Mense scolastiche, arriva il manifesto per cibo sano e fresco: stop agli ultra-formulati
Nasce il Manifesto di Coldiretti, Filiera Italia e pediatri per migliorare la qualità delle mense scolastiche. Coinvolti 1,9 milioni di alunni, con focus sui primi tre anni di vita. Le famiglie chiedono più prodotti freschi, locali e di stagione e lo stop ai cibi ultra-formulati nei menu
Dalla Redazione
Le scelte alimentari nei primissimi anni di vita possono incidere in modo decisivo sulla salute futura. È nella finestra tra 0 e 3 anni, in particolare, che si costruiscono abitudini destinate a incidere sulla prevenzione di molte patologie, oltre che sul rapporto con il cibo e sulla qualità della crescita. Un tema che chiama in causa non solo le famiglie, ma anche scuola, istituzioni e filiera agroalimentare, soprattutto considerando il ruolo sempre più centrale della ristorazione collettiva.
Non a caso cresce anche la consapevolezza delle famiglie: oltre un italiano su otto, infatti, chiede menu basati su prodotti locali freschi e stagionali ed è favorevole a vietare i cibi ultra-formulati nelle mense scolastiche. In questo scenario nasce il Manifesto per l’educazione alimentare negli asili e nelle scuole promosso da Coldiretti, Filiera Italia e Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp).
Un manifesto per 1,9 milioni di studenti
Oggi sono 1,9 milioni gli alunni che mangiano a scuola, di cui circa 900 mila negli asili, rivela Coldiretti. Il Manifesto nasce con l’obiettivo di promuovere abitudini alimentari corrette e tutelare la salute dei bambini, “in particolare nei primi mille giorni di vita, cruciali per il loro sviluppo futuro”.
I primi mille giorni di vita e la prevenzione in cinque punti
“Le abitudini alimentari che si formano tra 0 e 3 anni – sottolinea Coldiretti – possono influenzare in modo determinante la prevenzione di molte patologie e il Manifesto è un impegno concreto in cinque punti, per restituire alle nuove generazioni il diritto al cibo buono, naturale, giusto, sicuro e garantito”.
Il primo è una strategia nazionale contro l’obesità infantile con piano condiviso tra Ministeri, Regioni e scuole, supportato da Coldiretti e Fimp per filiere sane dai primi mille giorni di vita. Serve poi un patto educativo tra scuola, famiglie, pediatri e agricoltori per modelli alimentari sostenibili. Cibo a km zero nelle mense scolastiche e nidi, valorizzando filiere italiane contro la logica del risparmio. Contrasto ai junk food dentro ai distributori nelle scuole e negli edifici pubblici, che vanno sostituiti da prodotti freschi locali attraverso una nuova normativa. Programmi di educazione alimentare nei curricula dagli asili, con mense come luoghi di apprendimento anche per le famiglie.
Le famiglie: “no a cibi ultra formulati e più qualità”
Un indirizzo che va incontro in primis alle richieste delle famiglie. Secondo l’ultimo Rapporto Censis/Coldiretti, l’86% degli italiani ritiene che nelle mense collettive occorrerebbe utilizzare principalmente prodotti locali freschi e di stagione e una percentuale analoga (l’83%) condivide la scelta di vietare nelle mense scolastiche – addirittura per legge – i cibi cosiddetti ultra-formulati, sull’esempio di quanto fatto in California.
La qualità del cibo nei menu scolastici viene peraltro promossa a pieni voti solo da un genitore su 3 (34%) tra coloro che esprimono un’opinione, mentre per il 46% raggiunge la sufficienza. Ma il restante 20% la boccia.
Coldiretti: filiere sane e trasparenza
“Produrre cibo sano e sostenibile per tutelare la salute dei cittadini consumatori, a partire dalle fasce più giovani della popolazione, è inciso da sempre nel Dna degli agricoltori della Coldiretti – ha sottolineato Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, alla presentazione del manifesto –. È da qui che muovono tutte le nostre battaglie, dalla trasparenza in etichetta all’affermazione del principio di reciprocità”.
“Vogliamo costruire un futuro più sano per i nostri figli, partendo dall’educazione al cibo – ha aggiunto il presidente Ettore Prandini -. Un’alimentazione consapevole è la prima forma di prevenzione e rispetto per la salute, l’ambiente e l’economia agricola del Paese”. L’obiettivo è una ristorazione scolastica di qualità, “con cibo a km zero, stop al junk food e programmi educativi fin dai primi anni di vita”.
Le mense come leva educativa
Dal punto di vista scientifico, il tema è ancora più delicato. “Il bambino non è un piccolo adulto: nei primi anni di vita l’organismo è molto più vulnerabile ai contaminanti presenti negli alimenti”, spiega Ruggiero Francavilla, professore ordinario di Pediatria dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro -. La letteratura scientifica evidenzia come l’esposizione precoce a sostanze chimiche possa incidere, ad esempio, sul neurosviluppo”, con effetti misurabili anche sul quoziente intellettivo.
Per i pediatri, la ristorazione scolastica è uno strumento centrale. “Le mense devono diventare strumenti educativi, valorizzando la qualità rispetto al mero risparmio economico”, afferma Luigi Nigri, vicepresidente nazionale FIMP.
Dello stesso avviso anche Antonio D’Avino, Presidente Nazionale FIMP, e Luigi Cimmino Caserta, responsabile affari istituzionali NewPrinces-Plasmon, che sottolineano anche il ruolo della dieta mediterranea come modello di riferimento per una corretta alimentazione fin dalla prima infanzia, insieme alla valorizzazione delle filiere italiane e delle materie prime di qualità, come leva per accompagnare i più piccoli verso abitudini sane e consapevoli.
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