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            La MDD vale più di 10 miliardi. A Marca spunti (e provocazioni) dai big della Gdo

            Nel 2017 la Marca del Distributore supera per la prima volta i 10 miliardi di ricavi nel largo consumo confezionato e raggiunge una quota di mercato del 18,7%. Inoltre rappresenta il made in Italy, poiché la Gdo alimentare si avvale di copacker al 91,5% italiani. Sono questi i dati che emergono dal convegno di apertura di Marca, organizzato da Adm in collaborazione con BolognaFiere. Mercoledì 17 gennaio sono stati analizzati i trend di un settore strategico per l’economia italiana, motore dell’occupazione, “ma in cui devono vigere regole uguali per tutti”, parlando di canali distributivi. Nella tavola rotonda finale con la Gdo, che ha visto protagonisti Marco Pedroni (Coop), Francesco Pugliese (Conad) e Maniele Tasca (Selex), sono emersi spunti sul settore e un tocco di provocazione. A lanciare la frecciatina finale è l’Ad di Conad: “I politici, che non fanno la spesa al supermercato, ci consultino prima di fare leggi che creano subbuglio, come quella sui sacchetti compostabili”

             

            di Carlotta Benini

             

            “Cosa è stato detto oggi, in sintesi? Che l’industria del commercio è sana è dà valore al sistema Paese. Crea occupazione, è motore dello sviluppo sociale. Ma, come ha ribadito il collega Francesco Pugliese, ci vogliono delle normative che disciplinino tutti alla stessa maniera, settore fisico e canale virtuale. Quindi bene l’avvento di Amazon, accogliamo il confronto come uno stimolo, ma le regole devono essere uguali per tutti”. Con queste parole Giorgio Santambrogio, presidente di Adm e Ad del Gruppo VéGé ha chiuso i lavori del convegno “La Marca del Distributore: Il valore e il ruolo per il sistema-Paese” che mercoledì 17 gennaio ha inaugurato a BolognaFiere la 14esima edizione di Marca, la fiera dedicata alla private label in programma fino al 18 gennaio.

             

            Nel 2017 la Marca del Distributore (MDD), sempre più vero e proprio brand che risponde ai bisogni dei consumatori al pari dell’industria di marca, registra importanti traguardi: è la prima volta che supera in Italia nel largo consumo confezionato i 10 miliardi di ricavi, peraltro con un trend di crescita costante. Nel carrello della spesa degli Italiani aumentano i prodotti MDD, raggiungendo una quota di mercato del 18,7%. Nel 2017 ha fatto registrare un aumento di 266 milioni di euro. La private label continua a fare leva sull’innovazione e a crescere perché è riuscita a soddisfare le esigenze e la sensibilità degli italiani, sempre più attenti ad abitudini alimentari orientate a principi di salute e benessere. Oggi, infatti, fanno la differenza tutti quei prodotti che fanno parte del biologico e della IV gamma. Inoltre la MDD rappresenta il made in Italy, poiché la Gdo alimentare si avvale di copacker al 91,5% italiani, in particolar modo Pmi.

             

            Questi i dati principali che sono emersi dal convegno di mercoledì 17 gennaio, introdotto dal presidente di BolognaFiere, Gianpiero Calzolari. “In questi anni – sottolinea il presidente – abbiamo assistito a un profondo mutamento dei prodotti a marchio del distributore che, oggi, si esprimono in tipologie estremamente articolate, rispondendo alle esigenze di consumatori sempre più informati e attenti. Il biologico, le linee funzionali, le eccellenze territoriali enogastronomiche, l’attenzione alla qualità, sono alcune delle caratteristiche che determinano il successo del made in Italy nel mondo”.

             

            Al convegno di apertura di Marca, realizzato con il contributo di The European House – Ambrosetti, è stato ribadito come la MDD rappresenti un settore strategico per l’economia italiana, capace di generare oltre 200 mila occupati lungo la filiera, “18% dei quali sono under 30 anni (+50% rispetto alla percentuale media italiana) e il 62% di sesso femminile (+48% rispetto alla percentuale media italiana)”, spiega Valerio De Molli, managing partner & Ceo di The European House – Ambrosetti.

             

            “Si può dire – continua Santambrogio, riassumendo i temi affrontati durante il convegno – che la MDD è protagonista di un grande dinamismo, passando da outsider a supporto della marginalità delle insegne a vero e proprio brand che va incontro alle nuove esigenze dei clienti e fa leva sull’innovazione. La MDD è anche un ottimo strumento per portare all’estero il prodotto italiano. L’industria della distribuzione, dal canto suo, con il suo indotto, vale il 7% di valore aggiunto del Pil e il 9% rispetto all’occupazione, a livello nazionale. Sintetizzando, la distribuzione è diventata una vera e propria industria del commercio e, parallelamente, quella che era definita private label è diventata MDD”.

             

            Nel convegno si sono affrontati anche i mega-trend che impatteranno sul mondo del business, del commercio e sulla società nei prossimi 10 anni: tema, questo, affrontato da Gerd Leonhard, Ceo di The Futures Agency. In estrema sintesi, lo scenario che si prospetta è fatto di cambiamenti profondi dove molte professioni spariranno e altre dovranno essere inventate.

             

            Il convegno si è chiuso con un momento clou dedicato ai big della grande distribuzione italiana, che si sono confrontati in una tavola rotonda moderata da Gianni Riotta, editorialista de La Stampa. “La marca del distributore rappresenta un grande potenziale per la nostra economia. Intercetta tante imprese medio-piccole, che sono i nostri fornitori copacker, con cui abbiamo costruito un sistema virtuoso e che hanno la possibilità di crescere, all’interno di questo sistema. – esordisce Marco Pedroni, presidente di Coop Italia – Per noi la private label è una vera e propria marca, molto presente anche in nuovi segmenti strategici come i prodotti funzionali, salutistici e free from”. Grande potenziale, quindi, e grandi possibilità di crescita. “Ma potremmo fare di più: pensiamo ad esempio che la quota di mercato della MDD, in Spagna, è del 40%, mentre in Italia si attesta solo al 18%”, aggiunge il presidente di Coop.

             

            “Frammentazione e segmentazione dell’offerta: queste sono le parole chiave per crescere di più. – gli fa eco Maniele Tasca, direttore generale di Selex – La Gdo deve essere in grado di fare una proposta distributiva più segmentata e più specifica, a seconda dei target di riferimento ma anche dei diversi territori in cui si vanno a sviluppare i vari format. Siamo costretti, anche non volendo, ad essere capaci di gestire questa complessità. Ma c’è un ritorno: se guardiamo alla MDD, questa è cresciuta negli ultimi anni proprio grazie alla sua capacità di segmentazione, di intercettazione di nicchie di mercato, che è riuscita a raggiungere battendo in velocità la marca commerciale”.

             

            A tirare le fila della tavola rotonda, con una nota di provocazione nei confronti delle istituzioni, è stato Francesco Pugliese. “Il nostro, si è detto, è un sistema complesso. – dichiara l’amministratore delegato di Conad – Se alla complessità territoriale aggiungiamo quella normativa, che non disciplina tutti (canale fisico e virtuale) allo stesso modo, la situazione diventa complicata”. “I politici che non vanno a fare la spesa al supermercato, e che non hanno il polso della situazione su quello che pensano gli italiani, ci chiamino prima di fare le leggi. – chiosa – Eviterebbero di creare sconvolgimenti come quelli sollevati dalla vicenda dei sacchetti compostabili, ad esempio. Sconvolgimenti che hanno distolto l’attenzione degli italiani da quelli che sono i veri rincari che impattano sull’economia domestica: l’energia, il gas, le autostrade, che incidono 20, anche 40 volte di più”.

             

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