Il vero costo delle banane? È di 3,32 euro al kg, secondo l’indice ISFA
Quanto costano davvero al pianeta le banane? Non 2,80 euro al kg, come riportano le etichette della linea Altromercato, ma 3,32 euro al kg: il 19% in più, una differenza di 0,52 euro al kg che non paga il consumatore alla cassa ma la collettività, sotto forma di spese sanitarie, degrado del suolo, perdita di biodiversità. E, rispetto a una banana convenzionale, non da filiere etiche, anche se sulla carta lo sono sempre di più (vedi certificazioni Rainforest Alliance o Fairtrade), il divario è ancora maggiore: basta fare 3,31 euro meno il prezzo medio delle banane che troviamo al supermercato, che è attorno a 2,50 euro al kg (differenza di 0,82 euro al kg). Non che le altre filiere siano meno intaccate da queste dinamiche di mercato, su cui comanda la grande distribuzione: la pasta, simbolo della dieta mediterranea, presenta un costo nascosto del 42% in più, mentre la passata di pomodoro arriva al +53% per effetto soprattutto del consumo idrico.
A rivelarlo è l’Indice di Impatto socio-ambientale delle Filiere Agroalimentari – Indice ISFA, sviluppato dal Centro Studi Up2You, presentato durante la nuova edizione di Food Social Impact 2025. È il primo indicatore che monetizza sistematicamente i costi nascosti della filiera alimentare, articolandoli in tre pilastri – ambiente, nutrizione e persone. Basato sul framework del True Cost Accounting, l’indice ISFA traduce in valore economico gli impatti ambientali e sociali dei prodotti che ogni giorno finiscono nei carrelli della Gdo. Non si tratta di un semplice esercizio teorico: l’indice rende comparabili in euro gli effetti di diete poco salutari, lo sfruttamento delle risorse naturali e le condizioni di lavoro lungo le filiere, offrendo a imprese, retailer e decisori politici uno strumento concreto per orientare strategie di sostenibilità e trasformare il “debito ambientale e sociale” in opportunità di innovazione e competitività.
L’indice ISFA mostra inoltre una chiara distinzione tra filiere più complesse ed energivore, come latticini e carni, e filiere più corte e virtuose. I piselli surgelati, ad esempio, evidenziano un costo nascosto di soli 0,80 €/kg – pari al 20% del prezzo di scaffale – posizionandosi tra i prodotti più sostenibili. “Ogni alimento ha un prezzo reale più alto di quello pagato alla cassa. La differenza, oggi, la stiamo pagando come collettività e in parte la pagheranno le generazioni future. Rendere visibili questi costi nascosti significa fornire al settore agroalimentare – e alla politica – gli strumenti per trasformare il problema in opportunità”, dichiara Alessandro Broglia, chief sustainability officer e co-founder di Up2You, società benefit e B Corp certificata che trasforma la sostenibilità in un vantaggio competitivo per le aziende attraverso soluzioni personalizzate e strategie ESG per gestire la sostenibilità a 360°.
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