Maltempo, grandine devasta i frutteti ( non solo) dell’Alto Ferrarese
Cocomeri distrutti dalla grandine nell'Alto Ferrarese
Chicchi di grandine come proiettili, caduti sui frutteti e non solo a una velocità incredibile e con un’intensità che non si vedeva da molti anni. Questa la fotografia della campagna ferrarese dopo l’ennesima, violenta ondata di maltempo che ha colpito duramente l’Alto Ferrarese nel weekend del 17-19 luglio
Dalla Redazione
Una tempesta di gradine di eccezionale intensità, caduta nei frutteti (e non solo) pochi giorni dopo l’evento estremo del 15 luglio, che ha colpito un’ampia area dell’Alto Ferrarese: Serravalle, Sant’Apollinare, Contane, Jolanda di Savoia, Codigoro, Pontelangorino e Mezzogoro. Cocomeri e frutta pronta per la raccolta spazzati via in pochi minuti, ma anche mais, soia, sorgo e riso sono stati colpiti con violenza incredibile.
Una situazione gravissima, come ha spiegato il presidente di Cia Ferrara, Massimo Piva: “Non ci sono più parole per commentare l’ennesimo evento catastrofico che si è abbattuto sul nostro territorio nel giro di pochi giorni. Cocomeri in campo, frutta pronta per la raccolta, ma anche mais, soia, sorgo e riso sono stati bersagliati da chicchi di grandine grossi e fittissimi che hanno addirittura provocato buchi nel terreno”.
La grandine nei frutteti e l’impatto psicologico
“È un momento estremamente difficile per le nostre imprese – aggiunge Massimo Piva -: siamo sopraffatti da un clima che non solo è diventato imprevedibile, ma che impedisce alle aziende e ai frutteti di sopravvivere. In queste occasioni spesso non si valuta anche l’impatto psicologico e il profondo sconforto: vedere mesi di lavoro andare in fumo in pochi minuti è sempre stata una variabile del nostro mestiere, ma se ciò accade ormai costantemente, e con fenomeni così violenti a pochi giorni di distanza, sorge spontanea la domanda: “Ma chi me lo fa fare?“.
“In questo interrogativo risiede il futuro della nostra economia agricola perché se la risposta sarà la chiusura delle attività, non perderemo solo un’azienda, ma il cibo di qualità del nostro territorio che non verrà più prodotto. Per questo motivo, come abbiamo ribadito più volte, il tempo è ormai scaduto. Occorrono – conclude Piva – risorse straordinarie per risarcire le aziende in modo immediato e sono necessarie misure strutturali, incluso un diverso approccio al sistema assicurativo, per permettere alla nostra agricoltura di continuare a produrre in condizioni che sono diventate ormai di perenne straordinarietà”.
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