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Le imitazioni di Camone non sono un buon affare per la GDO


Agricola Campidanese Soc. Coop. di Terralba, Aurora Soc. Agr. Coop O.P. di Pachino e Moncada Soc. Agr. Coop. O.P. di Ispica, le uniche tre cooperative agricole italiane ad oggi autorizzate a produrre “iLcamone, quello vero”, scendono in campo contro gli utilizzi impropri del nome “Camone” che danneggiano l’intera filiera, svilendo la tipologia e tradendo la fiducia del consumatore finale, con una netta ricaduta sulla credibilità della Gdo

 

Dalla Redazione

 

ilcamoneSi fa presto a dire Camone. La fama del saporito pomodoro che, partito negli anni ’80 dalle serre della Sardegna meridionale ed estesosi poi ad altri areali vocati, ha sedotto gli italiani a tavola, con il suo peculiare e intenso mix dolce-acidulo, appare appannata da tempo. Il Camone è stato vittima del suo successo commerciale che ha condotto a inflazionare il mercato con produzioni apparentemente simili al prodotto autenticamente chiamato “Camone”.

 

Tre organizzazioni di produttori in Sardegna e Sicilia, Agricola Campidanese Soc. Coop. di Terralba (Or), Aurora Soc. Agr. Coop O.P di Pachino (Sr) e Moncada Soc. Agr. Coop. O.P. di Ispica (Rg), hanno deciso di reagire a questa situazione che svilisce la tipologia e danneggia l’intera filiera. I tre produttori, che aderiscono al progetto di tutela e valorizzazione del pomodoro Camone e commercializzano i loro prodotti sotto il marchio “iLcamone, quello vero”, vogliono riportare chiarezza e trasparenza nella filiera, salvaguardando una produzione agricola d’eccellenza e rendendo riconoscibile il vero pomodoro Camone agli occhi del consumatore, rivendicandone le caratteristiche che lo posizionano come prodotto premium.

 

Allo stesso tempo, hanno scelto di esporsi mettendo in guardia la Gdo dai rischi cui incorre proponendo al consumatore pomodori di tipologia simile ma che vengono impropriamente chiamati “Camone” e che ne sfruttano la somiglianza senza possederne le caratteristiche organolettiche, di shelf life e di uniformità qualitativa lungo l’intero ciclo produttivo. Solo i pomodori prodotti dai tre produttori autorizzati possono essere chiamati Camone.

 

iLcamoneiLcamone, quello vero, è un prodotto unico nel suo genere perché ha qualità organolettiche diverse da tutti gli altri. La zona di Pachino in particolare, per le sue caratteristiche pedoclimatiche, favorisce l’eccellenza del Camone conferendo ai pomodori peculiarità ottimali di uniformità e costanza di gusto, colore e dimensione, oltre a una lunga shelf life. Solo pochissime zone particolarmente vocate come la nostra possono garantire un simile livello costante di qualità del prodotto”, racconta Salvatore Dell’Arte, presidente di Aurora, storica Soc. Agr. Coop O.P di Pachino (SR).

 

“Inoltre, noi di Aurora e le altre due organizzazioni che aderiscono al progetto di valorizzazione del Camone tuteliamo la Gdo e il consumatore finale con la totale tracciabilità e rintracciabilità della produzione dal seme allo scaffale, regolata da precisi manuali di coltivazione. Qualora non bastasse l’indicazione del produttore e del lotto sulle vaschette, occorrono pochi secondi per ricevere tutte le informazioni attraverso il QR code.”

 

“Il Camone da noi prodotto non è un pomodoro qualsiasi come quelli che si possono trovare sul mercato. iLcamone, quello vero è qualcosa di diverso per la sua shelf life, perché è coltivato seguendo un protocollo specifico e perché ha un sapore e una consistenza che si distinguono e si mantengono inalterati per 15 o 20 giorni dalla consegna al punto vendita”, aggiunge Salvatore Lotta, direttore commerciale Agricola Campidanese Soc. Coop. di Terralba (OR). “Quello che il consumatore non vede nel prodotto esposto in vendita con il marchio “iLcamone, quello vero” è che tutte e tre le organizzazioni coinvolte sono tenute ad adottare sistemi di coltivazione che seguono regole e tecniche precise a tutela della filiera e del consumatore”.

 

Ilcamone_Partners_new“Ciò significa – aggiunge Lotta – stare dentro un percorso di qualità molto restrittivo con controlli svolti da enti terzi. Per garantire la qualità finale del prodotto di prima scelta che si trova a scaffale che merita il nome Camone, nel rispetto del rigido manuale di produzione in termini anche di dimensione, aspetto, sapore, colore, dobbiamo sostenere costi molto elevati e sacrificare parte del raccolto. Questo sistema antepone la qualità alla quantità e comporta la vendita del prodotto ad un prezzo finale premium, più elevato rispetto al prodotto impropriamente chiamato Camone e spacciato per tale che spesso si trova nei punti di vendita e che turba il mercato. Non sono da sottovalutare gli investimenti poi per l’articolato sistema di comunicazione a supporto del prodotto per fare cultura e informazione al consumatore e alla Gdo”.

 

Solo i pomodori prodotti da noi produttori autorizzati possono essere chiamati Camone. I produttori che usano impropriamente il nome Camone per pomodori di una tipologia simile danneggiano la filiera innanzitutto perché danneggiano anche l’immagine della catena distributiva che si trova ad offrire qualità non omogenea e confondono il consumatore che non è in grado di riconoscere a occhio certe differenze e, di conseguenza, porta a casa prodotti che hanno caratteristiche di gusto e di deperibilità non paragonabili al vero Camone. Il rischio concreto è che il consumatore resti deluso e si disaffezioni al prodotto e al punto vendita” – spiega Salvatore Moncada, general manager di Moncada Soc. Agr. Coop. O.P. di Ispica (RG), da 60 anni specializzata nel pomodoro da mensa.

 

“In secondo luogo – aggiunge Moncada – la presenza dell’impropriamente chiamato Camone crea concorrenza sleale rispetto a noi che affrontiamo i costi per produrre qualità tracciabile, a scapito della quantità. Abbiamo creduto e investito denaro ed energia in un progetto che ha recuperato la qualità e i pregi del vero Camone dal seme al prodotto sul banco di vendita. L’imitazione del pomodoro Camone per il mondo ortofrutticolo italiano rappresenta un problema e dovrebbe esserlo anche per la grande distribuzione”, conclude Salvatore Moncada.

 

Copyright: Fruitbook Magazine

 





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