, con una pianta vigorosa e coprente che sopporta bene la stagione invernale e garantisce ottime performance anche nel ciclo primaverile-estivo, permettendo una disponibilità tutto l’anno.
Da quando è disponibile sul mercato e dove viene coltivato Doryta?
Doryta è stato selezionato in Sicilia circa quattro anni fa ed è stato lanciato sul mercato l’anno scorso. Come detto, si adatta anche ai cicli di contro stagione siciliana, ma è adatto anche a essere coltivato in altre aree, da quella di Fondi, in provincia di Latina, a zone ancora più a nord dove la tipologia è più di nicchia, come in Emilia Romagna, o in Lombardia e Veneto.
È un pomodoro resistente alle virosi?
Sì, ha un buon pacchetto di resistenze, dal Tomato yellow leaf curl virus (TYLCV) al Tomato Spotted Wilt Virus (TSWV) è tollerante a diversi tipi di virosi. Inoltre, è consigliato in abbinamento a due nuovi portinnesti lanciati quest’anno, Honor e Armour, che hanno una resistenza intermedia anche al Tomato brown rugose fruit virus (ToBRFV), la grande minaccia alle colture di pomodoro.
Pomodoro: cosa chiede oggi la Gdo e cosa vuole invece il consumatore?
Se per i distributori un requisito fondamentale è una lunga vita di scaffale, il consumatore oggi cerca qualità. Syngenta ha sempre lavorato per mantenere alta sia la shelf life che la qualità: Doryta è un esempio di innovazione in questo senso
Quali sono i suoi plus?
La sfida, con questa nuova varietà nel segmento Piccadilly, è stata quella di elevare la categoria restituendo al consumatore quel gusto a volte dimenticato del pomodoro di una volta. Anche nella forma Doryta ricorda varietà antiche e tipiche. I panel test ci dicono anche che ha un grado brix sempre elevato per la categoria. Inoltre Doryta permette di dare ai retailer una distintività a scaffale notevole e anche una costanza qualitativa durante tutto il periodo di commercializzazione. Non da ultimo, grazie alla sua eccezionale durata in post raccolta, consente di ridurre gli sprechi alimentari.
Copyright: Fruitbook Magazine





