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                      Fico, il frutto antico che guarda al futuro: la sfida di Orsini & Damiani

                      Coltivato fin dall’antichità, il fico oggi torna protagonista anche nella distribuzione moderna. Orsini & Damiani, azienda marchigiana con oltre cinquant’anni di attività, lo produce e lo commercializza in diverse declinazioni, puntando su qualità, tipicità e certificazioni, con una presenza capillare nelle principali insegne italiane

                       di Carlotta Benini

                      fico Orsini & Damiani

                      Da sinistra Alessandra e Laura Damiani accanto a una pianta di fichi

                      È un frutto antico, coltivato fin dai tempi degli Egizi e dei Romani, che lo consideravano simbolo di fertilità e prosperità. Oggi è riscoperto per le sue qualità nutritive e per la versatilità in cucina, mantenendo un forte legame con la cultura alimentare mediterranea. Il fico è da sempre una delle referenze identitarie di Orsini & Damiani, azienda di Monteprandone (AP) che da oltre cinquant’anni lavora e commercializza frutta e verdura di qualità. Fondata nel 1968 da Filippo Damiani, l’impresa fin dalla sua nascita tratta questo frutto e oggi lo valorizza sui banchi della Gdo con un approccio centrato su qualità e tipicità.

                      Un frutto antico, il primo amore di famiglia

                       “Da quando produciamo e commercializziamo i fichi? Da sempre, sono stati il primo amore di nostro padre… oltre a nostra madre, naturalmente! – esordiscono con ironia Alessandra e Laura Damiani, rispettivamente responsabile commerciale-qualità e direttrice di produzione dell’azienda di famiglia -. Quindi siamo sul mercato da più di cinquant’anni, distinguendoci con il plus di commercializzare anche il fico biologico, coltivato nella nostra azienda certificata bio e anche presso alcune aziende partner”.

                      In tema di certificazioni, Orsini & Damiani è stata la prima realtà in Italia ad applicare lo standard Global Gap ai fichi, “già otto anni fa, quando questa referenza era ancora poco considerata e poco valorizzata dal mercato”, precisano le due sorelle.

                      Una referenza di nicchia che conquista spazio sui banchi

                      Il fico resta ancora oggi un frutto legato a una memoria antica, a volte dimenticato. “È ancora un prodotto di nicchia – spiegano Alessandra e Laura -, forse perché è disponibile in una finestra di mercato abbastanza ridotta e perché non si coltiva in tutti i territori. Però sta prendendo sempre più piede. È una coltura molto tipica nelle Marche del Sud e soprattutto in Abruzzo: molti dalle nostre parti hanno in giardino un albero di fico, mentre in altre zone d’Italia è una referenza richiesta ma non sempre facile da trovare al supermercato. Da qui l’attenzione crescente verso questo prodotto”.

                      fico Orsini & Damiani

                      Orsini & Damiani coltiva fichi gialli, verdi e neri e li valorizza sui banchi della Gdo

                      La raccolta, il momento più complesso

                      Dal punto di vista agronomico, il fico non richiede grandi trattamenti. La vera difficoltà è la raccolta, che necessita di manodopera specializzata. “Non è vero che chiunque possa andare a raccogliere in campagna – sottolineano le due imprenditrici -: i braccianti agricoli devono essere formati e occorre tempo per imparare a raccogliere i prodotti ortofrutticoli, come anche per lavorarli in magazzino. Questo vale ancora di più per i fichi, perché sono un prodotto molto delicato. Non puoi sbagliare il momento della raccolta: se vengono colti in anticipo non maturano più e rischiano di arrivare al consumatore duri e immangiabili”.

                      “Il nostro obiettivo è portare sui banchi un frutto raccolto al giusto grado di maturazione – precisano -. Poi è fondamentale che anche la distribuzione dedichi le dovute attenzioni a questo prodotto così delicato, da trattare con cura in punto vendita”.

                      Stagionalità e varietà

                      Ogni anno Orsini & Damiani produce e commercializza circa 600 quintali di fichi. La campagna inizia il 20 giugno con i primi “fioroni”, in raccolta fino a metà luglio, quindi si riparte a metà agosto con gli stacchi dei fichi tardivi e, a seconda delle stagioni, si arriva fino a metà ottobre. “Quest’anno probabilmente finiremo prima – osservano le sorelle Damiani – perché la stagione è stata anticipata. Inoltre le piogge estive hanno fatto cadere molti frutti non ancora maturi, con un conseguente calo di produzione”.

                      Il biologico rappresenta circa l’8% della produzione di fichi della Orsini & Damiani. Le varietà coltivate sono gialle, verdi e nere. “Noi prediligiamo quelle autoctone, tipiche della nostra zona – spiegano – perché così abbiamo il risultato migliore dal punto di vista organolettico, di maturazione e di bellezza del frutto. Le varietà diverse ci permettono anche di avere epoche di raccolta differenti”.

                      Distribuzione e confezionamento

                      “La maggior parte del prodotto è commercializzata con il nostro marchio – raccontano Alessandra e Laura – mentre la produzione biologica è destinata principalmente alle private label di alcune insegne partner. Con i nostri fichi siamo presenti in tutta Italia nelle principali catene”.

                      Per la delicatezza della referenza, la maggior parte del prodotto è confezionata, così da proteggerla dalle manipolazioni. “La vendita sfusa sarebbe ideale per il fico – aggiungono – ma non tutte le catene dispongono di banchi assistiti”.

                      Imperfezioni che raccontano il gusto

                       Oggi, come per altri frutti, anche per il fico l’attenzione si concentra sempre più sull’aspetto estetico. “Il frutto bello, grosso, senza una crepa o una striatura, spesso non è il più buono – sottolineano in conclusione le sorelle Damiani -. Ci sono varietà che presentano imperfezioni, ma hanno più sapore. Noi ci battiamo tanto su questo, su tutti i prodotti: dobbiamo spiegare alle persone che il difetto non è una cosa brutta, anzi può essere il segno della bontà del frutto stesso. È importante, perché se non torniamo al gusto la gente si allontana sempre di più dall’ortofrutta”.

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