Glovo commissariata per sfruttamento dei rider e caporalato
La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario su Foodinho, la società che gestisce la piattaforma di food delivery Glovo, per caporalato su 40 mila rider in Italia. Dodici ore al giorno in sella, 2,50-3 euro a consegna, 800-900 euro al mese, geolocalizzazione costante, penalizzazioni e bici a proprie spese: le testimonianze shock dei fattorini
Dalla Redazione
Dodici ore al giorno collegati all’app, tra i 50 e i 60 chilometri percorsi in città, compensi medi tra 2,50 e 3 euro a consegna, guadagni mensili di 800 o 900 euro. E ancora: penalizzazioni in caso di ritardo, ranking che peggiora se si rifiuta un ordine, geolocalizzazione costante e telefonate quando ci si ferma. Fino alla responsabilità diretta per furti o danni alla propria bicicletta elettrica, acquistata a proprie spese. Sono alcune delle testimonianze raccolte nei verbali dei nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano che ha portato al controllo giudiziario d’urgenza di Foodinho srl, la società che gestisce la piattaforma di food delivery Glovo.
La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza di Foodinho, con l’ipotesi di reato di caporalato aggravato su 2 mila rider a Milano e 40 mila in tutta Italia. Come riportato da Rai News, il decreto dovrà essere vagliato da un gip entro 10 giorni ed è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro di Milano.
Salari sotto la soglia di povertà
Il pubblico ministero Paolo Storari – noto per le sue indagini sulla Gdo e sui serbatoi di manodopera – ha iscritto nel registro degli indagati l’amministratore unico dell’azienda, lo spagnolo Miquel Oscar Pierre, e la società ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Secondo quanto riferisce Rai News, l’accusa riguarda l’impiego di manodopera in “condizioni di sfruttamento” e “approfittando dello stato di bisogno”.
In particolare, a 2 mila rider del capoluogo lombardo e a 40 mila in tutta Italia sarebbero state erogate retribuzioni in alcuni casi “inferiori fino al 76,95%” rispetto alla soglia di povertà e dell’81,62% rispetto ai contratti collettivi di settore. Salari che violerebbero l’articolo 36 della Costituzione perché non adeguati né proporzionati alla qualità e quantità del lavoro prestato, tali da non garantire “una esistenza libera e dignitosa” ai lavoratori.
Le testimonianze dei rider: sfruttamento, controlli e penalizzazioni
Al centro dell’inchiesta anche le testimonianze dei rider raccolte dagli investigatori. “Sono sempre geolocalizzato tramite l’app e, se sono in ritardo con una consegna, Glovo mi chiama per sapere cosa succede (…) Il compenso varia tra 2,50 e 3,70 euro a consegna”, è una delle dichiarazioni riportate da Rai News.
Diversi rider hanno messo a verbale di riuscire a guadagnare “800 o 900 euro” al mese lavorando fino a 12 ore al giorno, con un compenso medio di circa 2,5 euro a consegna. Per i ritardi, avrebbero subito penalizzazioni. Molti hanno dichiarato di trovarsi in “stato di bisogno economico”, scegliendo comunque di lavorare in queste condizioni anche per inviare denaro alle famiglie nei Paesi d’origine.
“Siamo trattati come numeri”
Il Corriere di Milano riporta 41 deposizioni di ciclofattorini ascoltati dai carabinieri su delega della Procura. “Mi sento un numero per la piattaforma. E se mi rubano la bici o la batteria, tutte le spese sono a carico mio”, afferma uno dei rider citati dal quotidiano.
Un altro racconta di utilizzare una bicicletta elettrica acquistata personalmente, con un compenso medio di 2,50 euro a consegna, incrementi legati alla distanza o ai fine settimana e penalizzazioni in caso di ritardo. Le consegne sarebbero in media 10-15 al giorno, con punte di 20-25, restando collegati all’app per circa 12 ore al giorno.
Altri verbali, riportati dal Corriere di Milano, descrivono una geolocalizzazione costante tramite gps e telefonate in caso di fermo o ritardo. Il rifiuto degli ordini o i ritardi, secondo le testimonianze, peggiorerebbero il ranking e comporterebbero la ricezione di meno ordini. “Non scelgo né ristorante né cliente, non esiste alcun contatto umano, tutto è gestito dall’app”, dichiara un altro rider.
I dati sui turni e l’archivio cancellato
Sempre il Corriere di Milano riferisce che, a metà gennaio, il general manager per l’Italia del gruppo, ascoltato in una causa di lavoro relativa all’assenza di un archivio con i dati sui turni – dati ritenuti indispensabili per eventuali azioni giudiziarie dei rider, volte al riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato o eterodiretto – avrebbe dichiarato che “il nostro garante della privacy ci ha detto di cancellare tutti i dati e così è stato fatto”, aggiungendo di non ricordare il nome del responsabile privacy.
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