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                      Gruppo Alegra, “al fianco dei nostri soci alluvionati per aiutarli a ripartire”

                      In Romagna le acque si sono fortunatamente ritirate e per gli agricoltori, molti dei quali colpiti dall’alluvione per la terza volta in sedici mesi, è tempo di quantificare i danni subiti. Le organizzazioni dei produttori come Alegra e Agrintesa hanno rinnovato il proprio impegno a sostegno dei soci: intanto, sul territorio divampano le polemiche sul ruolo dell’agricoltura nella manutenzione e cura delle campagne, in un’ottica di prevenzione dei disastri causati dal maltempo

                      di Maddalena De Franchis

                      Alegra alluvione 2024

                      Nelle immagini i danni subiti nuovamente da alcune aziende agricole socie di Alegra

                      “È la terza volta che accade e, per la terza volta, dobbiamo trovare la forza di ricominciare daccapo”. È affranto Alberto Guerra, vice presidente di Agrintesa e Apo Conerpo: la sua azienda agricola si trova a poche centinaia di metri dal centro di Traversara di Bagnacavallo, nel Ravennate, il paese inghiottito dalla piena del fiume Lamone nella terza alluvione romagnola del 18 settembre scorso. La sua attività, specializzata in frutticultura, aveva subito danni per 200 mila euro nel disastroso evento della primavera 2023 e ora, secondo una prima stima, le perdite ammonteranno ad almeno 50 mila euro. La rabbia e lo sgomento di Guerra assomigliano a quelli di tanti altri agricoltori romagnoli che, in queste ore, devono fare i conti con le conseguenze della furia dell’acqua, il più delle volte a fronte di ristori promessi e mai arrivati, o pervenuti solo in minima parte. Cooperative e organizzazioni produttive – cui appartengono, in qualità di soci, numerosi agricoltori e produttori delle aree interessate dalle esondazioni – hanno fatto sapere, anche tramite i propri canali social, di essere pronte a supportarli con ogni mezzo.

                      Alegra alluvione 2024

                      La conta dei danni

                      “Se le acque si sono fortunatamente ritirate, nei territori colpiti è tempo di rimboccarsi le maniche e lavorare per sgomberare i detriti, prendersi cura dei terreni alluvionati, valutare i danni subiti e intervenire per ridurli al minimo possibile. In una parola: ripartire – dichiara Mauro Laghi, direttore generale del gruppo Alegra -. Per tanti nostri soci produttori, l’alluvione degli scorsi giorni ha rappresentato l’ennesimo colpo durissimo: il terzo in quindici mesi. Nelle prossime settimane saranno quantificati con precisione gli effetti sulla produzione e sulle disponibilità di prodotto. Ma per noi di Alegra è stato fin da subito chiaro quale sarebbe stato il nostro ruolo. Dobbiamo fare quello che abbiamo sempre fatto: valorizzare al meglio ogni singolo frutto o ortaggio, affinché i nostri soci possano vedere riconosciuti i loro sforzi. La sfida è chiara: lo facciamo sempre al meglio, ma il nostro impegno sarà ancora maggiore. Lo dobbiamo a chi ha osservato, impotente, l’acqua e il fango portare via tutto il proprio lavoro. Lavoriamo per loro, affinché possano rialzarsi ancora una volta, sapendoci al loro fianco”.

                      Alegra alluvione 2024

                      Pratiche agricole sotto accusa

                      Intanto, il presidente dell’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna, Paride Antolini, ha puntato il dito anche contro gli agricoltori, sostenendo che nelle campagne romagnole si è assistito, specie negli ultimi decenni, a “una continua chiusura dei fossi, anzi alla loro sistematica eliminazione – ha dichiarato lo studioso -. La tecnica agronomica della baulatura dei campi, che consisteva nel realizzare un profilo convesso dei campi perimetrati da fossi, è stata progressivamente abbandonata. La baulatura preveniva la formazione di ristagni e favoriva il deflusso verso una fitta rete di scoline e fossi di raccolta. Comportava, insomma, un accumulo di acqua nei fossi paragonabile al quantitativo di una cassa di espansione, ora tanto invocata”. Secondo il geologo, per aumentare i livelli produttivi in agricoltura si procede al livellamento del terreno agricolo: “se, da una parte, questo stratagemma semplifica il lavoro degli agricoltori, dall’altra causa l’eliminazione di scoline e fossi, dunque la riduzione della capacità di accumulo di acqua nelle nostre campagne. Esattamente come chiudere una grande cassa di espansione”.

                      “Urgente mappare il rischio idrogeologico”

                      Nel dibattito che si è acceso all’indomani dell’alluvione è intervenuta, fra gli altri, Confagricoltura, che ha sottolineato l’urgenza di mettere a punto un “serio studio di fattibilità della sistemazione idraulica dei corsi d’acqua naturali e artificiali”, con l’obiettivo di contrastare fenomeni alluvionali non più “eccezionali”. Secondo l’organizzazione, il settore primario è quello più coinvolto e danneggiato dal cambiamento climatico in corso: occorre, pertanto, superare i veti ambientali e far ripartire opere ferme da anni. Confagricoltura ha infine invitato i consorzi di bonifica a “svolgere il proprio ruolo fondamentale” nel presidio idrogeologico in collina e montagna, chiedendo di investire le risorse del Pnrr per ottimizzare il sistema idrico.

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