Incendio all’Ortomercato: arrestato un 59enne, si ipotizza un mandante
Dopo l’incendio del 20 marzo all’Ortomercato di Milano, è stato arrestato un mulettista 59enne. L’uomo è accusato di aver dato alle fiamme tre capannoni, ma non avrebbe un movente personale. Gli inquirenti ipotizzano che l’atto possa essere stato commissionato. Al vaglio anche contatti sospetti e un movimento di denaro effettuato poche ore dopo i fatti. Le indagini sono ancora in corso
Dalla Redazione
Le indagini sull’incendio che ha colpito l’Ortomercato di Milano nella notte del 20 marzo scorso hanno portato all’arresto di un uomo di 59 anni, dipendente di una cooperativa di facchinaggio operante all’interno del mercato. L’uomo è accusato di aver appiccato le fiamme che hanno distrutto tre capannoni, uno gestito da Maia Ortofrutta e due de L’Orto di Jack, per un totale di 2.790 metri quadrati di strutture danneggiate dalle fiamme. L’uomo attualmente si trova agli arresti domiciliari.
Incendio: l’ipotesi di un mandante
Le autorità, coordinate dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini e dalla pubblico ministero Maria Cristina Ria, stanno valutando l’ipotesi che l’incendio possa essere stato commissionato, come riporta Repubblica Milano. L’uomo, individuato nei filmati mentre si trovava a bordo di un muletto, non sembrerebbe infatti avere un movente personale per l’atto doloso. Le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso mentre scaricava bancali, li cospargeva di benzina e appiccava il fuoco.
Dopo l’incendio, i carabinieri hanno ascoltato gli imprenditori coinvolti, i quali hanno espresso sospetti reciproci, citando precedenti discussioni. Inoltre, sono emersi contatti telefonici tra il 59enne e il titolare di un’azienda ortofrutticola della provincia di Lecco nelle ore successive al rogo. Il cellulare di quest’ultimo è stato localizzato nell’area dell’Ortomercato mentre il mulettista era già rientrato a casa in provincia di Pavia. Gli inquirenti stanno indagando anche i contatti tra i due.
Movimenti di denaro sospetti
Un ulteriore elemento al vaglio degli inquirenti è l’emissione da parte del 59enne di un assegno circolare da 140 mila euro la mattina del 20 marzo, a poco più di 8 ore di distanza dall’incendio: somma che quattro giorni dopo è stata versata dalla moglie su un nuovo conto.
Le indagini proseguono quindi per chiarire eventuali responsabilità e accertare se l’incendio sia stato effettivamente commissionato.
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