Il ritorno di Trump. La preoccupazione dell’agroalimentare e il fantasma dei dazi
Il ritorno di Trump risveglia nell’agroalimentare i fantasmi del passato. Sono ancora freschi i ricordi di quanto accade alcuni anni fa, prima della tregua quinquennale sancita nel 2021. A tremare, con una stangata del +25%, fu il comparto dei formaggi, dei salumi e dei liquori italiani. Il timore dazi aleggia ancora
Di Matteo Sambugaro
Nel giorno della vittoria di Donald Trump, eletto 47esimo presidente degli Stati Uniti, l’Italia si interroga su cosa potrebbe cambiare per l’agroalimentare italiano oltreoceano. Domande lecite, soprattutto se si va a ritroso, guardando all’ultimo mandato repubblicano con Trump al vertice. Il primo quadriennio di Trump fu infatti accompagnato dalla politica dei dazi e il timore è quello che possano tornare, come promesso in campagna elettorale, in altre forme.
Scenario che sembra tornare di attualità, stando ad alcune dichiarazioni rilasciate da Trump in campagna elettorale, come riportato da gamberorosso. “L’Europa dovrà pagare un prezzo molto più grande”, ha detto il neo presidente repubblicano, in uno degli ultimi comizi in Pennsylviana, dove ha annunciato il cosiddetto “Trump reciprocal trade act”, per imporre tariffe di almeno il 10% su tutti i prodotti importati negli Stati Uniti. Secondo l’ex presidente Usa gli alleati europei avrebbero una grande colpa: «Non comprano le nostre auto. Non prendono i nostri prodotti agricoli. Vendono milioni e milioni di auto negli Stati Uniti». Da qui l’idea di applicare nuove tariffe all’ingresso. Tariffe che potrebbero aggiungersi a quelle sospese da Biden nel 2021, ma che continuano a pendere, come una spada di Damocle, sull’agroalimentare del Vecchio Continente.
Produttori ed esportatori ricordano ancora quegli anni (2019-2021), come quelli di caroselli, black list e consultazioni Ustr (Rappresentanza Usa per il commercio). Ad essere colpiti erano stati diversi prodotti europei. In particolare, l’Italia aveva visto finire nel mirino formaggi (dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano), salumi e liquori.
Se il futuro sul tema rimane ancora incerto, arrivano le prime reazioni dall’agroalimentare italiano e dagli addetti al settore.
“Contiamo su un lavoro diplomatico importante tra Europa e Stati Uniti anche per salvaguardare l’export agroalimentare Ue e Made in Italy. Non dimentichiamo quanto accaduto tra il 2019 e il 2021 per effetto della politica di Donald Trump sulla querelle Airbus-Boeing, ma auspichiamo si apra ora una stagione che tenga fuori il tema dazi”. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, sugli scenari possibili con il ritorno di Trump alla Casa Bianca.
Chiaro, anche, il messaggio di Coldiretti che dichiara che con l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca l’Unione Europea deve rafforzare il suo bilancio agricolo, gravemente carente rispetto al Farm Bill, il programma di aiuti per gli agricoltori americani, che il neo presidente prevede di potenziare con una serie di misure fiscali e incentivi per rafforzare la produzione alimentare statunitense e incrementare la presenza sui mercati esteri.
“La Politica agricola comune (Pac) in Europa vale 386 miliardi di euro in totale fino al 2027. di cui trentacinque miliardi di euro per l’Italia” – ricorda la Coldiretti -. “Negli Usa il Farm bill vale 1400 miliardi di dollari in dieci anni, con un gap profondo che penalizza gli agricoltori europei e che l’Ue dovrebbe impegnarsi a colmare per garantire la sovranità alimentare. Ci deve essere un tema di attenzione, di innovazione, di implementazione e deve essere fatto con risorse più utili, esattamente come avviene nei due continenti che per noi oggi sono quelli sicuramente più sfidanti, che sono quello americano da una parte e statunitense dall’altra”.
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