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            Falso bio, a Pisa sequestro da 6,5 milioni per il succo di mela adulterato

            Succo concentrato da mele deteriorate o in avanzato stato di decomposizione, prodotto in Serbia, sofisticato con acqua e sostanze zuccherine ma poi venduto come biologico di origine europea. Una vera truffa ai danni del consumatore da 6,5 milioni di euro. La Guardia di Finanza di Pisa, nell’ambito dell’operazione denominata “Bad juice”, condotta insieme al dipartimento antifrode del Mipaaft, ha sequestrato 1.400 tonnellate in un’azienda di San Miniato, la I.F. Italian Food Srl, collegata a Bio Toscana Srl, azienda in procedura concorsuale dal 2013 e con capitale sotto sequestro dallo scorso marzo, parte del Consorzio Il Biologico, tra i cui soci c’è il CCPB, l’organismo che dovrebbe fare i controlli. Nove le persone coinvolte nell’organizzazione criminale, che si sviluppava tra Toscana, Campania e Serbia

            Dalla Redazione

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            Le Fiamme Gialle nell’azienda di San Miniato a Pisa

            È scattata il 25 giugno, dalle prime ore dell’alba, l’operazione “Bad juice” che ha portato a sventare una maxi frode nel pisano, riguardante la produzione e commercializzazione di falsi prodotti biologici per un valore di oltre 6,5 milioni di euro. Si tratta di 1.400 tonnellate di succo concentrato di mela falsamente dichiarato come biologico di origine europea. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pisa con la collaborazione di Eurojust e condotta dalla Guardia di Finanza di Pisa e dagli ispettori del Dipartimento Antifrode del Ministero delle politiche agricole (ICQRF), ha portato nelle scorse ore all’esecuzione di ben nove misure restrittive nei confronti di altrettante persone, accusate a vario titolo di aver preso parte alla truffa. Due titolari, i fratelli Walter e Giorgio Bonfiglio, e cinque dipendenti dell’azienda incriminata, la I.F. Italian Food Srl di San Miniato, in provincia di Pisa, sono tra le persone sotto accusa; il sodalizio criminale si sviluppava tra Toscana, Campani a e Serbia. Il falso succo bio veniva infatti prodotto all’estero, da frutti – peraltro – in avanzato stato di decomposizione, con elevata presenza di mcotossine, sofisticato quindi con acqua e sostanze zuccherine e poi etichettato come biologico sul packaging.

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            I sequestri per la truffa del bio ammontano a 6,5 milioni di euro

            Secondo l’accusa, l’associazione a delinquere si occupava di produrre all’estero e in seguito commercializzare i falsi prodotti biologici nel nostro Paese, rivendendolo a inconsapevoli aziende leader nel settore alimentare italiano. Nel dettaglio, secondo l’accusa, il prodotto sofisticato era ottenuto da aziende formalmente localizzate in Serbia e in Croazia ma di fatto gestite, attraverso prestanome, direttamente dall’Italia da imprenditori pisani collocati al vertice di un’associazione a delinquere. “Il nostro sistema di controlli è riconosciuto tra i migliori al mondo e ancora una volta lo abbiamo dimostrato”, ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, come riporta Ansa. “L’operazione dell’ICQRF, con la collaborazione della Guardia di Finanza – ha aggiunto il ministro – conferma la robustezza del nostro sistema e l’impegno del ministero per la tutela dei consumatori e dei produttori italiani”.

            Il ministero ricorda che nei primi quattro mesi del 2019 l’ICQRF ha incrementato del 15% i controlli sul bio rispetto allo stesso periodo del 2018 e del 23% gli operatori controllati. A testimonianza di un sistema ministeriale sempre più efficiente, gli irregolari sono passati dal 7,2% al 18,1%, le contestazioni amministrative sono più che quintuplicate, mentre le diffide sono aumentate del 68%, a tutto vantaggio dei produttori che commettono meri errori formali.

             

            “Pieno sostegno e fiducia alla Magistratura e alle Autorità di polizia giudiziaria che hanno smascherato una rilevante frode nel comparto dei succhi e preparati di mele spacciati per biologici – sono le parole del presidente di FederBio Paolo Carnemolla -. Ancora una volta si sono sfruttate le debolezze del sistema di certificazione attuale, che FederBio denuncia da anni, per truffare sia i consumatori che i produttori biologici onesti, che sono la grande maggioranza ma che vedono diminuire i prezzi di acquisto dei loro prodotti per la concorrenza crescente di prodotti convenzionali camuffati da biologici, non solo di provenienza estera. Senza una vera tracciabilità a sistema, come quella che FederBio ha proposto e realizzato da tempo, e senza interventi drastici su alcuni organismi di certificazione in palese conflitto d’interesse o inadeguati a svolgere un controllo efficace nell’era del digitale e della blockchain, il rischio rimarrà elevato. FederBio è pronta a costituirsi Parte civile anche in questa indagine, come ha già fatto in tutte le vicende di frode che hanno riguardato il settore biologico nazionale negli ultimi anni”.

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