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            Il 70% delle famiglie preoccupate della qualità degli alimenti

            CiboSicurezza
            Oltre 4 milioni di famiglie (il 16%) si dicono preoccupate per la qualità degli alimenti acquistati abitualmente. Il numero sale fino al 70 per cento se si considera anche chi ha dichiarato di essere abbastanza preoccupato. Questo il risultato di un’indagine di Accredia e Censis sulla percezione della sicurezza del cibo quotidiano. Il discount è la struttura di vendita che dà meno sicurezza

            Spulciando i dati più in profondità si capisce come la distanza – concreta, culturale o data da una scarsa informazione – sia il motivo principale per cui quando si acquista il cibo si ha una qualche preoccupazione. Distanza concreta: la gente si fida di più dei prodotti acquistati direttamente dal produttore, nel piccolo negozio di quartiere o nel banco di frutta e verdura vicino a casa. Distanza culturale: ci si fida di più dei prodotti italiani, delle tipicità (marchio DOP e IGP), del biologico; si ha paura di un generico “cibo etnico”. Infine, distanza dovuta alla scarsità di informazione: è il prodotto a lunga conservazione, in scatola, di produzione industriale e proveniente dall’estero, quello che fa nutrire maggiori perplessità all’acquirente. Anche cibi precotti e già pronti, venduti negli hard discount, con le etichette poco trasparenti e con scarse notizie su provenienza e ingredienti sono sentiti come meno “sicuri” degli altri.

            Guardiamo ad alcuni dati specifici emersi dall’indagine di Accredia e Censis. Partiamo con il grado di diffidenza verso i prodotti alimentari venduti in base alle strutture commerciali: le strutture più sicure sono considerate il piccolo negozio di vicinato (10,8 per cento) e il negozio di frutta e verdura vicino a casa (11,6 per cento). Maglia nera ai venditori ambulanti (22,2 per cento) e agli hard discount (27,6 per cento).  Nel mezzo i supermercati e ipermercati (14,1 per cento) e i mercati rionali (17,2 per cento). Passiamo ai prodotti verso cui i consumatori non si sentono sempre sicuri: svettano i cibi precotti già pronti con un 25,4 per cento (vale a dire un italiano su quattro) così come le verdure già tagliate e pronte al consumo (leggasi quarta gamma?) con un 21 per cento, seguono da vicino i cibi surgelati con un 19,9 per cento e i cibi etnici con il 19,2 per cento. Frutta e verdura biologica (16,7 per cento) e prodotti del commercio equo e solidale (15,7 per cento) sono considerati prodotti meno sicuri dei prodotti a marchio commerciale (13,5 per cento) e di quelli DOP e IGP (11,2 per cento). I campioni di sicurezza? I prodotti acquistati direttamente dal produttore (contadino, fattore, o altro) con il 6,8 per cento.

            Fonte: La Repubblica

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