L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
                      L'INFORMAZIONE PROFESSIONALE PER IL TRADE ORTOFRUTTICOLO
                      L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA

                      Frode fiscale e caporalato, convalidato il maxi sequestro a Dhl Express Italy

                      Maxi sequestro da 46,8 milioni a Dhl Express Italy per presunta frode fiscale e caporalato. L’indagine, avviata dalla procura di Milano, ha coinvolto 45 hub e 1.000 driver. Scoperto un sistema di cooperative fittizie per evadere l’Iva e sfruttare i lavoratori. Blitz dei carabinieri in 30 province: 15 aziende irregolari, accuse anche di caporalato

                      Dalla Redazione

                      Dhl Express Italy

                      Si aggiunge un nuovo tassello al puzzle ricostruito dal pm milanese Paolo Storari, che negli ultimi anni ha portato alla luce numerosi ed eclatanti casi di frodi fiscali e somministrazione illecita di manodopera nel settore della logistica e della grande distribuzione organizzata. Questa volta al centro delle indagini c’è il colosso tedesco Dhl, oggetto non solo di sequestro, ma anche di una maxi operazione in tutta Italia nell’ambito di un filone parallelo di inchiesta per caporalato. L’indagine, condotta dai carabinieri dei Nuclei ispettorato del lavoro, ha coinvolto, con controlli, 45 hub e aziende in rapporti con Dhl Express Italy e preso in esame le posizioni di quasi mille driver delle consegne.

                      Sul fronte patrimoniale, il nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano a fine febbraio ha congelato in via preventiva e d’urgenza, su disposizione dei pm Paolo e Valentina Mondovì, oltre 46,8 milioni di euro a carico della srl, con sede nel Milanese, che fa parte del gruppo controllato da Deutsche Post. Il sequestro preventivo a carico di Dhl Express Italy è stato convalidato i giorni scorsi, come riporta Milano Today. La società, che rappresenta il ramo italiano spedizioni del colosso tedesco della logistica, è indagata per presunta frode fiscale dell’Iva tra il 2019 e il 2023.

                      Un meccanismo fraudolento già messo in atto

                      Già nel giugno 2021 la procura milanese aveva sequestrato oltre 20 milioni di euro a Dhl Supply Chain Italy. Anche in quel caso al centro delle indagini c’era lo stesso sistema basato su un giro di false fatture e su finte cooperative che assumevano formalmente i fattorini. E che avrebbe favorito “lo sfruttamento dei lavoratori”, ai quali non venivano versati contributi previdenziali e assicurativi, oltre che “pratiche di concorrenza sleale”, come riporta Ansa.

                      Anche dal nuovo provvedimento emerge che i rapporti di lavoro degli autisti col ramo di Dhl sarebbero stati “schermati da società filtro”, che a loro volta si avvalevano di “società serbatoio”, le quali avrebbero “sistematicamente omesso il versamento dell’Iva e degli oneri”. È stato accertato di nuovo il fenomeno della “transumanza di lavoratori” da una società, più o meno fantasma, all’altra. E che avrebbe riguardato, scrivono i pm, “almeno 357 lavoratori dei quasi 15mila impiegati nella rete di aziende satellite”.

                      In sostanza, secondo i pm, le cooperative e srl avrebbero effettuato un’irregolare somministrazione di manodopera, fondata sul fatto che Dhl avrebbe mantenuto ed esercitato i poteri di gestione tipici di un datore di lavoro senza, però, farsi carico degli oneri di stipendi, contributi e contratti. Il tutto per massimizzare i profitti, con “sfruttamento dei lavoratori” e “ingenti danni all’erario”.

                      Accuse a Dhl anche per caporalato

                      I carabinieri per la tutela del lavoro, con blitz in 30 province, hanno effettuato controlli su 918 lavoratori, dei quali 676 intervistati su condizioni di lavoro, retribuzione e modalità di svolgimento dell’attività. Gli esiti delle indagini suggeriscono che 15 aziende appaltatrici su 51 sarebbero irregolari per violazioni in materia di sicurezza, formazione e omessa sorveglianza sanitaria. In uno degli hub, situato in provincia di Milano, sono stati anche scoperti sette lavoratori sfruttati, di cui tre in nero: di qui anche l’accusa di caporalato. Sono state quindi denunciate undici persone titolari delle ditte obiettivo delle ispezioni.

                      Copyright: Fruitbook Magazine