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            Export ortofrutta, bilancia commerciale in negativo per 12 mln. “Italia Paese importatore”?

            L’Italia si avvia a diventare un “Paese importatore netto di ortofrutta”. È l’allarme lanciato da Fruitimprese a seguito dell’elaborazione degli ultimi dati Istat sul commercio ortofrutticolo: dall’analisi dei primi sette mesi 2019 risulta che importiamo più prodotti di quanti ne esportiamo, sia in quantità che a valore. Il  saldo della bilancia commerciale va infatti per la prima volta in negativo, per 12 milioni di euro. “Occorre convocare subito il Tavolo ortofrutticolo nazionale”, commenta il presidente Marco Salvi. Il 21 ottobre incontro con il ministro Bellanova

            Dalla Redazione

            Fruitimprese export ortofruttaPeggiora l’interscambio commerciale con l’estero dell’ortofrutta italiana. Dall’elaborazione di Fruitimprese su dati Istat relativi ai primi sette mesi dell’anno (luglio 2018-luglio 2019) a fronte di un aumento dei volumi esportati (4,8%) vi è stato un calo del 3,3% del loro valore. Crescono invece le importazioni, sia in volume (2,3%) ma soprattutto in valore (12%). L’Italia si sta lentamente avviando a diventare un Paese importatore netto di ortofrutta, questo è quello che dicono i dati. Importiamo più prodotti sia in quantità (2,2 milioni di tonnellate contro 2 milioni di export) che in valore: l’import (2.458.823 milioni di euro) supera di poco l’export (2.446.738 milioni di euro).

            La conseguenza di questo sbilancio commerciale con l’estero è che, dopo il sorpasso nei volumi registrato nei mesi scorsi, nel periodo in esame si è avuto per la prima volta un saldo della bilancia commerciale negativo per 12 milioni di euro.

            Sul fronte export si registra in volume leggero incremento degli ortaggi (1,5%) e più sostanziale della frutta fresca (10%) e della frutta secca (15%); in calo gli agrumi (-11,3%). Quanto al fatturato crescono gli ortaggi (1,7%) e la frutta secca (3%) e calano gli agrumi (-7,5%) e la frutta fresca (-7,7%). Sul fronte import in volume incremento deciso per gli ortaggi (4,7%), la frutta fresca (6,8%), la frutta secca (19,2%) e gli agrumi (1,2%), segno negativo per la frutta tropicale (-6%). In termini di fatturato crescono gli ortaggi (32,2%), la frutta fresca (0,8%), la frutta secca (20,7%) e la frutta tropicale (5,4%) mentre calano gli agrumi (-17,3%).

            Fruitimprese export ortofrutta

            Elaborazione Fruitimprese su dati Istat

            “Dopo tanti segnali di peggioramento della situazione, abbiamo toccato un altro record negativo – commenta il presidente di Fruitimprese Marco Salvi -. Per la prima volta il saldo della bilancia commerciale dell’ortofrutta italiana va in negativo per 12 milioni, non era mai successo. L’anno scorso c’era stato il sorpasso dell’import come quantità, adesso anche a valore. Da un anno all’altro abbiamo perso quasi 400 milioni di euro. La situazione è davvero molto preoccupante, perché si aggiunge alle altre emergenze del settore dopo quella dei danni da cimice asiatica e delle altre problematiche fitosanitarie che stanno colpendo le nostre produzioni più tipiche. Tutti temi su cui ci confronteremo col ministro Teresa Bellanova lunedì mattina 21 ottobre in Prefettura a Ferrara in un incontro cui sono stati invitate le confederazioni agricole, le associazioni delle imprese e la Regione nella persona dell’assessore Simona Caselli”.

            “Sarà un’occasione importante per invitare il ministro a convocare con la massima urgenza il Tavolo ortofrutticolo nazionale – continua Salvi -, impegno che la ministra stessa ha preso recentemente riguardo a tutte le filiere dell’agroalimentare. È necessario, a fronte di questi ultimi dati sull’interscambio commerciale, affrontare immediatamente e con risolutezza la questione annosa dell’apertura dei nuovi mercati per il nostro export”.

            “Confidiamo nel ministro Teresa Bellanova – conclude il presidente di Fruitimprese – che ha posto il tema dell’internazionalizzazione ai primi posti del suo programma, perché il nostro Governo affianchi gli sforzi delle imprese nell’azione politico-diplomatica per aprire alle nostre produzioni di qualità come mele, pere, kiwi, uva da tavola, agrumi i mercati lontani  (Cina, Asia, Sudafrica, Messico), dove i nostri prodotti sono richiesti e apprezzati , ma mancano i protocolli fitosanitari e gli accordi bilaterali. Se non si invertirà la rotta, la conseguenza sarà una drastica riduzione delle superfici produttive, con un impatto negativo sui bilanci delle imprese, sul sistema ortofrutta Italia e soprattutto sui livelli occupazionali in particolare al Sud, dove è prevalente la componente femminile della manodopera”.

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