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                      Hormuz e maltempo, ortofrutta sotto pressione. “Rincari previsti fino al 30%”

                      Tra la crisi in Medio Oriente e il maltempo che ha travolto il Sud, l’ortofrutta entra in una fase critica: Apofruit stima rincari fino al 30% nei prossimi mesi, mentre la Gdo mette le mani avanti sugli aumenti. All’Ortomercato di Milano e a Mestre prezzi all’ingrosso degli ortaggi in forte crescita e vendite in calo

                      Dalla Redazione

                      Apofruit Ernesto Fornari @Fm

                      Il direttore generale di Apofruit Ernesto Fornari (copyright: Fm)

                      Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano a pesare sulla filiera agricola e ortofrutticola, e le preoccupazioni restano alte anche in vista dei prossimi mesi. Secondo una delle principali organizzazioni ortofrutticole del nostro Paese, Apofruit Italia, si prevedono rincari compresi tra il 20% e il 30% lungo tutta la catena del valore.

                      A complicare ulteriormente il quadro il maltempo, che nelle ultime settimane ha colpito la Penisola, con particolare intensità al Sud durante il periodo pasquale, mettendo a dura prova le produzioni, riducendo l’offerta e contribuendo alla crescita dei prezzi.

                      Fornari, Apofruit: “Costi in aumento e filiera sotto stress”

                      In un’intervista uscita l’8 aprile su Il Sole 24 Ore, Ernesto Fornari, direttore generale di Apofruit, delinea un quadro fosco per il comparto. “Nei prossimi due o tre mesi i problemi si sentiranno e saranno gravi”, con rincari stimati tra il 20% e il 30% lungo tutta la filiera.

                      Le criticità lungo lo stretto di Hormuz stanno incidendo direttamente sulla logistica internazionale: “il costo dei container è raddoppiato”, spiega Fornari, e alcune rotte commerciali risultano impraticabili, con effetti anche sull’export verso mercati strategici come quelli del Golfo, in particolare per prodotti come mele e kiwi. Una compressione delle opportunità commerciali che si somma a una crescita generalizzata dei costi operativi.

                      A pesare è soprattutto il capitolo energetico: il gasolio è passato da 1,70 a 2,20 euro al litro, mentre quello agricolo – pur agevolato – è salito da 0,70 a 1,20 euro, con incrementi tra il 25% e il 30%, incidendo sia sulle attività nei campi sia sulla movimentazione delle merci. A monte della filiera, i produttori devono inoltre fare i conti con fertilizzanti più costosi del 20%.

                      Sul fronte dei materiali emerge anche il tema della plastica: i fornitori hanno già annunciato aumenti intorno al 20% a partire da aprile e una gestione delle tariffe “mese per mese”, in un contesto reso incerto dal legame con i Paesi del Golfo, principali produttori di polimeri.

                      A questi fattori si aggiunge il nodo dei consumi energetici per la conservazione: con l’arrivo della stagione calda entreranno in funzione i sistemi di refrigerazione, fondamentali ma altamente energivori. Un tema già emerso con forza nel 2023, quando “per i 12 stabilimenti Apofruit i costi energetici passarono da 4,5 a 8,5 milioni di euro”, rivela il direttore generale della cooperativa, e che ora torna a preoccupare gli operatori.

                      La Gdo: “Occhio a chiedere aumenti”

                      La pressione sui costi si riflette inevitabilmente anche a valle della filiera, nel confronto con la distribuzione moderna. “La Gdo ci ha detto: occhio a chiedere aumenti”, conclude Fornari sul Sole 24 Ore, ma la tenuta dei prezzi appare sempre più difficile in un contesto già segnato da inflazione alimentare, con il rischio concreto che una parte degli extracosti venga trasferita sui consumatori.

                      Ortomercato rincari ortofrutta

                      Caro ortaggi all’Ortomercato di Milano (fermo immagine da servizio Rai News)

                      Ortomercato: prezzi su tra caro carburanti e danni del maltempo

                      All’Ortomercato di Milano, gli effetti di questa congiuntura negativa si stanno già riflettendo sui prezzi all’ingrosso. Il caro carburante legato al conflitto incide fino al 10% sul costo base del trasporto, spiegano gli operatori in un servizio di Rai News.

                      Ma l’impatto maggiore arriva dal maltempo che ha colpito il Sud Italia, con rincari fino al 30-40% per prodotti come pomodori e finocchi. Più stabili invece zucchine e insalate provenienti da aree meno colpite.

                      Alla situazione si aggiungono criticità logistiche, come la frana in Molise che ha bloccato i trasporti, mentre restano timori anche per fertilizzanti e carburanti agricoli.

                      Mestre: ortaggi più cari e consumi in frenata

                      Anche al mercato coperto di Mestre i rincari sono già evidenti sui banchi. Pomodori, melanzane e peperoni hanno registrato aumenti fino a 2 euro al chilo, con il pomodoro passato da 4,80 a 6,80 euro/kg, come riporta la Nuova Venezia.

                      Gli operatori indicano tra le cause principali il caro carburanti, i costi di trasporto ed energia e il raddoppio dei fertilizzanti. Alcuni parlano di aumenti complessivi del 30-40% e di un calo delle vendite fino al 30%.

                      Secondo i produttori, però, il peso maggiore è legato alla crisi climatica: fino all’80% dei rincari sarebbe dovuto al maltempo e al freddo che ha ridotto la produzione nel Sud Italia, mentre la componente energetica inciderebbe per circa il 20%.

                      Nel frattempo, come sottolineano anche gli operatori del mercato coperto di Mestre, continuano a crescere anche i costi di produzione: gasolio, imballaggi, nylon per le coltivazioni, trasporti e refrigerazione. Una dinamica che colpisce soprattutto produttori e consumatori, agli estremi della filiera.

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