Iran, la crisi dello stretto di Hormuz pesa anche sull’ortofrutta italiana
La guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz iniziano a pesare anche sull’agroalimentare italiano e sul commercio ortofrutticolo. Navi ferme e ordini cancellati mettono in difficoltà l’export di mele verso il Medio Oriente, mentre le organizzazioni agricole temono un nuovo shock energetico simile a quello provocato dalla guerra in Ucraina
Dalla Redazione
La guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz stanno iniziando a produrre effetti diretti sul commercio internazionale e sull’agroalimentare italiano. Le prime ripercussioni riguardano in particolare l’export di ortofrutta, mentre sul fronte agricolo cresce l’allarme per l’aumento dei costi energetici e per la disponibilità di fertilizzanti.
Le principali organizzazioni agricole – da Confagricoltura a Cia-Agricoltori Italiani fino a Coldiretti – segnalano criticità immediate sia sul piano commerciale sia su quello produttivo.
Ortofrutta: navi ferme e ordini cancellati
Secondo Confagricoltura, il conflitto in Iran sta già influenzando gli scambi commerciali di prodotti agricoli, soprattutto quelli freschi. La chiusura dello stretto di Hormuz sta creando tensioni su più fronti: dall’aumento dei costi dell’energia e del petrolio allo stop alle consegne già programmate, con conseguenze dirette per le imprese agricole esportatrici. “Ci sono grossi problemi per la frutta – spiega Michele Ponso, presidente della Federazione nazionale di prodotto Frutticoltura di Confagricoltura -, in particolare per quanto riguarda le mele. Ci sono navi cariche di prodotto che sono ferme e non possono arrivare a destinazione. Inoltre, sono già arrivate moltissime disdette di ordini per le prossime settimane”.
L’Italia è il secondo produttore europeo di mele, con 2,3 milioni di tonnellate, e il secondo Paese al mondo per export dopo la Cina, con 945 mila tonnellate esportate, pari al 12,2% del totale mondiale. Tra i mercati più rilevanti figura proprio il Medio Oriente. L’Arabia Saudita rappresenta il terzo mercato di sbocco per le mele italiane, con un valore di circa 70 milioni di euro dopo Germania e Spagna, mentre l’intera area mediorientale vale oltre 151 milioni di euro. “Si tratta quindi di una piazza importante – aggiunge Ponso – tanto più in un momento delicato per la campagna delle mele, in cui quasi la metà del nostro prodotto raccolto deve ancora essere venduta”.
IV gamma e logistica aerea in difficoltà
Le criticità non riguardano solo il trasporto marittimo. Anche il comparto della IV gamma registra problemi nei collegamenti con i mercati del Golfo. Secondo Confagricoltura, gli ordini diretti verso Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, sono stati annullati perché non ci sono aerei disponibili per le spedizioni. Nel frattempo, i costi energetici stanno già registrando un forte rialzo, con ricadute dirette sulle spese di gestione delle imprese agricole.
Energia: Cia e Coldiretti temono un nuovo shock dei costi
Alla preoccupazione per il blocco dei flussi commerciali si affianca l’allarme per i costi energetici. Il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, avverte che la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz rischiano di trascinare il Paese in una nuova crisi energetica legata alla dipendenza da materie prime strategiche come gas e petrolio. In particolare, sottolinea come stiano già tornando a salire i costi dell’energia e del gasolio agricolo, con effetti diretti sulla sostenibilità economica delle imprese. Cia chiede quindi misure straordinarie nel Dl Bollette a sostegno dei costi energetici agricoli e della transizione energetica nazionale.
Anche Coldiretti parla di rischio di un nuovo shock energetico per l’agroalimentare Made in Italy e per le famiglie italiane. Secondo l’organizzazione, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe replicare quanto già accaduto con la guerra in Ucraina, quando i prezzi dei principali fattori di produzione hanno registrato forti aumenti.
Fertilizzanti: l’allarme sulla dipendenza dalle rotte di Hormuz
Tra le criticità evidenziate dalle organizzazioni agricole c’è anche il tema dei fertilizzanti. Cia sottolinea come una quota rilevante di queste materie prime transiti proprio attraverso lo stretto di Hormuz, ribadendo la vulnerabilità del sistema agricolo europeo rispetto alle tensioni geopolitiche. Per questo l’organizzazione sollecita un intervento rapido a livello europeo, chiedendo piani strategici di stoccaggio e la sospensione del CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere applicato ai fertilizzanti, che rischierebbe di aggravare ulteriormente i rincari.
Il nodo riguarda soprattutto i fertilizzanti azotati. L’Europa importa infatti grandi quantità di ammoniaca, urea e nitrato ammonico dai Paesi del Golfo Persico che sfruttano il gas naturale come materia prima per la produzione. Gran parte di questi flussi commerciali passa proprio dallo stretto di Hormuz, rendendo la filiera particolarmente esposta alle tensioni internazionali, in un contesto già reso fragile dalla forte volatilità dei prezzi dopo l’invasione dell’Ucraina. In uno scenario di crisi, le produzioni più vulnerabili sarebbero quelle con maggiore dipendenza da fertilizzanti e input energetici, come cerealicoltura, ortofrutta in serra e allevamento intensivo.
Anche Coldiretti richiama l’attenzione sull’impatto dei costi dei fertilizzanti sul comparto agricolo, ricordando come i prezzi restino ancora sensibilmente più alti rispetto al periodo precedente alle recenti crisi internazionali, con aumenti che negli ultimi anni hanno raggiunto il +49%.
Copyright: Fruitbook Magazine





