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                      In quali supermercati spendo meno? La classifica delle insegne in 65 città

                      Altroconsumo_indagine_supermercati_2024

                      L'indagine Altroconsumo sui supermercati è arrivata alla 35.esima edizione

                      Altroconsumo ha pubblicato la sua classifica annuale dei supermercati più convenienti, il risultato di un’indagine, svolta a marzo 2024, che ha coinvolto 65 città italiane e 1.140 punti vendita, con 1,4 milioni di prezzi rilevati. “Scegliere bene, sia i tipi di prodotti che l’insegna – scrive Altroconsumo – può far risparmiare molto, fino a 3.400 euro l’anno a una famiglia di quattro persone, prendendo i prodotti più economici nel supermercato meno caro dell’indagine, che è un Lidl. Il Trentino Alto-Adige è la regione più economica d’Italia dove fare la spesa

                      Dalla Redazione

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                      L’indagine Altroconsumo sui supermercati è arrivata alla 35.esima edizione

                      Tra il 4 e il 31 marzo 2024 i rilevatori di Altroconsumo hanno registrato 1,4 milioni di prezzi di 1.140 supermercati selezionati sulla base di criteri che ne garantiscono la rappresentatività sul territorio nazionale. Per ognuna delle 126 categorie di prodotto considerate – le più acquistate secondo l’Istat tra alimentari, prodotti per la cura della casa e della persona, cibo per animali – sono stati registrati i prezzi, promozioni incluse, di tutti i prodotti in vendita, ma solo se presenti a scaffale. Questo ci permette di ricostruire l’esperienza di acquisto, dato che l’indisponibilità di un prodotto potenzialmente conveniente limita le possibilità di risparmio.

                      Se l’anno scorso l’inflazione galoppava e avevamo rilevato prezzi in aumento anche del 18% in alcune catene, quest’anno c’è stato un rallentamento: si spende comunque molto di più di anni fa ma, rispetto al 2023, i prezzi delle singole insegne non sono saliti più del 3,3% “soltanto”, con alcune che li hanno anche ridotti. In media tra tutti i tipi di catena visitati i prezzi sono aumentati dell’1,2% (l’anno scorso la media era di ben il 12,6%): i super visitati sono quelli che hanno rincarato di più (+ 1,7%), seguono gli Iper (+ 1,6%) e i discount (+ 0,25%), che in alcuni casi hanno persino ribassato. L’anno scorso erano stati proprio i discount, invece, a segnare il picco con +15%.

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                      Altroconsumo: nel Sud fare la spesa costa di più

                      Differenze regionali: al Nord si spende meno

                      Quest’anno Altroconsumo ha calcolato anche la spesa annua per regione considerando la spesa media delle famiglie italiane al supermercato (Istat, 2023) e i prezzi rilevati in tutti i punti vendita visitati. Inoltre ha tenuto conto di quanto pesa la spesa sul reddito familiare annuo. Diverse Regioni più ricche, prevalentemente del Nord, sono anche quelle dove fare la spesa costa meno; e in varie aree più povere del Centro-Sud la spesa al supermercato pesa parecchio di più sul bilancio familiare. Nel dettaglio, il Trentino Alto-Adige è la regione più economica dell’indagine, seguita da Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Calabria e Toscana (spesa media annua a famiglia tra 6.600 e 6.900 euro).

                      Le più care (spesa media annua a famiglia di 7.100-7.700 euro) sono Valle d’Aosta in primis, dove si spende il 16% in più della regione più economica, Lazio (+10%), Umbria e Marche (+9%) ed Emilia-Romagna (+8%). Quanto al peso della spesa sul reddito delle famiglie, si va dal 12-14% nelle regioni con il reddito familiare annuo più alto (50-58mila euro), cioè Trentino-Alto Adige, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Piemonte e Lazio; al peso più alto, del 16-17%, nelle regioni con il reddito familiare annuo più basso (40-43mila euro), cioè Calabria, Molise, Basilicata, Sardegna e Sicilia. Quindi nelle Regioni più povere (tutte del Centro-Sud), si spende fino al 5% in più del proprio bilancio rispetto alle regioni più ricche.

                      Le città in cui si può risparmiare di più

                      Le differenze tra Nord e Centro-Sud emergono sia a livello regionale che nelle singole città: nelle località del Nord di solito è maggiore anche la possibilità di risparmio tra il punto vendita più caro e quello meno caro; tant’è che le prime dieci città per i risparmi possibili, eccetto Roma e Firenze, sono tutte settentrionali. Nella più conveniente da questo punto di vista, anche quest’anno Cremona, con un risparmiato del 25% nel negozio meno caro visitato rispetto a quello più caro: secondo le stime di Altroconsumo, sono 2 mila euro all’anno in meno per una famiglia che in media spende 7 mila euro al super (Istat, 2023).

                      Seguono, ma a grande distanza, Como, Roma, Verona e Milano con un risparmio intorno ai 1.300 euro annui (del 17-18%). Le città con i risparmi più bassi (0,2% e 0,9%, meno di 100 euro) sono Reggio Calabria e Catanzaro (ma c’è anche da considerare che, come in altre città, ci è stato concesso di rilevare i prezzi solo in pochi punti vendita); tra le peggiori anche Teramo, Napoli e Savona, con un risparmio possibile – tra il punto vendita più caro e quello meno caro visitato – inferiore al 3%, circa 200 euro. Nella rivista di settembre di Altroconsumo è possibile vedere la classifica dei supermercati più convenienti città per città (65 in tutto).

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                      Altroconsumo, la classifica dei supermercati per tipologia di spesa

                      Le insegne vincitrici per Altroconsumo

                      Veniamo quindi alle insegne vincitrici per Altroconsumo. Per la spesa mista vincono le insegne Famila Superstore e iN’s. Per la spesa che considera solo i prodotti più economici per avere il massimo risparmio a svettare è invece Lidl. Se invece prediligiamo una spesa fatta di prodotti di marca, a vincere è Bennet, gruppo diffuso soprattutto nel Nord-Ovest con negozi di grandi superfici. Infine, se siamo orientati soprattutto alla marca del distributore, la cosiddetta private label, a svettare è Carrefour (da questa classifica però sono esclusi i discount), insegna che però, assieme a Bennet, risulta essere in fondo alla classifica della “spesa mista”.

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