Kiwi, al via la stagione. Gullino: “In calo i volumi, ma c’è ottimismo sui prezzi”
Si è aperta a metà settembre con la raccolta della varietà precoce Green Light la nuova campagna del kiwi di Gullino Group, da oltre 50 anni punto di riferimento per questo frutto, commercializzato in tutto il mondo. Il core business si concentra sul kiwi a polpa verde, ma l’azienda di Saluzzo (Cn) sta ampliando i propri orizzonti, anche nell’ottica di rispondere alle nuove sfide del comparto. “Va in questo senso l’accordo con Jingold per la messa a dimora dei primi 50 ettari della sua innovativa varietà a polpa gialla Jintao”, ci racconta il managing director Giovanni Gullino
di Carlotta Benini
Gullino Group, storica azienda piemontese specializzata nella frutta fresca, è una realtà di riferimento nel nostro Paese per la produzione di kiwi: da oltre 50 anni lo coltiva in modo sostenibile e lo esporta in tutto il mondo. Il core business è il kiwi a polpa verde, ma l’azienda di Saluzzo (Cuneo) si sta aprendo a nuovi orizzonti, per diversificare l’offerta e anche per fare fronte al generale calo dei volumi che riguarda in particolare la produzione di Hayward, minata dalla cosiddetta “moria”. Ne parliamo con Giovanni Gullino, managing director e titolare – insieme alla sorella Maria Carola – dell’azienda di famiglia.
Che prospettive ci sono per la nuova campagna del kiwi italiano?
Le prospettive sono difficili in questo momento da decifrare. Da parte nostra c’è ottimismo su quello che sarà il valore al chilo del prodotto, mentre sul fronte dei volumi ormai c’è un pessimismo generalizzato. Le stime le lasciamo a chi fa i pronostici, ma è sotto gli occhi di tutti il calo progressivo del kiwi Hayward, che ha sempre rappresentato per l’Italia uno dei frutti di maggiore importanza, specie per il Piemonte e il Lazio, ma senza dimenticare l’Emilia Romagna e il Veneto.
Continuano dunque a contrarsi i volumi, ma ci sono buone aspettative sui prezzi?
La batteriosi in prima istanza e la moria in seconda stanno progressivamente diminuendo la produzione italiana di kiwi: anche le nostre rese per ettaro sono diminuite drasticamente. Tuttavia, a fronte di un calo dei volumi, assistiamo a un generale aumento del livello qualitativo: ci si concentra infatti maggiormente sul calibro, sulla raccolta al giusto grado di maturazione, che aiuta a migliorare la qualità organolettica dei frutti. Quindi sì, manca il prodotto ma la qualità è migliore: da qui un maggiore ottimismo sul fronte dei prezzi.
In quali areali viene coltivato il vostro kiwi?
Abbiamo aziende di proprietà in Piemonte e a Latina, nel Lazio, dove operiamo in modo diretto. Inoltre storicamente acquistiamo prodotto da tutta Italia, concentrandoci negli ultimi anni principalmente in queste due regioni appena citate, mentre fino a 10-15 anni fa anche il Veneto, ad esempio, rappresentava per noi un grande serbatoio di kiwi.
Che varietà producete?
Storicamente la nostra produzione si concentra sul kiwi a polpa verde. Oltre all’Hayward, che rappresenta il nostro core business, abbiamo una produzione minore di Green Light, un kiwi verde precoce derivato da una mutazione gemmaria di Hayward, che matura un mese e mezzo prima. Lo stiamo già lavorando e confezionando: la raccolta infatti è iniziata il 15 settembre e terminerà nei prossimi giorni. A novembre invece inizierà la raccolta dell’Hayward. Nel mezzo, dalla prima settimana di ottobre, raccogliamo il kiwi a polpa gialla, di cui abbiamo una produzione che conferiamo interamente a Zespri, tramite un’azienda terza, una cooperativa che ha un contratto in essere con la multinazionale neozelandese.
Non solo kiwi verde, dunque.
Abbiamo 330 ettari di kiwi: per gestire al meglio tutta la produzione abbiamo investito nell’ampliamento del calendario di raccolta, affinché si spalmasse su tre mesi. È un modo anche per diversificare l’offerta, specie in considerazione delle ormai note problematiche che riguardano oggi l’Hayward. Va in questo senso l’accordo recentemente stipulato con Jingold, per la messa a dimora dei primi 50 ettari della sua innovativa varietà a polpa gialla Jintao.
Cosa prevede nel dettaglio l’accordo?
Coinvolgerà sia i nostri produttori del Cuneese che le aziende di Latina di nostra proprietà e darà lavoro anche alla struttura logistica, confezionatrice e commerciale che abbiamo nei nostri magazzini. Il contratto stipulato con Jingold, infatti, prevede che, al raggiungimento di volumi significativi, il prodotto venga lavorato nel nostro stabilimento di Manta (Cn), dotato di tecnologie di ultima generazione per la lavorazione e il confezionamento dei frutti.
Quando entreranno in produzione i primi impianti di Jintao?
I primi frutti si avranno fra due/tre anni. Patiamo con una base di 50 ettari, con la prospettiva di implementare in futuro questa nuova partnership e aumentare ulteriormente le superfici destinate al kiwi giallo di Jingold.
Avete, come altre aziende italiane, investimenti in produzione e/o magazzini di confezionamento anche in altri Paesi produttori, come la Grecia?
No, non abbiamo aziende all’estero. La nostra mission vede al centro la frutta italiana. Da sempre intendiamo valorizzare la forte valenza del made in Italy, promuovere una produzione agricola sostenibile e innovativa, che ha alle spalle un know how pluridecennale, quasi secolare, e che è un marchio di qualità in tutto il mondo.
Parlando di sostenibilità, la vostra azienda è storicamente vocata al biologico: che quota rappresenta nel kiwi?
Il 50% del nostro kiwi è biologico. Purtroppo però il prodotto viene spesso “declassato” a convenzionale, perché il mondo del bio non risponde sempre in modo adeguato. È un peccato, perché parliamo di un frutto che ha le stesse caratteristiche organolettiche ed estetiche del kiwi convenzionale, ma con il plus di essere stato coltivato in modo più naturale. Sarebbe bello se aumentasse, in futuro, la richiesta del prodotto biologico.
Gli ultimi dati sui consumi di ortofrutta bio, però, sembrano incoraggianti. Si parla di una timida ripresa…
Sì, c’è una piccola rialzata di testa del bio, lo confermo, ma resta un fenomeno ridotto. È un processo lento e al momento questi piccoli aumenti che anche noi riscontriamo nella domanda non sono così significativi da cambiare un’economia aziendale.
Quali son i mercati di riferimento del kiwi Gullino?
Esportiamo in buona parte dell’Europa, nel Regno Unito e anche oltremare: nel corso degli anni abbiamo toccato un po’ tutte le destinazioni, dal nord al centro e sud America, dal Medio Oriente all’India. Il Taiwan oggi è un mercato molto interessante, Hong Kong pure, anche se lo presidiamo di meno. Anche il Canada è un paese strategico per l’export dei nostri kiwi, tuttavia oggi ci entriamo poco, in questo mercato. In generale comunque il nostro business si concentra all’estero. Siamo vicini al porto di Genova e lontani, al contrario, dalle piattaforme logistiche più attive in Italia: per questo abbiamo sempre puntato sull’export.
Quali sono invece i canali di riferimento?
Ci rivolgiamo prevalentemente alla grande distribuzione, sia in Europa che oltremare, e in misura minore ai mercati tradizionali. Sul mercato cerchiamo di gestire in modo equilibrato la presenza dei nostri marchi, fornendo sia prodotto con il brand Gullino che kiwi per le private label delle varie insegne partner.
Un’ultima curiosità: avete mai lavorato o pensate di lavorare con il kiwi a polpa rossa?
Il kiwi rosso lo abbiamo testato con diverse organizzazioni, tuttavia ancora non abbiamo trovato il prodotto giusto, che ci soddisfi sia in termini di caratteristiche intrinseche che di produttività.
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